Per sottrarre denaro da un conto corrente non è sempre necessario clonare un bancomat o rubare una password. Spesso è sufficiente persuadere il titolare a inviare lui stesso il bonifico. Una telefonata di un falso operatore bancario, l’allarme per un accesso sospetto, l’invito a trasferire i risparmi su un altro conto più sicuro. Così la vittima finisce per autorizzare il pagamento da solo.
Un correntista potrebbe ricevere una telefonata da un presunto addetto alla sicurezza della sua banca che lo avverte di aver rilevato un tentativo sospetto di accesso al suo conto. Per questioni di sicurezza, l’addetto fasullo invita il correntista a trasferire tutto il suo denaro su un altro conto corrente. Ecco che l’inganno è compiuto.
Nonostante i controlli predisposti dalla banca siano efficaci e gli istituti abbiano alzato le difese contro le frodi e gli inganni, se è il correntista stesso a predisporre l’operazione, il denaro finisce comunque nelle tasche dei truffatori.
È il meccanismo della «manipolazione del pagatore», oggi diventato la principale tipologia di frode sui bonifici. Secondo un rapporto di Banca d’Italia pubblicato nel luglio 2026, tra luglio e dicembre 2025 i bonifici fraudolenti effettuati tramite le banche hanno raggiunto un valore complessivo di 88,7 milioni di euro. Nel 58% delle operazioni è stata la vittima stessa a eseguire il bonifico, convinta dai criminali. Queste operazioni rappresentano il 72% del denaro trasferito con bonifici truffa: circa 64 milioni di euro.
I casi
«Nel caso in cui la vittima della frode si sia fatta incantare dal truffatore e abbia eseguito in prima persona l’operazione, via web o in filiale, la responsabilità è esclusivamente del pagatore. La banca non può rispondere in questi casi e la normativa attuale non protegge il correntista», spiega a Moneta Emanuele Lucchini Guastalla, professore ordinario di diritto privato del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università Bocconi.
Questo è uno dei limiti imputabili ai sicurezza informatici: a volte non basta verificare l’identità di chi sta autorizzando il pagamento per assicurare la correttezza dell’operazione. Dal 2025 le banche sono tenute a controllare, per bonifici sia ordinari che istantanei, la corrispondenza tra il nome del beneficiario e l’Iban indicato, mettendo in guardia e dando la possibilità al cliente di annullare l’operazione nel caso in cui questi non coincidano.
Un controllo necessario, ma che non scongiura il pericolo di truffa, dal momento che la corrispondenza tra nome e conto non garantisce che la richiesta di pagamento sia legittima e non il frutto di un raggiro. Il problema è cadere nella trappola: una volta dentro è praticamente impossibile per il cliente riuscire a recuperare il denaro sottratto. Secondo Bankitalia, il 92% del valore delle perdite da frode sui bonifici rimane a carico dei clienti. «La frode diventa particolarmente insidiosa quando il cliente viene ingannato attraverso lo spoofing, una tecnica che consente ai truffatori di far apparire una chiamata come proveniente dal numero della banca o di inserirsi, in alcuni casi, nelle comunicazioni con il cliente. La vittima, convinta di parlare con un operatore autorizzato, viene così indotta a effettuare un pagamento. In queste situazioni la responsabilità tende a essere ripartita tra il cliente, caduto nel raggiro, e la banca, che non è riuscita a proteggerlo dalla frode», prosegue il professore.
«Esiste poi un terzo scenario, in cui il truffatore contatta il cliente attraverso canali che non sembrano riconducibili alla banca, senza utilizzare numeri di telefono o chat che ne imitino quelli ufficiali. Se il cliente cade comunque nel raggiro, la responsabilità tende a ricadere su di lui. Quando la frode presenta segnali di allarme evidenti la banca può essere esonerata dalla responsabilità».
Responsabilità
Il rimborso dipende quindi dalla modalità con cui la frode è stata messa in atto, ma il fatto che il cliente disponga autonomamente l’autorizzazione a procedere col trasferimento del denaro fa sì che sia molto difficile riuscire a recuperare il denaro. Le regole europee stanno considerando, attraverso una fase di revisione, proprio queste nuove forme di inganno. Nel 2025 Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla riforma dei servizi di pagamento, in modo da contrastare anche le frodi in cui i criminali si fingono operatori dell’intermediario. L’intesa prevede la condivisione delle informazioni sulle frodi e responsabilità per i prestatori che non rispettano determinati obblighi di prevenzione. La riforma riconosce una tutela specifica alle vittime delle frodi basate sull’impersonificazione della banca, anche se hanno materialmente disposto il bonifico. «La normativa potrebbe cambiare in futuro per fornire una maggiore protezione del cliente, in accordo con la visione europea della tutela dei clienti», conclude il professore.
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