Più rigore che spesa. Alla domanda se la manovra sarebbe stata più vicina a Bismarck, simbolo della disciplina dei conti, o al Vangelo, cioè alla generosità della spesa sociale, Giancarlo Giorgetti ha risposto senza esitare: «Temo più Bismarck». Ma dal Forum Moneta il ministro dell’Economia ha consegnato soprattutto la radiografia di un Paese che, pur in un quadro internazionale difficile, tiene: conti in ordine, credibilità sui mercati, famiglie tornate a fidarsi dello Stato. È la cornice dentro cui nasce la legge di Bilancio da 26 miliardi approvata dal Consiglio dei ministri.
La legge elettorale
«Quello che si percepisce su mercati e ambienti finanziari è che l’Italia è un Paese stabile», ha spiegato Giorgetti, che alle agenzie ha illustrato anche la nuova legge elettorale, «congegnata per dare stabilità». Di qui la fiducia in vista del giudizio di S&P atteso il 13 novembre: «Penso che il rating potrà essere confermato, il sogno è un altro che non dico, sono anche realista, purtroppo la crisi in Medio Oriente non ci aiuta». La disciplina non è vissuta come un freno ma come un patrimonio. Il riferimento è alle «regole europee che noi continuiamo a rispettare, siamo uno dei pochi Paesi che le rispettano puntualmente, questo potrebbe essere giudicato da qualcuno un difetto, io lo ritengo un pregio», ha rivendicato in conferenza stampa dopo il cdm. E proprio dentro quelle regole è arrivata la flessibilità sulla clausola nazionale per l’energia: la trattativa con Bruxelles «è andata molto bene» e la Nec energia, ha detto, «è stato un grande successo politico e diplomatico di questo governo in cui in pochi scommettevano fino a pochi mesi fa». L’obiettivo resta quello di «continuare a garantire la sicurezza della finanza pubblica italiana in un contesto non favorevole in nessun punto di vista».
Il Btp Valore
Il segnale più concreto di questa credibilità arriva dalle famiglie. Le ultime due emissioni del Btp Valore hanno raccolto oltre 16 miliardi e il ritorno dei piccoli risparmiatori tra i sottoscrittori del debito pubblico è, per Giorgetti, «uno dei successi di cui vado più orgoglioso e fiero». Un obiettivo indicato fin dalla prima audizione parlamentare: «Il fatto che gli italiani abbiano fiducia nel governo e gli prestino i loro risparmi è il termometro, la prova di questo ritrovato rapporto». Un capitale che va custodito, perché la fiducia «si costruisce con fatica, ma si perde molto velocemente». La legge di Bilancio, ha sintetizzato il ministro, «è seria» e «conferma il lavoro che abbiamo fatto in questi anni per rafforzare il rapporto di fiducia dei risparmiatori italiani, lo conferma il successo del Btp Valore».
Le misure per il ceto medio
Dentro questo perimetro si collocano le misure. Per il ceto medio, su cui «abbiamo, non solo in Italia, un problema», l’aliquota Irpef del 33% viene estesa ai redditi fino a 55mila euro. Le nuove generazioni sono il filo conduttore: «Dobbiamo creare le condizioni perché i giovani abbiano non solo voglia di lavorare ma il coraggio di intraprendere», ha detto Giorgetti. La misura per gli under 30 anticipata al Forum prende la forma di un’imposta sostitutiva dell’1% sugli incrementi di reddito dei giovani lavoratori dipendenti, insieme al tetto dei fringe benefit esentasse portato a 2mila euro per gli under 30 e alla maggiorazione della deduzione per chi assume, che sale al 40% per gli under 36 e all’80% per le madri lavoratrici. Per le partite Iva la soglia del forfettario passa da 85 a 100mila euro.
Il mattone
Sul fronte casa, la cedolare secca sul canone concordato scende dal 10 al 5% e all’1% per gli inquilini fino a 35 anni, ed è estesa agli immobili commerciali. Alle famiglie vanno il bonus mamme reso strutturale, un mese in più di congedo parentale all’80% e un fondo per la natalità che apre a ogni nuovo nato una posizione di risparmio con 100 euro l’anno dallo Stato fino alla maggiore età. Il Fondo sanitario cresce di 3,4 miliardi fino a 146,3, gli over 75 con pensione fino a 28mila euro avranno un buono da 300 euro per le spese sanitarie e 850 milioni rafforzano la flessibilità in uscita. Alla Zes unica vanno 2,4 miliardi, mentre la Nec energia (la National Escape Clause, clausola di salvaguardia nazionale) ha spiegato il ministro, finanzia l’efficientamento di «ospedali, università, impianti sportivi», l’Energy Release per le imprese e la mobilità ferroviaria. Le coperture arrivano in prevalenza dall’attivazione delle clausole, per circa 12 miliardi, dal contributo del settore finanziario, dai giochi, dall’energia e dai risparmi chiesti a ministeri e Presidenza del Consiglio.
Gli economisti
Gli economisti intervenuti al Forum Moneta hanno descritto un’Italia con margini di miglioramento, ma tutt’altro che immobile. Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato che il sistema produttivo ha retto il rincaro dell’energia meglio del previsto, grazie a una dipendenza dall’estero scesa in dieci anni dall’85% a poco più del 70%, e che la produttività nel manifatturiero è aumentata. La crescita è attesa allo 0,9% quest’anno e su livelli analoghi, «un decimo in più o in meno», nel prossimo. Restano da sostenere i salari, perché «siamo l’unico tra i Paesi Ocse a non aver recuperato in termini reali i livelli pre-pandemia», e la ricetta è orientare il Fondo centrale di garanzia per le Pmi verso i progetti che fanno salire la produttività e verso i «settori ad alto valore aggiunto».
Philipp Hildebrand, vicepresidente di BlackRock, ha ricordato che l’Italia è tornata all’avanzo primario «già nel 2024», a differenza di un altro grande Paese europeo (ovvero la Francia), e che la canalizzazione del risparmio verso gli investimenti «sta avvenendo» con i giovani sempre più orientati a diventare «investitori e non solo risparmiatori». In Paesi come Spagna e Germania, ha osservato, i piani di accumulo in Etf «stanno decollando»: le nuove generazioni hanno capito che non possono affidarsi solo allo Stato «in un momento in cui i margini di bilancio sono ridotti».
Anche le voci più esigenti indicano spazi su cui lavorare. Per Veronica De Romanis, docente di Politica economica europea alla Luiss, «non è vero che la coperta è corta»: si tratta di «scegliere a chi dare e scegliere a chi togliere», a partire dai circa 108 miliardi di deduzioni e detrazioni. Il Paese ha già dimostrato di poter correre. «Sono tre anni, tre anni, che siamo cresciuti più della media europea», ha rimarcato. Ma la lezione è che «non vuol dire che più spendi, più cresci» e «normalmente si spende quando si sta male e si risparmia quando si sta bene».
Davide Serra, ceo di Algebris, invita a leggere il debito con la lente della demografia e a liberare il risparmio previdenziale: su 65 anni, tra un rendimento del 3% e uno del 7% il capitale finale è più di dieci volte superiore. E il mercato, ricorda, ha già premiato con circa 30 miliardi di capitalizzazione Bending Spoons, cresciuta grazie agli investitori privati e non a fondi pensione e casse. La strada, insomma, c’è. E l’Italia ha già cominciato a percorrerla.
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