Gentile redazione di Moneta, ho appena dismesso tutti i miei investimenti azionari, che pesavano per circa il 30% del mio patrimonio complessivo, la restante parte è composta da Btp a media-lunga scadenza (tra il 2029 e il 2037), quasi tutti in perdita. Visto l’aumento dei rendimenti pensavo di reinvestire la cifra sempre in titoli di Stato. O è meglio un conto deposito?
Francesco Bennati
Gentile Lettore,
Le risponde Alessandro Pedone, consulente finanziario indipendente e fondatore di Omney SCF. Prima di scegliere fra titoli di Stato e conto deposito è importante guardare il patrimonio nel suo insieme: dopo la vendita delle azioni tutto il suo portafoglio dipende interamente dai tassi italiani, e uscire del tutto dalla Borsa è una scelta che, se non nasce da un bisogno preciso, rivaluterei con attenzione. Quanto ai numeri, il Btp decennale rende il 4,4% circa, il Bot annuale collocato il 9 ottobre ha reso il 3,18% lordo, tassato al 12,5% fa un 2,78% netto, mentre i migliori conti deposito vincolati a dodici mesi offrono – come tassi promozionali per attrarre clienti – intorno al 4% lordo, che con la ritenuta del 26% scende a circa il 3%. Sulla scadenza breve il conto deposito è quindi competitivo, con la garanzia del Fondo interbancario fino a 100.000 euro; sulle scadenze lunghe il titolo di Stato rende di più, ma aggiunge rischio a un portafoglio che ne contiene già molto, e della stessa natura.
La scelta dipende comunque da cose che lei non scrive e che cambierebbero completamente la risposta: fra quanto tempo potrebbero servirle questi soldi, la sua età, le altre entrate, il motivo per cui ha venduto le azioni, la sua propensione psicologica nei confronti dell’incertezza dei mercati che aumenta i rendimenti attesi. Sono le domande da cui partirebbe un consulente che può aiutarla a costruire un portafoglio coerente con i suoi obiettivi.
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