Un mondo senza padroni, ma pieno di bulli. Benvenuti nell’era della prepotenza, in cui non esiste più una potenza egemone di riferimento, le regole internazionali cedono il passo alla forza e le leve dell’influenza economica diventano strumenti di coercizione. A mappare questa nuova geografia sono Edoardo Campanella e Marta Dassù nel saggio «L’età della prepotenza. Perché i nuovi imperi sono destinati a fallire», pubblicato da Mondadori (276 pagine, 20 euro).
Thriller geopolitico
Un libro che si legge come un thriller geopolitico, dove si intrecciano storia, economia e relazioni internazionali per interpretare il mondo di oggi e capire dove ci stanno portando le tensioni di oggi. Con la fine dell’egemonia americana, ci si è ritrovati di fronte a un vuoto di potere globale, o meglio, a una condizione di caotico «non ordine», in cui Stati Uniti, Cina e Russia si muovono assecondando le proprie ambizioni imperiali.
È così che il blocco delle esportazioni di terre rare, indispensabili per la produzione di microchip, viene utilizzato come leva per mettere in difficoltà l’industria tecnologica occidentale; le rotte energetiche diventano veri e propri interruttori geopolitici da azionare all’occorrenza. È la cosiddetta «coercizione economica», in cui ogni forma di interdipendenza può trasformarsi in una vulnerabilità da sfruttare. In uno scenario simile, l’Europa rischia di rimanere schiacciata tra giganti sempre più arroganti e di trasformarsi nel terreno di scontro delle loro ambizioni, se non sarà capace di attrezzarsi per difendere i propri interessi. Ma il vero colpo di scena è racchiuso nel sottotitolo. Gli imperi della prepotenza, guidati da una visione miope e incapaci di elaborare una strategia realmente globale, sono destinati a rivelare tutta la propria fragilità. E a crollare, prima o poi, sotto il peso dei loro stessi abusi.
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