La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva alle presidenziali brasiliane innesca una brusca fuga dagli asset del Paese. L’iBovesta, indice guidata della Borsa di San Paolo, ha segnato in avvio un crollo del 10% e dopo 30 minuti è scattato il blocco temporaneo delle contrattazioni per prevenire vendite incontrollate. È la prima volta da marzo 2020, nel pieno della pandemia, che scatta il “circuit breaker”, meccanismo che ferma gli scambi per contenere la volatilità e consentire al mercato di assorbire lo shock. Alla riapertura, le perdite si sono ulteriormente aggravate con un tonfo nell’ordine del 15%.
L’esito del ballottaggio ha visto il presidente uscente Lula avere la meglio su Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Una parte del mercato si era posizionata in vista di una vittoria di Bolsonaro, che aveva ottenuto più voti nel primo turno e considerato dagli operatori più favorevole a una stretta fiscale. Il risultato ha così innescato una rapida revisione delle scommesse accumulate nelle settimane precedenti, quando la Borsa carioca era schizzata in alto a seguito dei responsi del primo turno.
Reazione violenta anche del mercato valutario: il real brasiliano è precipitato arrivando in area 5,6 contro il dollaro statunitense, mentre i tassi dei contratti futures sono balzati, segnalando un aumento del premio per il rischio.
Il timore centrale riguarda la tenuta dei conti pubblici. Il debito del Brasile supera l’82% del Pil e gli investitori attendono indicazioni concrete sulla strategia fiscale del nuovo governo. Il Tesoro ha cancellato le aste di titoli pubblici previste per il 27 e il 29 ottobre, citando la necessità di monitorare le condizioni di mercato.
“In prospettiva, il segnale chiave per i mercati sarà l’impegno della prossima amministrazione Lula a favore della disciplina fiscale, a partire dalla nomina di un nuovo ministro delle Finanze nelle prossime settimane”, commenta Graham Stock, Senior Sovereign Strategist, RBC BlueBay, aggiungendo: “È stato incoraggiante che il moderato vicepresidente Geraldo Alckmin abbia avuto un ruolo di primo piano nei festeggiamenti per la vittoria di Lula, alimentando la speranza che col tempo possa spingere la politica economica in una direzione più ortodossa”. “Riteniamo che anche il governo Lula non avrà altra scelta se non quella di attuare un certo grado di consolidamento fiscale, ma la maggior parte degli investitori dubita che ciò sarà sufficiente a riportare la sostenibilità del debito sui giusti binari”, gli fa eco Thierry Larose, gestore di portafogli di Vontobel.
Gli esperti si attendono però nel breve termine mercati sotto pressione sula prospettiva di altri quattro anni di presidenza Lula.
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