La produzione chimica in Italia è prevista in ulteriore contrazione del 3% nel 2026 con possibili ricadute sul 2027. E’ l’indicazione arrivata oggi dal presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, nel suo intervento all’ assemblea pubblica dell’ organizzazione svoltasi a Milano. A livello europeo, ha aggiunto Buzzella, la capacità produttiva persa nel settore chimico tra il 2022 e il 2025 è di 37 milioni di tonnellate, equivalenti al 9% del totale, con 110mila posti di lavoro coinvolti. Negli ultimi quattro anni le chiusure annunciate nel settore chimico in Europa sono sestuplicate. In Italia la produzione chimica risulta di oltre il 13% inferiore al 2021″.
“Nonostante tutto – ha argomentato il numero uno di Federchimica – le nostre imprese hanno continuato a credere nelle persone e nelle loro competenze. Il capitale umano è la nostra forza nella capacità di risposta ai mutamenti in corso”. Con 60 miliardi di euro di fatturato e oltre 117 mila addetti altamente qualificati la chimica è la quinta industria del Paese e l’Italia è il terzo produttore europeo. Il settore, caratterizzato dalla presenza equilibrata di medio-grandi gruppi a controllo sia nazionale sia estero e PMI, evidenzia una forte propensione all’export, che supera i 40 miliardi di euro.
Numeri che testimoniano il valore della chimica per la crescita e lo sviluppo del Paese con ricadute positive in termini economici, occupazionali, scientifici e sociali. “Tuttavia – spiega Buzzella – proprio l’industria chimica è tra i settori più impattati dagli shock imprevedibili derivati dalla complicata situazione geopolitica, dagli effetti dei conflitti, prima in Ucraina e poi in Iran, in quanto utilizza gas e petrolio sia a fini energetici sia come materie prime”.
Di fronte alle debolezze strutturali di una Unione europea di cui è stata troppo a lungo data per scontata la leadership industriale, Buzzella rimarca che l’Europa, con un mercato stabile e di sicuro interesse, importanti risparmi e 450 milioni di consumatori, dispone di un patrimonio produttivo straordinario, nel quale la chimica può tornare a giocare un ruolo strategico: “l’industria è decisiva per l’Europa e la chimica lo è per l’industria”. “Ma siamo davvero sull’orlo di una crisi esistenziale – è l’allarme lanciato dal Presidente di Federchimica – Tra i motivi, costi energetici e delle materie prime, dumping cinese, carenze infrastrutturali, competitività, normative. Per mantenere resilienza economica, forza strategica e prosperità sostenibile, una robusta base industriale è indispensabile”.
Interpellato da Moneta a margine dell’assemblea, Buzzella ha posto l’accento su fattori endogeni, quindi regolamenti, il Green Deal europeo che si basava sul fatto che dovessero nascere nuove tecnologie in base alle quali si potesse in qualche modo pensare a delle iniziative diverse a livello energetico quali, ad esempio, l’idrogeno verde oppure la CO2 capture. “E invece purtroppo si è visto che i costi di esercizio di queste tecnologie non sono ancora fruibili su larga scala. Bisogna quindi fare un passo indietro e in qualche modo ripensare alle tempistiche, non si possono concentrare in pochi anni transizioni che richiedono decenni”. Sull’Italia il presidente di Federchimica ha fatto invece riferimento a strumenti quali credito d’imposta sulla ricerca, “fondamentali perché abbiamo oramai un paese molto legato a chimica di specialità, chimica fatta a volte anche un po’ su misura per i clienti e quindi più rinforziamo la ricerca anche presso le PMI con strumenti fiscali più stimoliamo la nascita di questi prodotti”.
© Riproduzione riservata