Il Partito comunista cubano ammaina la bandiera (ormai sbiadita) di Che Guevara: l’Assemblea nazionale del potere popolare (l’equivalente del Parlamento) ha approvato il pacchetto di riforme economiche destinato a rilanciare l’economia, alle prese con la più grave crisi degli ultimi decenni. La caduta del regine di Maduro in Venezuela ha infatti lasciato l’isola senza petrolio e in balia di continui blackout. E le sanzioni Usa hanno messo in fuga i grandi gruppi del turismo internazionale.
Le società internazionali in fuga
Gli ultimi casi sono quelli delle catene di hotel di lusso Meliá e Iberostar, che hanno sospeso le attività a inizio giugno rispettivamente in 15 e 12 hotel e resort cubani. Prima di loro era fuggita la catena canadese Blue Diamond Resorts. Scappate anche Visa e Mastercard (non sarà quindi più possibile usare i loro circuiti di pagamento sull’isola), la compagnia mineraria canadese Sherritt e Hapag-Lloyd e CMA CGM, le due più grandi compagnie di spedizioni via nave al mondo, che rappresentavano circa il 60 per cento del volume del traffico commerciale verso Cuba.
Le parole del presidente
Nel suo intervento davanti ai parlamentari, il presidente Miguel Diaz-Canel ha respinto le accuse secondo cui le misure sarebbero una risposta alle pressioni degli Stati Uniti, definendole invece il risultato di una decisione “sovrana” maturata all’interno del Paese. “Non lo stiamo facendo per le pressioni degli yankee, ma perché siamo arrivati a un momento di maturità e riflessione”, ha dichiarato Diaz-Canel.
Le misure
Le misure, anticipate nei giorni scorsi e già approvate dal Comitato centrale del Partito comunista, prevedono l’ingresso di nuovi operatori nel settore turistico, maggiore spazio agli investimenti esteri diretti, interventi per rilanciare agricoltura e commercio estero e una progressiva decentralizzazione delle decisioni economiche, con più autonomia per imprese statali e amministrazioni locale. Anche se mancano i dettagli, si va verso la liberalizzazione dell’economia.
Previsto un ridimensionamento del potere del gruppo Gaesa, un conglomerato politico-economico gestito dai militari e dal regime cubano che controlla tra il 40 e il 70 per cento di tutta l’economia del Paese caraibico
Momento difficile
Il presidente ha inoltre riconosciuto la gravità della situazione economica, affermando che il Paese sta vivendo “le ore più difficili di questo secolo” e che esiste una “responsabilità storica” nel trovare soluzioni alla crisi. “È il momento di cambiare tutto ciò che deve essere cambiato per andare avanti”, ha detto, sottolineando che il processo di riforma “non sarà facile”.
Apertura verso gli Usa
Diaz-Canel ha anche ribadito la disponibilità dell’Avana a dialogare con Washington “senza odio ma senza paura”, sostenendo che Cuba è pronta a costruire una relazione “civile e rispettosa” con gli Stati Uniti. Allo stesso tempo ha denunciato il rafforzamento delle sanzioni e del blocco economico, definendoli un “castigo barbaro, immeritato e insopportabile” che continua a pesare sulle prospettive di ripresa del Paese.
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