L’aumento dei costi di produzione agricola fino al 30%, legato alle tensioni internazionali e in particolare alla guerra in Iran, mette sotto pressione il settore primario italiano e riaccende il confronto sulle politiche europee in materia di energia e approvvigionamenti. È quanto emerge dalla mobilitazione organizzata il 20 marzo a Montesilvano, in Abruzzo, dove circa tremila tra agricoltori e pescatori dell’Adriatico si sono riuniti per chiedere interventi urgenti a livello Ue.
L’analisi Coldiretti
Secondo l’analisi presentata da Coldiretti, i rincari riguardano l’intera filiera produttiva, con aumenti significativi per fertilizzanti, prodotti energetici e materiali come le plastiche. Le aziende più colpite risultano essere quelle ad alta meccanizzazione, maggiormente esposte alle oscillazioni dei costi energetici. In particolare, i fertilizzanti registrano incrementi a doppia cifra: il prezzo dell’urea è cresciuto di circa il 35% rispetto al periodo precedente al conflitto, con aumenti superiori ai 200 euro per tonnellata. Andamenti simili interessano anche altri prodotti come nitrato e solfato ammonico.
Il quadro, secondo l’organizzazione agricola, evidenzia una vulnerabilità strutturale del sistema europeo, legata alla dipendenza dall’estero per la produzione di input strategici. Tra le richieste avanzate vi sono misure di sostegno immediate, una revisione delle politiche industriali sui fertilizzanti e un ripensamento del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), ritenuto penalizzante per le imprese agricole. Il tema è stato al centro anche di un confronto istituzionale con rappresentanti del governo, tra cui il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il vicepremier Antonio Tajani.
Filiera squilibrata
Nonostante l’aumento dei prezzi al consumo, Coldiretti sottolinea come tali rincari non si riflettano sui compensi riconosciuti agli agricoltori, determinando uno squilibrio lungo la filiera. I dati Ismea della seconda settimana di marzo mostrano un andamento differenziato dei prodotti ortofrutticoli: calano, tra gli altri, fragole, carciofi e lattuga, mentre registrano aumenti contenuti prodotti come carote, cipolle e cavolfiori. In generale, i prezzi alla produzione restano sotto pressione, mentre i consumatori continuano a confrontarsi con un carrello più caro.
La pesca
Parallelamente, anche il settore della pesca risente dell’aumento dei costi energetici. Il caro gasolio ha determinato una riduzione delle uscite in mare e, di conseguenza, una diminuzione dell’offerta di pesce italiano stimata intorno al 20% rispetto al periodo precedente al conflitto. Le flotte sono costrette a limitare l’attività per contenere i consumi, con un fabbisogno medio di circa 500 litri di carburante per una singola giornata di pesca. In questo contesto, il credito d’imposta sui carburanti annunciato dal governo viene indicato come una misura di sostegno per favorire la ripresa delle attività.
Nodo trasparenza
La mobilitazione di Montesilvano si inserisce in un ciclo più ampio di iniziative che, secondo Coldiretti, ha già coinvolto complessivamente circa 40mila agricoltori in tutta Italia. Al centro delle proteste non vi sono solo i costi di produzione, ma anche questioni legate alla trasparenza del mercato e all’origine dei prodotti, con particolare riferimento alle normative sul made in Italy.
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