Mentre la Tunisia spinge sull’acceleratore e si prepara a diventare il secondo produttore mondiale di olio d’oliva sorpassandoci (come avevamo scritto qui), la Corte dei conti europea ha pubblicato un audit sui sistemi di controllo per l’olio nella Ue. Il risultato? “Le carenze presenti nei sistemi di controllo sull’olio di oliva dell’Unione europea rischiano di mettere a repentaglio la qualità, la sicurezza e la tracciabilità della produzione. Sebbene i controlli degli Stati membri finalizzati a rilevare residui di antiparassitari nell’olio d’oliva proveniente dai paesi Ue siano chiari e funzionino in genere correttamente, quelli per altri contaminanti sono meno sviluppati e alcune norme non sono abbastanza precise”, affermano i revisori della Corte. Dall’audit emerge però anche che Italia e Spagna sono i Paesi più virtuosi, tracciano l’origine delle olive e dell’olio in tutte le fasi della filiera.
Del resto, parliamo di un prodotto di punta per l’Unione europea, che ne è il primo produttore (61% del mercato mondiale), esportatore (65%) e consumatore (45%) al mondo. La sua reputazione in termini di qualità e autenticità è cruciale sotto il profilo economico. Di conseguenza, è un prodotto molto regolamentato, che deve soddisfare precisi requisiti prima di poter essere immesso nel mercato.
La Corte dei conti ha riscontrato che è difficile tracciare l’olio d’oliva oltre confine. Ciò è particolarmente vero per l’olio d’oliva proveniente da più di un paese dell’UE o da una combinazione di paesi Ue ed extra-Ue. Mancano inoltre norme o linee guida esaustive su come e quando verificare la tracciabilità. Inoltre, alcuni requisiti giuridici non sono chiari, ad esempio per quanto riguarda la miscelazione di oli provenienti da raccolti o categorie diverse. Ciò porta a pratiche nazionali divergenti che possono avere un impatto negativo sulla qualità del prodotto nel tempo.
Gli auditor della Corte hanno constatato che, sebbene l’Ue importi l’equivalente del 9% circa dell’olio di oliva prodotto in un anno, i controlli per individuare gli antiparassitari e gli altri contaminanti nell’olio d’oliva importato da paesi non-Ue erano inesistenti o sporadici negli Stati membri visitati. Nel corso dei controlli per la sicurezza alimentare e della conformità, il livello di monitoraggio della tracciabilità varia da uno Stato membro all’altro. Paesi come la Spagna e l’Italia tracciano in registri elettronici l’origine delle olive e dell’olio d’oliva in tutte le fasi della catena di approvvigionamento, al fine di aumentare la trasparenza e prevenire le frodi.
Resta anche l’altro, enorme, problema di fondo: il mondo produttivo europeo non gioca ad armi pari con il sistema come quello tunisino. Senza reciprocità su regole, controlli e standard, aprire ulteriormente il mercato significa condannare l’olio italiano e premiare una concorrenza che nulla ha a che vedere con la tutela della qualità e del reddito agricolo della Ue.
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