L’anniversario dei dieci anni dal terremoto in Centro Italia ha riacceso i riflettori sulla necessità di adeguare e mettere in sicurezza il patrimonio immobiliare italiano, visto l’alto rischio sismico in vaste aree del Paese. Un obiettivo che per le famiglie può essere raggiunto in modo meno oneroso grazie al Sismabonus, che non è stato eliminato con la fine del Superbonus anche se la detrazione è stata portata dal 110 a un’aliquota minore, pur con qualche eccezione. Ecco quindi come funziona la misura e chi può usufruirne.
Le detrazioni
Il Sismabonus dal 2025 è stato ricondotto al nuovo schema previsto per i bonus edilizi. Nel 2026 la detrazione arriva al 50% per la prima casa, mentre scende al 36% per le altre abitazioni.
Il tetto massimo di spesa agevolabile è rimasto a 96.000 euro per unità immobiliare. La detrazione viene recuperata attraverso la dichiarazione dei redditi e ripartita in 10 quote annuali di pari importo visto che non è più ammesso lo sconto in fattura. Il beneficio massimo è quindi di 48.000 euro per la prima casa e di 34.560 euro per le altre abitazioni.
Quali lavori rientrano nel Sismabonus
Possono rientrare nel Sismabonus gli interventi sulle strutture dell’edificio, comprese, a seconda del progetto, opere che interessano fondazioni, murature, solai, coperture e altri elementi strutturali.
La detrazione riguarda inoltre le spese sostenute per gli interventi direttamente collegati alla realizzazione dell’opera antisismica, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.
Fondamentale la documentazione tecnica: per gli interventi antisismici sono richieste specifiche asseverazioni e certificazioni relative alla sicurezza e alla riduzione del rischio, secondo la tipologia di intervento e la normativa.
Sismabonus anche per chi compra una casa antisismica
Accanto al Sismabonus per le ristrutturazioni esiste il cosiddetto Sismabonus Acquisti. In questo caso il beneficio riguarda chi acquista un’abitazione realizzata nell’ambito di interventi di demolizione e ricostruzione effettuati da imprese di costruzione o ristrutturazione, con interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico.
L’agevolazione può arrivare al 50% del prezzo di acquisto, entro il limite di 96.000 euro, se l’immobile viene destinato ad abitazione principale. Negli altri casi l’aliquota è del 36%.
Il meccanismo è quindi diverso da quello del Sismabonus ordinario: non è il proprietario a detrarre le spese dei lavori, ma l’acquirente che può ottenere una detrazione calcolata sul prezzo dell’unità immobiliare.
Chi ha ancora diritto al 110%
Alcune categorie hanno comunque ancora diritto a usufruire del Superbonus. In particolare, chi vive nei Comuni di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016 può ancora contare sul Superbonus al 110%.
Chi ne ha diritto può sia ottenere la detrazione massima per le spese che vanno oltre gli eventuali contributi già ricevuti per la ricostruzione; sia scegliere di farsi scalare subito l’importo dalla fattura oppure cedere il credito.
Per finanziare la proroga sono stati sbloccati 100 milioni di euro appartenenti ai fondi del decreto che nel 2023 aveva limitato le cessioni del credito.
La ricostruzione in Centro Italia
Al 31 maggio 2026, secondo il rapporto del commissario straordinario per la ricostruzione del sisma 2016, erano state presentate 36.149 richieste di contributo per la ricostruzione privata nel Centro Italia. I cantieri autorizzati erano 23.361, dei quali 14.968 già conclusi, cioè oltre il 64% degli interventi avviati. Complessivamente sono stati concessi 12,59 miliardi di euro di contributi per la ricostruzione privata.
Per quanto riguarda le opere pubbliche, nel 2026 risultano programmati 3.667 interventi, per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Secondo il Commissario, lavori in corso e opere concluse rappresentano circa il 40% della programmazione.
La Meloni: “Cambio di passo”
“In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati – ha detto la premier Giorgia Meloni, che oggi sarà ad Amatrice – testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”.
Leggi anche:
Italia gran maestra del salvataggio di immobili storici distrutti dal sisma
Aziende senza scudo contro le catastrofi Ecco cosa cambia con le nuove regole
© Riproduzione riservata