La vetrina obbligata è quella di Wall Street, ma il cuore pulsante di Bending Spoons rimane saldamente in Italia. Il decacorno milanese, da luglio quotato a New York, ha costruito il proprio piccolo impero digitale a suon di acquisizioni – oltre 50 dalla nascita – pescando regolarmente fuori da confini nazionali. Lo sguardo è principalmente rivolto Oltreoceano per cercare occasioni di business, ma una volta ultimate le acquisizioni il bastone di comando passa ai team dedicati presenti a Milano, chiamati a riorganizzare e rendere più redditizie le aziende acquisite. «Sul Nasdaq un’azienda può strappare una valorizzazione superiore e accesso più facile ai capitali, ma noi continuiamo ad assumere principalmente in Italia, dando il nostro contributo all’economia, il dove ti quoti è secondario», ha puntualizzato Luca Ferrari, cofondatore e ceo della tech company, intervenendo alla prima edizione del Forum Moneta.
Il gotha
Il numero uno di Bending non ha mai nascosto l’ambizione di ritagliarsi nei prossimi anni un posto di primo piano nel gotha delle più grandi aziende a livello globale. Per farlo la ricetta è molto chiara: acquisire società con un potenziale inespresso e renderle in tempi brevi più efficienti e redditizie, facendo leva sull’innovazione. Una strategia di crescita per linee esterne che ha attirato anche l’attenzione di Berkshire Hathaway, il conglomerato d’investimento di Warren Buffett, entrato nel capitale con un investimento da 930 milioni di dollari. «Non selezioniamo le aziende sulla base di quanto siano sulla cresta dell’onda – ha spiegato Ferrari – ma acquistiamo quelle che pensiamo di poter migliorare, e di tanto, in termini di efficienza e di profitti di lungo periodo. Andiamo a migliorarle intervenendo sui team, sui talenti, sulla cultura aziendale e sulla tecnologia sottostante. Cerchiamo inoltre di migliorare il prodotto aggiungendo nuove funzionalità». L’utilizzo dell’AI è estensivo, ma a costi contenuti: «A fronte di 4 miliardi di fatturato, spendiamo soltanto 15 milioni in intelligenza artificiale».
Il metodo
Il modello Bending si regge su una serie di team dedicati per ciascuna delle aziende acquisite. «Siamo più ingegneri che manager: l’approccio ingegneristico prevale, anche se l’organizzazione e la gestione delle persone sono altrettanto importanti». Intervistato dal vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, il ceo di Bending Spoons ha confidato qualche aneddoto: «Quando i nostri team italiani si presentano nell’azienda statunitense a fare ‘lo spiegone’ agli Yankees accade di essere trattati con sufficienza, ma alla lunga i fatti ci danno ragione in quanto come Bending siamo perfettamente consci di essere un fattore ottimizzante per le realtà che entrano nella nostra orbita».
Luca Ferrari non vede limiti al potenziale di innovazione di robotica e intelligenza artificiale, che potrebbero rivelarsi «la trasformazione tecnologica più significativa della storia dell’umanità e non ha dubbi sul fatto che fino ad oggi si sono viste sì cose straordinarie, ma nulla rispetto all’impatto che in futuro avrà l’AI nella quotidianità».
L’adozione dell’AI
Di intelligenza artificiale si è discusso a più riprese durante il Forum Moneta. In Italia l’adozione dell’AI si attesta attorno al 30%, uguale a quella degli Stati Uniti. Ma a fare da traino è l’utilizzo degli individui a fini personali, mentre le aziende sono ferme al 16% rispetto al 50% di quelle statunitensi. «Sulle grandi aziende siamo allineati a oltre il 50%, mentre le piccole sono indietro. Per noi come sistema paese la rivoluzione AI è molto importante in quanto può essere un assist importante per aumentare la produttività delle pmi», ha asserito Silvia Candiani, corporate vice president, telco & media di Microsoft, sottolineando come le aziende che la utilizzano vedono un ritorno dell’investimento di cinque volte. «L’AI è uno strumento potente che va utilizzato in maniera sensata – aggiunge la manager di Microsoft –Va creato un sistema di sicurezza all’interno dell’azienda, utilizzando ad esempio un modello contro l’altro, con quindi un freno a mano che permette di osservare in ogni momento tutto quello che gli agenti stanno facendo. Copilot, ad esempio, è un aggregatore di varie AI generative». Secondo Giuliano Noci, professore ordinario in Ingegneria economico-gestionale, School of Management del Politecnico di Milano, la prossima partita da giocare è quella dell’intelligenza artificiale fisica, che esce dallo schermo e apre nuove frontiere. «Il robot fisico ha bisogno di una quantità di dati non presenti oggi. Dobbiamo creare una fonderia di dati che vada ad aiutare le pmi. La diversità dei dati che serve è impressionante, se un secolo fa abbiamo costruito autostrade, ora vanno costruite fonderie di dati. Serve anche capacità di calcolo fungibile».
C’è anche una dimensione geopolitica, con il futuro di ogni paese dipenderà dall’indipendenza energetica che sarà un fattore esiziale. «Senza l’elettricità non funzionerà nulla e quindi è una delle grandi priorità», taglia corto Noci.
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