Mentre la geopolitica e le esigenze della difesa ridisegnano il mercato spaziale globale, Argotec accelera la propria espansione industriale. La space company torinese punta a rafforzare la presenza internazionale, aumentare i ricavi e arrivare in Borsa entro tre anni. Ne abbiamo parlato con David Avino, amministratore delegato e fondatore della società.
Quanto conta la dimensione internazionale e come si articola la vostra capacità produttiva tra Italia ed estero?
«Siamo un’azienda al 100% italiana, con circa 500 persone distribuite tra Italia, Germania e Stati Uniti. Negli Usa abbiamo due sedi strategiche, in Florida e in California, dove assembliamo i satelliti destinati al mercato americano e ai lanci oltreoceano. Il nostro cuore pulsante resta però Torino, dove nello Space Park abbiamo sviluppato una capacità industriale in grado di produrre un satellite a settimana. Le nostre tecnologie spaziano dall’esplorazione profonda alla sicurezza. Abbiamo realizzato il primo satellite interamente costruito per intercettare un asteroide e il prossimo anno batteremo un record, spingendoci a 27 milioni di chilometri dalla Terra per studiare le tempeste solari e prevenire i danni alle reti elettriche. Oggi abbiamo 15 satelliti in orbita per il governo italiano e numerosi progetti attivi nell’osservazione della Terra e nella Difesa».
SpaceX domina nei lanci. Quanto pesa questa dipendenza per l’Europa e come vi state attrezzando per ridurla?
«Siamo clienti di SpaceX e utilizziamo i suoi vettori, che oggi effettuano il 93% dei lanci globali, diventando un fornitore quasi imprescindibile. Negli ultimi tempi, tuttavia, stiamo riscontrando alcune difficoltà operative. SpaceX ha ridotto la quota di lanci acquistabili da terzi per favorire il dispiegamento delle proprie costellazioni di satelliti. Di conseguenza, quando deve scegliere a chi assegnare uno slot tra un cliente americano e uno europeo, la priorità va agli Stati Uniti. È una dinamica che l’Europa sta affrontando con un certo ritardo e il divario di capacità rispetto agli Usa resta notevole. Lavoriamo con SpaceX da cinque anni e in passato abbiamo utilizzato anche vettori della Nasa. Oggi diversifichiamo, puntando su alternative come l’italiano Vega C, sul quale sono stati fatti investimenti importanti. Con il governo e il progetto Iride siamo passati dalla firma al lancio in soli 18 mesi».
Nel 2025 avete registrato una forte crescita. Quali sono gli obiettivi per il 2026 e quando arriverà la quotazione in Borsa?
«Il 2025 si è chiuso con ricavi pari a 57 milioni di euro, +60% rispetto all’anno precedente. Tra il 2022 e il 2025 abbiamo registrato un tasso di crescita medio annuo del 75%. In questo quadro, le attività legate alla difesa rappresentano il 30% del fatturato. Per il 2026 puntiamo a raggiungere i 100 milioni di euro di ricavi, proseguendo nell’ampliamento dell’organico. Tra le nostre ambizioni c’è la quotazione in Borsa entro tre anni. Il nostro punto di riferimento naturale è il Nasdaq. Non per disinteresse verso i listini europei, ma perché negli Stati Uniti le valutazioni delle società spaziali sono più mature e oltre il 40% dei titoli mondiali del settore è concentrato sul Nasdaq».
La difesa è diventata uno dei motori del settore spaziale. Qual è il suo peso per Argotec e come si sviluppa la partnership con la tedesca Rheinmetall?
«Non vediamo la Difesa come un semplice obbligo, ma come una risposta necessaria in un mondo profondamente cambiato, in cui lo spazio e il dominio cyber rappresentano nuove frontiere della sicurezza e della libertà. Avevamo già investito molto negli anni scorsi, sviluppando tecnologie native che possono essere adattate al settore militare senza bisogno di grandi modifiche. In quest’ottica nasce la collaborazione con Rheinmetall: ci siamo conosciuti e abbiamo strutturato un piano per supportarli, a partire dal primo satellite che metteremo in orbita per loro. I nostri satelliti in orbita bassa forniscono servizi utili sia ai cittadini, per il monitoraggio ambientale e la rilevazione di incendi e frane, sia ai governi per la gestione dei conflitti. Siamo stati tra i primi in Europa a integrare computer di bordo capaci di elaborare algoritmi AI in tempo reale. Il satellite non deve inviare a terra una pesante immagine grezza: può elaborare il dato direttamente a bordo e trasmettere subito le informazioni rilevanti, accelerando gli interventi di emergenza e le attività di intelligence».
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