Crédit Agricole frena sull’ipotesi di fusione tra Banco Bpm – di cui possiede il 29,3% – e Monte dei Paschi di Siena, operazione studiata dagli amministratori delegati Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio per rispondere alla scalata su Mps di Intesa Sanpaolo. «In questa fase è molto difficile vedere in che modo una fusione tra Mps e Banco Bpm possa creare valore per gli azionisti di Banco Bpm» ha spiegato l’amministratore delegato di Agricole Olivier Gavalda durante la presentazione dei conti trimestrali. «Ci sono molti scenari sul tavolo, ma al momento non siamo a conoscenza di alcun progetto concreto riguardante Mps e Banco Bpm. Non siamo stati contattati da nessuna parte in merito a un potenziale coinvolgimento in un progetto del genere».
Con la sua quota, il gruppo francese è nelle condizioni di orientare l’assemblea straordinaria del Banco, condizione necessaria per approvare la fusione con Siena. Ma Parigi mira piuttosto a integrare le proprie attività italiane nella banca milanese. «Naturalmente, uno degli scenari preferiti per noi sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Agricole Italia, che ci permetterebbe anche di rafforzare la nostra presenza in Italia, dove vogliamo davvero crescere» ha spiegato la deputy general manager Clotilde L’Angevin. «Ciò che è importante per noi è considerare in generale l’impatto positivo che dovremo ottenere da qualsiasi scenario. La nostra posizione è quella di assicurarci che qualsiasi risultato crei valore per noi. In ogni caso, qualunque cosa accada, ci assicureremo che il risultato sia positivo per noi». E in merito alle scelte strategiche ha aggiunto che «nulla può essere fatto senza di noi e nulla può essere fatto contro di noi», precisando sulla governance: «Non abbiamo chiesto alla Bce l’autorizzazione ad assumere il controllo». L’Italia per i francesi è un asset estremamente importante: i clienti sono oltre sei milioni.
I conti
Crédit Agricole ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con ricavi pari a 20,88 miliardi di euro, in crescita del 7,8%, mentre il risultato operativo lordo è aumentato del 16,1% a 8,7 miliardi grazie a un incremento contenuto dei costi. Il rapporto tra costi e ricavi si è attestato al 58,3% e l’utile netto di pertinenza è salito del 6,8% a 4,875 miliardi di euro, nonostante un aumento del costo del rischio. Per Crédit Agricole SA, la società quotata, i ricavi sono aumentati del 4,3% a 14,36 miliardi, con un risultato operativo lordo di 6,5 miliardi e un utile netto di pertinenza di 3,727 miliardi. Il confronto sconta la plusvalenza realizzata nel 2025 con il deconsolidamento di Amundi Us, al netto della quale l’utile trimestrale cresce dell’1,4% su ricavi record di 7,36 miliardi. Tra le iniziative strategiche del periodo rientrano l’integrazione di Milleis, la partnership con la spagnola Cajamar e il lancio della piattaforma Crédit Agricole Artificial Intelligence, sostenuta da un investimento di 500 milioni di euro in tre anni.
L’Italia si conferma il secondo mercato domestico della banca francese. Nel semestre le attività italiane hanno generato un utile netto di 1,053 miliardi di euro e ricavi in crescita del 5% a 2,7 miliardi, con un risultato della gestione operativa salito a 1,541 miliardi, un rapporto costi e ricavi al 42,9% e masse complessive pari a 448 miliardi di euro, ripartiti tra 104 miliardi di finanziamenti e 344 miliardi di raccolta. Crédit Agricole Italia ha registrato un utile netto consolidato di 478 milioni di euro, con proventi superiori a 1,6 miliardi guidati sia dal margine di interesse sia dalle commissioni. La banca ha erogato oltre 5 miliardi di nuovi finanziamenti e acquisito 106 mila nuovi clienti, mantenendo indicatori di qualità del credito solidi, con un Npe ratio lordo del 2,5%, un costo del credito di 29 punti base e un Cet1 ratio al 13,2%.
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