Mentre le Borse europee galoppano sui massimi, un colosso come EssiLux sta vivendo ormai da mesi un crollo delle sue azioni. Il titolo, quotato in Francia e in Italia, nell’autunno dell’anno scorso aveva raggiunto il suo massimo storico, oltre 320 euro per azione: alla chiusura del 27 maggio trattava a 174 euro. Nel giro di pochi mesi, quindi, la capitalizzazione di Borsa del colosso dell’occhialeria fondato da Leonardo Del Vecchio ha polverizzato quasi metà del suo valore. La prima cosa che verrebbe da pensare è a un male da ricercare nei conti dell’azienda, ma così non è: nell’ultimo trimestre la società ha registrato ricavi in crescita a 7,1 miliardi. Alla fine del 2025 gli utili erano rimasti stabili a 2,3 miliardi, mentre le prospettive sono solide per un gruppo che non è solo occhiali e lenti a contatto ma anche tecnologia. Vanno bene, infatti, le vendite nel Nord America anche grazie alla spinta degli smart glasses con l’intelligenza artificiale del brand Ray-Ban. E quindi? La miccia che ha innescato il crollo del titolo si compone delle tensioni ereditarie della cassaforte della famiglia Del Vecchio, la Delfin, e delle questioni giudiziarie legate al famoso concerto su Mps che hanno coinvolto il timoniere di EssiLux, l’amministratore delegato e presidente Francesco Milleri.
Il timoniere
Delfin, del resto, quale principale azionista con oltre il 32% di EssiLux, ne regge e governa i destini. Milleri è il timoniere che ne ha guidato l’avanzata, non a caso il fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, gli ha lasciato le redini non solo dell’azienda ma anche della cassaforte di famiglia. Alla morte dell’imprenditore di Agordo, nel 2022, per disposizioni testamentarie il capitale di Delfin venne diviso in otto quote uguali del 12,5% tra i figli Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente, la moglie Nicoletta Zampillo e suo figlio Rocco Basilico nato da un precedente matrimonio. Per anni si sono trascinate tensioni tra i soci-familiari, che avevano riguardato anche il legato di Del Vecchio a Milleri: lo 0,5% di azioni EssiLux, un lascito dopo quattro anni non ancora sbloccato dalle infinite questioni legali sull’eredità che logicamente ha visto sfiorire il suo valore con il crollo delle azioni.
Il grande groviglio
Il grande groviglio sembrava avere trovato una soluzione con l’accordo miliardario (operazione da 10 miliardi di euro, finanziati da un pool di banche di primo piano) raggiunto nelle scorse settimane da Leonardo Maria con i fratellastri Luca e Paola per rilevare le loro quote e così salire al 37,5%. A ciò si aggiunge il successivo accordo con la madre per rilevare il suo 12,5% quale nuda proprietà. Oltre a questo Delfin ha votato per aumentare la quota di cedole distribuibili all’80% dell’utile, dando così una base solida alla sostenibilità dell’intera operazione. La semplificazione della struttura proprietaria, con un unico socio al 50%, è stata vista da molti osservatori come un passaggio importante, destinato a ridurre la conflittualità e a sbloccare molte questioni ereditarie rimaste irrisolte. La soap opera, tuttavia, non si è ancora risolta: tanto che Rocco Basilico ha contestato la legittimità della delibera del cda che ha permesso il passaggio delle quote a Leonardo Maria, intentando una causa in Lussemburgo. L’ultimo atto, è notizia di pochi giorni fa, è che al fine di sedare le tensioni familiari Zampillo avrebbe chiesto di revocare l’atto con il quale, nel 2022, aveva concesso il godimento dei diritti di voto a Basilico sul 12,5% a lui inizialmente concesso in nuda proprietà.

In mezzo a una questione complessa e che dura da anni, Milleri ha dovuto fare i conti con il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata al Monte dei Paschi di Siena. Milleri, insieme all’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone e all’ad Luigi Lovaglio, secondo i magistrati avrebbe fatto parte di un presunto patto occulto non dichiarato al mercato per assicurarsi il controllo di Mps. L’inchiesta farà il suo corso e per il momento non è ancora approdata a nulla di concreto, ma sta di fatto che il coinvolgimento di Milleri nei fascicoli della Procura avrebbe indispettito gli investitori. Ora, Milleri è un manager capace e molto apprezzato, tanto da riuscire a sommare su di sé la carica di presidente e amministratore delegato, la preoccupazione è che gli sviluppi processuali possano distrarlo dalla sua opera di gestione. Questo ha provocato non pochi mal di pancia in Francia, dove c’è una parte di azionisti che ambisce a contare di più in azienda, peraltro irritata dalla dinamica del titolo in Borsa.
La battaglia per Mps
Alcuni osservatori non escludono che questa vicenda abbia avuto un suo peso riguardo alla decisione di Delfin di staccarsi dallo storico alleato Caltagirone nell’assemblea degli azionisti dello scorso 15 aprile. La holding dei Del Vecchio, primo azionista di Mps, ha infatti deciso all’ultimo momento di dare il suo appoggio alla lista dell’imprenditore Pierluigi Tortora che proponeva la riconferma del ceo Luigi Lovaglio. Questo travaso di voti ha ribaltato in modo determinante l’esito della votazione, dove l’altro socio forte Caltagirone insieme alla maggioranza dei fondi d’investimento aveva votato per la lista del cda uscente che proponeva come nuovo amministratore delegato Fabrizio Palermo.
I mercati
Sicché il gruppo Mps-Mediobanca, che si propone di diventare il terzo polo bancario italiano, si ritrova con un consiglio d’amministrazione spaccato, in virtù di un voto dei soci che ha dato molte preferenze alla lista del cda, e particolarmente litigioso in una fase cruciale di costruzione del nuovo gruppo.
Tutto questo, direttamente o indirettamente, sarebbe alla base della diffidenza verso uno dei titoli, EssiLux, più solidi tra quelli quotati in Borsa. Segno di come i mercati non amino i contrasti ai vertici delle aziende, ma prediligano prevedibilità e una governance chiara per permettere alla società di continuare a prosperare e a realizzare obiettivi economici importanti.
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