La via del rilancio industriale italiano passa anche dal mare, grazie alla carica di quasi 500 startup innovative. A rivelarlo, il Blue Economy Monitor, osservatorio di Intesa Sanpaolo con Sda Bocconi School of Management, che ha fatto una radiografia dell’ecosistema imprenditoriale del comparto cleantech (l’insieme di tecnologie e soluzioni applicative per rispondere alle sfide ambientali) e blue economy. Due settori contigui che spesso finiscono per intrecciarsi e che possono vantare un patrimonio di ben 485 startup.
Italia leader dopo la Germania
Nel cleantech a livello europeo l’Italia è leader, seconda solo alla Germania per valore della produzione pari a 214,7 miliardi nel 2023, con un aumento del 36,5% in due anni. Nel settore, il comparto più rappresentato è quello dell’energia (30%), con soluzioni che vanno dall’idrogeno verde alle energie rinnovabili e ai sistemi di accumulo. Temi sempre più centrali per raggiungere la sovranità energetica, tornata al centro del dibattito dopo lo scoppio della guerra in Iran. Seguono le tecnologie digitali abilitanti (27%), come l’IA, l’economia circolare e la gestione delle risorse naturali (18%), la mobilità sostenibile (9%), l’agritech (8%) e i materiali avanzati e la chimica verde (7%).
Blue economy
Per la blue economy, le direttrici principali sono la valorizzazione biologica delle risorse marine, attraverso biotecnologie blu e acquacoltura, lo sviluppo delle energie rinnovabili marine e l’innovazione nella manifattura navale e nella mobilità marittima sostenibile. L’Italia è uno dei Paesi protagonisti nell’Ue, collocandosi al quarto posto per valore aggiunto lordo (11,1%) dopo Germania (23%), Francia (11,8%) e Spagna (14,5%), mentre in termini di occupazione raggiunge il terzo posto con l’11,5%, dopo la Germania (11,8%) e la Spagna (19,5%). Eccelliamo nella cantieristica navale e nelle riparazioni (19% del valore aggiunto settoriale europeo, al secondo posto), nelle risorse biologiche marine (14%, quarto posto) e nel turismo costiero (12%, terzo posto). L’intera filiera blu nazionale genera un valore aggiunto lordo complessivo superiore ai 216 miliardi di euro, pari all’11,3% del Pil.
Filiera industriale robusta
«L’Italia dispone di tutti gli ingredienti per diventare protagonista europea della transizione verde e blu – spiega il direttore del Blue Economy Monitor, Francesco Perrini – una filiera industriale robusta, centri di accelerazione e vantaggi geopolitici unici nel Mediterraneo. La vera sfida è oggi dimensionale: trasformare un ecosistema vivace di startup in campioni industriali capaci di competere sui mercati globali. Servono capitali pazienti, una strategia strutturata di internazionalizzazione e politiche industriali coerenti con le ambizioni del Paese».
Nodo finanziamenti
Il nodo è tutto qui: ci troviamo in una fase decisiva, in cui alla capacità di innovazione deve accompagnarsi una maggiore capacità di trasformare le startup in realtà solide e competitive a livello internazionale. Per questo serve un approccio integrato che unisca politiche industriali, strumenti finanziari e formazione.
Trend emergenti
«Tra i trend emergenti, la blue economy e i fondali marini offrono straordinarie potenzialità di crescita per il nostro Paese. Sostenere la ricerca in questo ambito significa supportare l’accrescimento delle competenze, alimentare la competitività, la distintività italiana e costruire ecosistemi virtuosi, in cui istituzioni, imprese e università collaborano per preparare le nuove generazioni alle sfide globali e alle trasformazioni sempre più rapide e costanti», ha sottolineato Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo.
Leggi anche:
Tra alghe, spugne e granchi, caccia alla cura per tumori e Aids
Lo yacht di lusso diventa intelligente, Fincantieri lancia la Navis Sapiens
© Riproduzione riservata