Dottor Girardi, dopo l’esperienza maturata in Borgosesia, torna sul mercato dei capitali con EHI. Perché ha deciso di promuovere questa operazione?
«Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di osservare da vicino svariate situazioni aziendali molto diverse tra loro. Per anni abbiamo raccontato le pmi come il motore dell’economia nazionale, e in effetti lo sono. Ma oggi molte di queste aziende stanno entrando in una fase diversa della loro storia. Ci sono imprenditori che stanno affrontando il tema della successione, imprese che devono compiere un salto dimensionale, società che hanno bisogno di strutturarsi per affrontare mercati sempre più competitivi. In altre parole, il problema non è la qualità delle imprese italiane. Il problema è accompagnarle nella trasformazione. Per questo motivo ho ritenuto che fosse il momento giusto per tornare sul mercato con un progetto che non avesse come obiettivo semplicemente investire capitale, ma aiutare le aziende a esprimere un potenziale che spesso rimane inespresso».
Perché ritiene che oggi le pmi italiane si trovino davanti a una sfida così importante?
«Perché nei prossimi anni il sistema produttivo italiano sarà chiamato ad affrontare migliaia di passaggi generazionali, per un valore superiore a 346 miliardi di euro. Dietro questi numeri ci sono imprese, competenze e posti di lavoro che rappresentano una parte fondamentale dell’economia del Paese.
Il problema è che spesso non basta il capitale. Molte aziende hanno prodotti eccellenti e solide prospettive di crescita, ma mancano di governance, managerializzazione e pianificazione strategica. È per questo che parliamo di capitale operativo e non soltanto di capitale finanziario: serve un supporto che accompagni la trasformazione e la crescita dell’impresa»
Da qui nasce la definizione di EHI come piattaforma operativa?
«Una Spac tradizionale viene spesso percepita come un veicolo finanziario in attesa di trovare una società da acquisire. Noi vogliamo essere qualcosa di diverso, vogliamo operare come una piattaforma in cui il capitale rappresenta solo una parte dell’equazione per creare valore attraverso governance, pianificazione strategica, relazioni industriali e competenze operative».
Che tipo di società state cercando?
«Cerchiamo società in crisi da stato patrimoniale e non da conto economico perché quello che ci interessa è il potenziale, piccole e medie imprese italiane con un equity value compreso indicativamente tra 40 e 100 milioni di euro. Non necessariamente aziende perfette. Cerchiamo società con solide basi industriali, capacità competitive e prospettive di sviluppo concrete».
Negli ultimi anni il mercato ha guardato alle Spac con maggiore selettività. Perché EHI dovrebbe essere diversa dalle Spac del passato?
«Oggi gli investitori chiedono più trasparenza, maggiore allineamento di interessi e strutture più efficienti. Per questo abbiamo costruito EHI con meccanismi molto chiari. Il 100% del capitale raccolto viene depositato in un conto vincolato e il 95,5% rimane indisponibile fino al completamento della business combination. Soltanto una quota limitata viene utilizzata per la gestione del veicolo durante il periodo di ricerca della target. Questo significa che la protezione del capitale degli investitori rappresenta uno degli elementi fondanti della struttura.
La stessa attenzione è stata dedicata alla governance. Abbiamo scelto di costruire un consiglio di amministrazione a maggioranza indipendente, affiancando competenze istituzionali, manageriali e imprenditoriali. La presidenza sarà affidata a Michele Vietti, figura che non ha bisogno di presentazioni per esperienza e autorevolezza, mentre nel consiglio saranno presenti professionisti indipendenti e personalità che hanno maturato una profonda conoscenza del mondo delle imprese, della finanza e della governance».
Un tema che ha attirato l’attenzione del mercato è quello dei warrant. Come funzionano?
«Abbiamo voluto costruire un meccanismo che premi la creazione di valore nel tempo. Per ogni 100 azioni sottoscritte in Ipo saranno assegnati gratuitamente 5 warrant. Al completamento della business combination verranno attribuiti ulteriori 45 warrant. In totale l’investitore riceverà quindi 50 warrant ogni 100 azioni detenute. Si tratta di warrant cashless con una durata di cinque anni dalla business combination, studiata per mantenere un forte allineamento tra la crescita della società e il rendimento degli investitori».
Quali tutele sono previste per gli investitori?
«Gli investitori che mantengono ininterrottamente le azioni originarie fino all’assemblea chiamata ad approvare la business combination conservano il diritto di recesso convenzionale nel caso in cui non condividano l’operazione proposta. Lo considero uno strumento importante perché garantisce una partecipazione attiva degli azionisti nel momento più rilevante della vita di una Spac».
Qual è il ruolo di Alfiere nel progetto?
«Alfiere è il veicolo attraverso il quale abbiamo sviluppato questa iniziativa e rappresenta la sintesi di un percorso professionale costruito negli anni. Borgosesia ha inoltre scelto di entrare nel capitale di Alfiere con una partecipazione del 24,5%, confermando la validità della visione industriale alla base del progetto».
Se dovesse riassumere EHI in una frase?
«Direi questo: l’Italia non ha un problema di imprese. Ha un problema di potenziale inespresso.
EHI nasce per individuare una di queste aziende e accompagnarla nel percorso che la porterà dalla qualità imprenditoriale alla piena espressione del proprio valore industriale».
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