L’Italia ha un problema che non riguarda più il costo dell’energia, ma i tempi della transizione. Mentre il governo accelera sulla diversificazione delle fonti, una parte consistente dei nuovi impianti resta bloccata nelle procedure autorizzative regionali.
A denunciare il problema sono ormai non soltanto gli operatori del settore. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha inquadrato la situazione con toni drammatici. «L’Italia, per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai è completamente fuori scala e fuori mercato». Per questo, durante l’ultima assemblea, ha anche lanciato un messaggio preciso alle amministrazioni territoriali: «Non si possono invocare più rinnovabili e poi bloccarne le autorizzazioni».
Sulla stessa linea si è espressa Elettricità Futura ricordando che «ci sono 150 gigawatt di progetti rinnovabili pronti a essere realizzati ma che sono fermi in attesa di autorizzazione».
Episodi emblematici
I numeri spiegano meglio di qualsiasi polemica perché il tema sia diventato centrale. Secondo Orsini, sono circa 4 mila i permessi richiesti dalle aziende e ancora bloccati. Il sistema dispone oggi di circa 85 gigawatt installati, ma ne servono altri 50 nei prossimi quattro anni. A questo si aggiunge un altro dato significativo: un terzo della capacità già realizzata non è ancora stata allacciata alla rete, mentre restano in attesa di autorizzazione circa 131 gigawatt di nuovi progetti.
Il caso più emblematico è quello della Sardegna guidata da Alessandra Todde. Nell’isola sono state presentate oltre 600 richieste di nuovi impianti, ma le autorizzazioni procedono a rilento. Secondo il monitoraggio Terna, la Sardegna è oggi la regione più distante dagli obiettivi intermedi fissati dal decreto Aree Idonee, con un deficit di 461 MW rispetto al traguardo previsto. Martedì scorso davanti alla Corte Costituzionale si è consumato l’ennesimo capitolo dello scontro tra governo e Regione sulla cosiddetta mini-moratoria che ha congelato parte delle nuove autorizzazioni. Palazzo Chigi sostiene che le norme regionali ostacolino la diffusione delle rinnovabili, mentre la giunta Todde rivendica la tutela del paesaggio. Il verdetto arriverà nei prossimi giorni.
Anche la Toscana guidata da Eugenio Giani mostra difficoltà significative. Secondo i dati Terna è tra le regioni più lontane dagli obiettivi fissati per il 2030. Ancora più complesso appare il quadro pugliese. La regione ospita oltre 700 progetti tra eolico e fotovoltaico, pari a circa 32 GW di potenza. Eppure, il monitoraggio evidenzia un ritardo di oltre 200 MW rispetto agli obiettivi intermedi.
Diverso il caso delle regioni meridionali governate dal centrodestra. La Calabria dispone di un numero consistente di progetti e di ben 63 istanze di autorizzazione unica già presentate. Dal 2021 sono entrati in esercizio 573 MW, un risultato ancora insufficiente ma in crescita.
La Sicilia vive invece un paradosso diverso. L’isola ha già superato il volume di potenza autorizzata necessario per raggiungere il target del 2030, con oltre 10,7 GW autorizzati a fronte di un obiettivo di circa 10,5 GW. Il problema resta trasformare i progetti autorizzati in impianti operativi.
Celle al litio
C’è però un ultimo elemento che rischia di diventare il grande tema energetico del prossimo decennio. Più rinnovabili si installano, maggiore diventa la necessità di accumulare energia quando sole e vento producono più del necessario. L’Europa nel 2025 ha installato una quantità record di sistemi di accumulo, pari a 27,1 GWh. Per la prima volta oltre la metà del mercato è stata costituita da grandi batterie collegate direttamente alla rete elettrica.
La Cina controlla oltre il 70% della produzione mondiale di celle al litio. Il rischio è sostituire la dipendenza dal gas con quella dalla tecnologia. Per questo Bruxelles punta a costruire una filiera europea delle batterie attraverso le gigafactory e il Critical Raw Materials Act. Una sfida decisiva perché la transizione non è soltanto sulla produzione di energia, ma anche sulla capacità di accumularla.
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