Il futuro di Ryanair in Italia è a un bivio. Nonostante i numeri record, con 69 milioni di passeggeri stimati per il 2026, con una crescita del 68% rispetto al periodo pre Covid, il ceo Michael O’Leary non usa mezzi termini per descrivere il rapporto con il nostro Paese. Al centro della contesa non c’è la crisi geopolitica, ma la pressione fiscale locale: “Il problema principale non è la guerra, ma le tasse municipali. Sono tasse stupide e i governi non trovano mai un buon motivo per ridurle”.
Un piano da 4 miliardi in pausa e il caso Roma
La società aerea ha pronti 4 miliardi di dollari di investimenti e 250 nuove rotte per la Penisola, ma il piano è rallentato dalla burocrazia. “Abbiamo nuovi aeromobili da distribuire e vorremmo farlo in Italia”, spiega O’Leary, “ma abbiamo anche altre opzioni. Se le tasse non scendono, andremo altrove”. Il bersaglio principale è la Capitale: nonostante i riconoscimenti internazionali di ACI World, O’Leary definisce Ciampino “il peggior aeroporto d’Italia”, criticando l’aumento delle tariffe previsto del 40% entro il 2027. “Il 95% dei nostri voli non passa per Roma. Se tagliassero le tasse municipali saremmo felici di competere, perché prezzi più bassi sono quello che tutti vogliono”.
Guerra e petrolio: l’impatto sui biglietti
Oltre alle questioni domestiche, Ryanair deve navigare tra le crisi internazionali. “C’è una crisi ogni quattro anni e per questo facciamo hedge”, afferma il manager riferendosi alla strategia di acquisto anticipato del carburante. Tuttavia, l’escalation in Medio Oriente pesa sulle tasche della compagnia: la parte di carburante non protetta dalle coperture finanziarie, ovvero il 20%, è costata 50 milioni di dollari extra solo ad aprile e potrebbe toccare i 600 milioni in più entro marzo 2027 se il petrolio rimane a 150 dollari al barile. La previsione per l’estate è chiara: “Le tariffe saliranno, ma è meglio prenotare ora che aspettare. Il mercato di giugno, luglio e agosto per ora è lento perché la gente ha paura delle cancellazioni”.
Meno concorrenza
In questo scenario, non tutte le compagnie aeree in Europa sarebbero al sicuro secondo O’Leary, l’autunno potrebbe portare una drastica riduzione della concorrenza in Europa a causa dei costi insostenibili. “Due o tre compagnie potrebbero fallire, come Wizz Air e Air Baltic. Non è una previsione, è la mia opinione: questo ci porterebbe maggiori clienti”. Il manager critica aspramente anche la gestione delle politiche ambientali europee, chiedendo di tagliare i costi dell’Ets: “In Commissione sono politici e burocrati, gli piace perdere tempo”.
Le forniture
Inoltre, sul fronte delle forniture, l’unica area a rischio sembra essere la Gran Bretagna, dal momento che prende il combustibile da Kuwait. “In questo momento, le compagnie petrolifere dicono che non ci saranno rischi di approvvigionamento a maggio, ma per giugno non abbiamo ancora una risposta certa. Finché la guerra in Medioriente si protrarrà e Trump continuerà a gestirla male, i prezzi ‘non vincolati’ dei carburanti rimarranno più alti. Gli altri Paesi europei, invece, non avranno rischi sicuramente a maggio e probabilmente neppure a giugno perché si riforniscono di carburante da Norvegia, Stati Uniti, Africa occidentale e, dalla Russia – anche se non si può dire”.
Il futuro di O’Leary e il “fattore Trump”
Non sono mancate anche stoccate alla politica internazionale, in particolare a Donald Trump, accusato di gestire male le tensioni con l’Iran: “Le nostre azioni sono scese perché il mercato teme per i profitti. La buona notizia è che dal 2028 Trump non sarà più alla Casa Bianca e con lui se ne andranno molti problemi”. Per quanto riguarda la sua permanenza alla guida del gruppo, O’Leary conferma le trattative per il rinnovo del contratto fino al 2032: “L’idea era decidere in estate, ma vista la situazione finalizzeremo entro marzo 2027. Non ho ancora firmato”.
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