La crescita c’è, ma è fragile e selettiva. È questo il dato centrale che emerge dall’indagine dell’Area Studi di Mediobanca presentata al Salone del Mobile: nel 2025 il comparto italiano dell’arredo-illuminazione torna in territorio positivo (+1,3% il fatturato), ma a beneficiarne sono soprattutto le imprese più grandi e strutturate, mentre una parte consistente del tessuto produttivo resta in difficoltà.
Il rimbalzo segue un 2024 negativo (-2,9%) e si accompagna a una crescita moderata dell’export (+1,8%). Tuttavia, la dinamica è disomogenea. Le aziende sopra i 100 milioni di euro registrano performance nettamente migliori (+3,1% i ricavi), mentre le medio-piccole segnalano ancora cali sia sul mercato interno sia all’estero. La stessa frattura si osserva tra imprese inserite nei distretti industriali, che continuano a crescere, e quelle fuori da queste reti, che invece arretrano. Il quadro internazionale resta determinante. Le esportazioni sono sostanzialmente ferme (+0,4%), con l’Europa che si conferma il principale sbocco commerciale (oltre il 65%). Alcuni mercati europei mostrano segnali di vitalità, ma rallentano aree strategiche come Stati Uniti e Cina. Eppure, proprio gli Stati Uniti restano centrali: il 69% delle imprese esporta oltreoceano e, di fronte ai dazi, reagisce soprattutto difendendo i prezzi, anche a costo di perdere volumi.
Le previsioni per il 2026 riflettono questo equilibrio instabile. Le imprese si aspettano ancora crescita, ma contenuta: +0,8% il fatturato e appena +0,2% l’export. Più che un’espansione, si profila una fase di consolidamento, fortemente legata all’evoluzione del contesto macroeconomico e geopolitico. Sotto la superficie congiunturale emergono trasformazioni più profonde. La competizione si sta spostando dai costi al valore: personalizzazione dell’offerta, forza del brand e competenze diventano i principali fattori competitivi, mentre il prezzo perde centralità. È un cambio di paradigma coerente con il posizionamento alto di gamma del design italiano, ma che richiede investimenti e capacità organizzativa.
Allo stesso tempo, restano criticità strutturali. Il capitale umano è il principale collo di bottiglia: oltre il 60% delle imprese denuncia difficoltà nel reperire competenze adeguate, soprattutto tecniche. La governance rimane in larga parte familiare e radicata nei territori, con aperture limitate al capitale esterno e una preferenza per partner industriali. Nel complesso, il settore si presenta solido ma più selettivo. La crescita non manca, ma premia chi ha dimensione, integrazione e asset immateriali. Per gli altri, il rischio è restare ai margini di un mercato sempre più competitivo e instabile.
Leggi anche:
- Design Week successo annunciato: a Milano prenotazioni su del 39%
- Stefano Boeri: «Il green non può funzionare se non tiene conto delle disuguaglianze»
- Fuksas: «Dal Salone del Mobile mi aspetto riciclo e materiali poveri»
© Riproduzione riservata