La pace (anche se armata o forzata) può essere molto più conveniente di un divorzio. E questo vale tanto più a Piazza Affari dove la governance di una società quotata ha un peso importante negli equilibri azionari. Per anni StMicroelectronic è stata il simbolo perfetto delle tensioni industriali tra Parigi e Roma. E oggi è l’esemplificazione di questo principio: la pace conviene, soprattutto dove c’è crescita. Il gruppo, controllato congiuntamente da Italia e Francia, è stato spesso attraversato da divergenze su governance, investimenti, nomine e priorità industriali. Le polemiche sul ceo Jean-Marc Chery, le accuse reciproche sulla distribuzione delle attività produttive e le pressioni politiche sui siti italiani e francesi hanno accompagnato a lungo la storia recente della società.
Le vecchie tensioni
Lo scorso anno la tensione tra i due ministeri è arrivata a livelli tali che in molti avrebbero scommesso nel divorzio con uno split delle attività al di qua e al di là delle Api. Eppure basta guardare cosa è successo negli ultimi sei mesi per capire una delle regole più antiche dei mercati: quando il denaro arriva, molte tensioni si ridimensionano improvvisamente.
La corsa del titolo StM, rivalutatosi di quasi il 200%, ha cambiato completamente il clima attorno al gruppo. Un rialzo di questa portata non ha prodotto soltanto entusiasmo finanziario: ha modificato gli equilibri politici, raffreddato i conflitti e trasformato una società percepita problematica in un asset strategico da difendere. D’altronde, Francia e Italia condividono il controllo della holding che possiede circa il 27,5% di StM. Tradotto: entrambe hanno beneficiato enormemente, e in egual misura, della crescita della capitalizzazione del gruppo. La rivalutazione del titolo ha generato miliardi di euro di valore teorico per i due Stati azionisti, creando un interesse comune molto più forte delle divisioni industriali emerse negli ultimi anni.

Guardando ai numeri, e considerando che la holding pubblica condivisa da Italia e Francia controlla il 27,5%, il valore complessivo della partecipazione pubblica è oggi intorno a 16 miliardi di dollari dato e che il titolo ha guadagnato circa il 200%, la rivalutazione complessiva generata in sei mesi è stata di circa 10,5 miliardi. Poiché Italia e Francia possiedono la holding al 50% ciascuna, il guadagno teorico si divide a metà. E supera i 5 miliardi.
La plusvalenza
Naturalmente si tratta di una plusvalenza “sulla carta”: i governi non hanno venduto le azioni, quindi il guadagno non è stato incassato. Ma a livello patrimoniale (e politico) il salto di valore è stato enorme. La finanza è riuscita temporaneamente a fare ciò in cui la politica ha mancato: creare convergenza. Fino a pochi mesi fa il dibattito attorno a Stm era dominato da temi difensivi. Ci si interrogava sul rallentamento automotive, sulla debolezza ciclica dei semiconduttori industriali, sulla pressione dei concorrenti asiatici e sulla capacità del management di gestire una fase difficile.
Il mercato cineses
Chery era finito più volte nel mirino, soprattutto sul fronte italiano, dove parte della politica e dei sindacati criticavano strategia industriale e allocazione degli investimenti. Con il boom del titolo, però, la narrativa è cambiata radicalmente. StM è tornata a essere percepita come uno dei grandi campioni europei dei semiconduttori, perfettamente posizionata su alcuni dei trend più forti dei prossimi anni: intelligenza artificiale, data center, satelliti, elettronica di potenza, cloud e infrastrutture digitali.
Il gruppo, secondo Barclays beneficerà anche dell’imminente Ipo di SpaceX di cui è cliente e si prevede possa crescere anche nel mercato cinese.
Partecipazioni pubbliche
Non è un caso isolato. Nelle grandi partecipazioni pubbliche europee, i conflitti tra azionisti tendono ad accentuarsi nelle fasi di debolezza e ad attenuarsi quando il mercato premia il gruppo. Il motivo è semplice: finché la società cresce, aumenta di valore e distribuisce prospettive industriali convincenti, tutti gli attori coinvolti hanno convenienza a preservare la stabilità.
Nel caso Stm questa dinamica è ancora più evidente perché il gruppo rappresenta molto più di una semplice partecipazione finanziaria. È uno degli asset industriali strategici europei più importanti in una fase storica in cui semiconduttori, sovranità tecnologica e AI sono diventati temi geopolitici centrali. Francia e Italia sanno che indebolire Stm attraverso guerre interne significherebbe indebolire anche la posizione europea in un settore ormai decisivo. Così, quasi improvvisamente, il clima si è disteso. Le critiche verso Chery si sono attenuate, le tensioni istituzionali si sono raffreddate e la logica industriale ha lasciato spazio a una logica più semplice e universale: miliardi di valore e qualche compromesso.
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