Tutta questione di memoria. Il rally portentoso di Nvidia, innescatosi quando la rivoluzione ChatGpt era agli albori, impallidisce davanti a quanto sta succedendo in questi mesi con i titoli legati al cosiddetto “RAMgeddon”, ossia la carenza di chip di memoria, a tutti gli effetti infrastrutture strategiche per addestrare e far funzionare i modelli di IA. L’attuale squilibrio sul mercato delle memorie per l’intelligenza artificiale ha generato un nuovo collo di bottiglia con previsioni di eccesso di domanda per DRAM (Dynamic Random Access Memory), ossia la memoria “di lavoro” dei computer, degli smartphone e soprattutto dei server per l’IA, così come per la HBM (High Bandwidth Memory), versione più avanzata della DRAM, progettata per lavorare insieme ai chip IA di nuova generazione. A questo si aggiungono le notizie in arrivo dalla Corea del Sud, con la minaccia di sciopero di 18 giorni dei dipendenti Samsung che potrebbe comportare un ammanco fino al 4% nella fornitura globale di DRAM.
Gli analisti parlano apertamente di “superciclo” delle memorie, sostenendo che l’IA sta trasformando profondamente il mercato globale delle memorie da business storicamente ciclico a settore strutturalmente scarso di offerta. I prodotti ad alte prestazioni sono diventati indispensabili sia per l’addestramento che per l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale. «Di conseguenza – spiega Giuseppe Patara, head of portfolio management Europe di Pictet Wealth Management – è naturale che l’attenzione degli investitori sia passata da una prima fase concentrata sui titoli dei produttori di microchip, come Nvidia, verso i produttori di memoria. Entrambi sono componenti necessari per costruire la capacità di calcolo necessaria che i grandi hyperscaler (Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft) stanno preparando per rispondere all’esplosione di domanda per l’utilizzo dell’IA».
Gli investitori di Wall Street stanno comprando a mani basse qualsiasi titolo legato a questo universo. Il simbolo più evidente della “memory mania” è Sandisk, arrivate a segnare +550% da inizio anno e addirittura +4.000% negli ultimi 12 mesi; rialzo di oltre l’800% in un anno invece per Micron Technology, mentre la coppia coreana composta da Samsung e SK Hynix – che insieme incidono per oltre il 60% nell’indice Msci Korea – ha trascinato la Borsa di Seoul a triplicare il proprio valore nell’ultimo anno. Dietro il rally c’è una crescita esponenziale della redditività. Samsung quest’anno dovrebbe vedere l’utile operativo balzare a 220 miliardi di dollari, che potrebbe permetterle di superare Apple e Alphabet e stare dietro solo a Nvidia, tra le aziende più redditizie al mondo.
Non solo singoli titoli. Oltre alla borsa coreana, diventata un vero e proprio proxy dell’euforia IA, a salire all’onore della cronaca è l’iperbolica ascesa del Roundhill Memory Etf, il primo nel suo genere a permettere un focus esclusivo sulle memorie per chip. Lanciato ad aprile ha già superato il miliardo di dollari di asset in soli 10 giorni e in soli 36 giorni ha raggiunto i 6,5 miliardi, battendo il record di precocità di crescita che apparteneva all’Etf di BlackRock sul Bitcoin (43 giorni). Il fondo, che dal suo lancio ha già un rotondo +100% di performance, si caratterizza per la sua forte concentrazione su pochi titoli: ad oggi Micron pesa per il 27%, seguita da SK Hynix con il 26% e Samsung con il 20%; questo implica il rischio di una forte volatilità visto che i driver per i titoli che lo compongono solo strettamente correlate. «La domanda per semiconduttori e memorie resterà solida – è la previsione di Patara – ma ci saranno anche evoluzioni di tecnologia rispetto a quelle attuali; quindi, sarà importante rimanere ben diversificati tra i diversi produttori, asiatici e statunitensi. Visti gli alti livelli attuali di valutazioni delle aziende del settore memoria, è necessario dai livelli di oggi verificare quanto gli hyperscaler riusciranno a monetizzare i nuovi servizi tramite IA, e a cascata mantenere i livelli di investimenti necessari». Predica cautela Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr. «Il profilo di rischio di un’entrata ora su questo tema mi sembra assai poco attraente».
Allargando lo sguardo all’intero settore dei semiconduttori, il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) ha recuperato oltre il 45% dai minimi delle fasi di maggiore tensione geopolitica. Quest’anno il settore andrà a contribuire per circa il 42% alla crescita degli utili dell’intero MSCI AC World (che comprende società sia di mercati sviluppati che di mercati emergenti). «Le valutazioni riflettono però aspettative molto ambiziose. Il P/E trailing del SOX ha superato quota 60, segnalando un mercato che non prezza solo la crescita, ma la sua esecuzione senza attriti», osserva Lorenzo Demaria, country manager Italia di justETF, che rimarca come anche in questo caso la forte dipendenza dagli hyperscaler rappresenti il principale fattore di rischio, in caso di rallentamento degli investimenti.
© Riproduzione riservata