Superato lo scoglio dell’Opas, Poste Italiane può dedicarsi alla fase due del suo piano di integrazione con Tim. Una delle prime cose da decidere è chi guiderà l’ex monopolista della telefonia, con l’attuale amministratore delegato Pietro Labriola che andrà in scadenza con l’approvazione del bilancio 2026. Il gruppo guidato da Matteo Del Fante non ha ancora preso una decisione definitiva sulla vicenda; certo, però, con Labriola il rapporto è più che buono. Lo stesso top manager di Tim è sceso in campo con decisione per difendere il progetto di Poste e il suo consiglio d’amministrazione aveva già giudicato congrua l’offerta anche prima del rilancio in contanti da mezzo miliardo di euro.
Sono primi segnali di una disponibilità a proseguire il lavoro, anche perché Tim rimarrà un’azienda a sé stante e quindi avrà un suo amministratore delegato. Perché, allora, non proseguire con un manager per niente ostile che ha contribuito a risanare i conti di Tim e conosce molto bene il business? La sensazione è che Labriola, che nel 2025 ha ricevuto 2,8 milioni tra stipendio fisso e bonus, possa avere buone chance per continuare a essere della partita se anche lui lo volesse.
L’orizzonte temporale
Il nuovo piano integrato Poste-Tim, come annunciato dallo stesso Del Fante, dovrebbe essere illustrato entro il primo trimestre del 2027. In ambienti finanziari c’è interesse a capire cosa bolle in pentola: il telefonino sta diventando il nuovo sportello bancario degli italiani. E Poste, prendendo Tim, avrà la possibilità di essere sotto casa con l’ufficio postale, ma anche in tasca con il cellulare. Oggi dal telefono si può pagare, comprare, gestire i risparmi, tracciare una spedizione. Poste ha già tutti questi servizi, ma con l’ingresso nel gruppo di Tim aggiungerà connettività e competenze tecnologiche. Si uniranno anche due poderose reti di vendita: 13 mila uffici postali e oltre 4 mila punti vendita Tim. Si apriranno possibilità di offrire prodotti a pacchetto tra telefonia, servizi energetici e di investimento. Il nuovo gruppo andrà a giocare all’interno di un mercato dei pacchetti multiservizi che si sta via via costituendo. Non è un caso che un grande gruppo energetico come Enel abbia stretto un accordo con Fastweb per diventare operatore di telefonia virtuale. Una cosa simile ha fatto anche Sky, che ha lanciato l’offerta Mobile e la propone in soluzioni che possono comprendere l’abbonamento alla tv, la connessione fissa e, ora, il Mobile. Anche Tim era sbarcata nel mercato dell’energia. Alla base di queste mosse c’è la necessità di fidelizzare i clienti, ma anche quella di ottenere fonti di ricavo alternative al business tradizionale e così proteggere i margini.
Le sinergie
Tornando però all’operazione Poste-Tim, Del Fante parlava di circa 700 milioni annui di sinergie ante imposte: 500 milioni di risparmi, comprendendo i benefici finanziari, e oltre 200 milioni legati ai ricavi. L’orizzonte annunciato è di due anni dal completamento dell’offerta per i costi e tre per i ricavi, con oneri di integrazione una tantum stimati anch’essi in circa 700 milioni. Sinergie che prenderanno forma con i progetti futuri, con possibilità già concrete: maggiore potere contrattuale verso i fornitori e unione delle forze nel back office e nell’assistenza clienti. A livello commerciale, invece, l’integrazione delle attività mobili di Poste e Tim porterà la quota di mercato combinata a quasi il 28% sulle cosiddette Sim Human, conquistando la leadership. Il passaggio di PosteMobile alla rete di Tim, inoltre, è atteso generare risparmi per circa 12,5 milioni quest’anno.
Sul lato telefonia, uno dei grandi problemi del settore è sempre stato la forte concorrenza, che comprime i prezzi degli abbonamenti e i margini dei grandi gruppi. Questo potrebbe limitare la capacità d’investire nella transizione digitale: anche per questo l’arrivo di Poste è funzionale allo sviluppo. Fin dal primo giorno Poste ha detto di volersi fare capofila del consolidamento del settore, che certo potrebbe avvenire in Italia (se l’Europa diventasse più permissiva su questo fronte dopo l’epoca intransigente di Margrethe Vestager alla Concorrenza Ue), ma un domani potrebbe anche avvenire su scala europea. In passato erano entrate nel vivo le trattative con il gruppo francese Iliad, dialoghi che si erano però interrotti anche per disaccordi sulla futura governance del gruppo combinato.
Imprese e Pa
Uno degli aspetti più innovativi e ad alto potenziale è quello legato ai servizi alle grandi imprese e alla pubblica amministrazione di Tim Enterprise. Quest’ultima divisione di Tim è tra quelle più in salute e in crescita: basti pensare che nel 2025 i ricavi hanno raggiunto 3,52 miliardi, in crescita del 7%, con un aumento del 24% per i ricavi da servizi cloud. Ed è, insieme a Tim Brasil, l’area di business di Tim che ha contribuito al risanamento del conto economico una volta che Labriola è riuscito a vendere la rete fissa al consorzio guidato dal fondo americano Kkr, con la partecipazione del Mef. All’interno di Enterprise ci sono 16 data center operativi (un 17° è in costruzione alle porte di Roma) e i servizi cloud. L’ingresso di Tim nel gruppo Poste potrebbe ampliare notevolmente la capacità d’investimento in un’area destinata a essere spinta dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, con la necessità di proteggere i dati con la cybersecurity. Tim e Poste sono al lavoro anche sul Polo Strategico Nazionale, che nasce con l’intento di proteggere i dati e i servizi critici della Pa.
Piazza Affari
La nuova super Poste potrebbe riservare una certa soddisfazione anche agli azionisti: il gruppo guidato da Del Fante punta a un’integrazione che aumenti utile per azione e dividendi dal 2027, con una politica di remunerazione di Poste che oggi prevede oltre il 70% dell’utile netto esclusa Tim. Le stime di luglio di Ubs prevedono che le cedole saliranno da 1,35 euro per azione quest’anno a 1,47 euro nel 2028. Per Intermonte, invece, il dividendo atteso è di 1,32 euro quest’anno per arrivare a 1,45 euro due anni più tardi. Cifre simili, in ogni caso allineate su un percorso di crescita della remunerazione per gli azionisti.
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