Domani 31 ottobre il Bitcoin, la criptovaluta più famosa al mondo, spegne 18 candeline e diventa maggiorenne. Il 31 ottobre del 2008, infatti, Satoshi Nakamoto diffondeva il documento che descriveva un sistema di denaro elettronico alternativo, svincolato dal sistema bancario tradizionale. Un traguardo importante che mostra l’evoluzione di questa moneta, che ha introdotto concetti chiave, come blockchain e stablecoin, e attratto anche la finanza tradizionale. Cosa aspettarsi ora? Ne abbiamo parlato con Massimo Citoni, country head Italia di etoro.
Come è cambiata la percezione di Bitcoin negli investimenti?
Le storie di rendimenti straordinari hanno contribuito a farlo conoscere al grande pubblico, alimentando anche aspettative poco realistiche. Oggi il confronto è più ampio: riguarda il suo possibile ruolo nei portafogli, le modalità di accesso e l’orizzonte dell’investimento.
Il cambiamento più significativo è nel rapporto con la finanza tradizionale. L’introduzione degli ETP spot negli Stati Uniti nel 2024 ha creato un ulteriore ponte verso questo mercato. Bitcoin conserva una componente speculativa importante, ma viene valutato anche nelle scelte di allocazione del capitale. In questo contesto, l’ultima rilevazione dell’etoro Retail Investor Beat mostra che il 29% degli investitori retail italiani detiene criptoasset, considerando l’intera categoria e non soltanto bitcoin. Questa evoluzione richiede maggiore consapevolezza, poiche essere più accessibile e conosciuto non significa essere meno rischioso.
Dopo questi primi 18 anni, cosa sarà Bitcoin “da grande”?
Credo che il Bitcoin possa consolidare il proprio ruolo come riserva di valore digitale. La possibilità di detenere e trasferire globalmente un asset con un’offerta limitata rappresenta il nucleo della sua tesi di investimento di lungo periodo.
Il paragone con l’oro riguarda il ruolo che può assumere, senza implicare la stessa stabilità o una protezione garantita durante le crisi. La sua maturità dipenderà dalla capacità di mantenere fiducia e attrarre una domanda duratura, anche attraverso cicli economici difficili.
C’è poi un’eredità più ampia: Bitcoin ha mostrato la possibilità di trasferire valore attraverso una rete sempre operativa. Ha contribuito a cambiare le aspettative su come la finanza dovrebbe funzionare: servizi accessibili continuamente, maggiore trasferibilità degli asset e meno attriti nelle transazioni. Il suo impatto potrà quindi andare oltre il valore della singola criptovaluta.
Quali prospettive nel medio e lungo termine? Ethereum e Solana sono alternative più interessanti?
Ritengo che nel lungo periodo ci sia spazio per un’ulteriore adozione di Bitcoin. Per valutarne le prospettive guarderei soprattutto alla qualità e alla continuità della domanda. Un rialzo può essere accelerato dalla chiusura di posizioni speculative; per consolidarsi nel tempo ha bisogno di acquisti sostenuti da una convinzione più duratura.
Gli strumenti della finanza tradizionale hanno ampliato l’accesso, ma i capitali possono muoversi in entrambe le direzioni. Nel medio termine resteranno quindi importanti la liquidità, i tassi d’interesse e la propensione al rischio. Nel lungo periodo conterà la capacità di trasformare l’interesse in una presenza stabile nei portafogli. La scarsità dell’offerta, da sola, non garantisce un aumento del prezzo.
Ethereum e Solana meritano attenzione per ragioni differenti. Ethereum è legato allo sviluppo di applicazioni finanziarie, stablecoin e tokenizzazione, cioè alla rappresentazione di asset su blockchain. Solana punta anche sulla rapidità delle transazioni e sui costi contenuti, con applicazioni nei pagamenti e nei servizi digitali.
Le valuterei come tesi di investimento distinte. La domanda decisiva è quanto l’utilizzo delle reti possa tradursi in valore per i rispettivi token. Il successo di una tecnologia non garantisce automaticamente il rendimento della sua criptovaluta. Inoltre, possedere più criptovalute non assicura una diversificazione efficace, soprattutto quando il mercato attraversa fasi di tensione.
Per chi decide di investire, meglio acquistare direttamente la criptovaluta oppure utilizzare prodotti derivati?
Per un’esposizione di lungo periodo partirei dalla semplicità e comprendere cosa si acquista, come viene custodito e quali costi si sostengono. L’acquisto diretto consente di detenere la criptovaluta, affidandone la custodia a un intermediario oppure gestendola autonomamente. La scelta richiede attenzione alla sicurezza e alle responsabilità che ciascuna modalità comporta.
Gli ETP con copertura in Bitcoin rappresentano un’altra possibilità, attraverso un titolo quotato. Possono rispondere alle esigenze di chi preferisce utilizzare un conto titoli, valutandone struttura, costi e rischi. Questi strumenti vanno distinti dai derivati a leva.
Gli strumenti a leva sono un’altra cosa: amplificano guadagni e perdite e possono portare alla chiusura della posizione per margini insufficienti. Non sono pensati per chi investe nel lungo periodo. Per un risparmiatore, la scelta fondamentale viene prima dello strumento: definire un’esposizione coerente con i propri obiettivi, il proprio orizzonte e la capacità di sostenere perdite anche significative.
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