Volatilità estrema: il cacao conferma la sua natura di materia prima instabile, vittima dei cambiamenti climatici e dell’aumento del prezzo dei fertilizzanti post conflitto in Iran. Le quotazioni della fava di cacao su ICE Europe, dopo aver perso circa l’80% tra l’inizio del 2025 e febbraio 2026 adesso hanno invertito la rotta: da fine febbraio il recupero è stato del 52%.Sbalzi che seguono a un lungo periodo di crisi, tra offerta scarsa e prezzi record. Il cacao recupera terreno non tanto per una salita della domanda, ma per il riemergere delle preoccupazioni sulla produzione. Occhi puntati quindi sull’Africa occidentale, cuore della produzione mondiale, con Costa d’Avorio e Ghana centri pulsanti per il mantenimento degli equilibri commerciali. Dopo la fase di discesa dei prezzi, gli operatori stanno tornando a incorporare nei contratti futures il rischio che l’offerta sia meno solida del previsto.
Crisi climatica
“A sostenere il mercato sono soprattutto i rischi legati all’offerta, alimentati dalle incertezze meteo e dal contesto macroeconomico e geopolitico” sostiene un’analisi di Areté. Il primo elemento di attenzione riguarda la Costa d’Avorio, dove “si segnalano timori per l’ultima parte del raccolto intermedio, che rischia di essere compromesso da precipitazioni insufficienti”. Il rischio, dunque, non riguarda solo la quantità del raccolto, ma anche sui fattori che mettono a rischio la qualità. Piogge irregolari, stress idrico e condizioni climatiche instabili possono incidere anche sulla qualità dei baccelli e sulla resa finale.
Il nodo principale, però, riguarda già la prossima campagna di raccolto. Ci sono “crescenti preoccupazioni per il prossimo raccolto principale 2026/27”. Dalle prime verifiche sul campo, “gli operatori riportano una formazione di baccelli inferiore alla media”, un’indicazione che lascia intravedere “prospettive produttive limitate anche a causa dell’elevata probabilità del verificarsi del fenomeno El Niño”. Per il cacao, El Niño potrebbe costituire un fattore critico: altera il regime delle piogge, aumenta l’incertezza sulla maturazione delle piante e può aggravare le difficoltà di aree produttive già indebolite da anni di sottoinvestimenti.
Costi dei fertilizzanti
Alla variabile climatica si aggiunge quella dei costi. L’aumento dei fertilizzanti, collegato anche alle tensioni in Medio Oriente, rischia di ridurre ulteriormente la capacità degli agricoltori di intervenire sulle coltivazioni. In un settore dove i piccoli produttori hanno margini ridotti, ogni rincaro degli input può tradursi in minori trattamenti, minore manutenzione delle piante e rese più basse nei mesi successivi. Questo effetto potrebbe sommarsi “alla riduzione dei prezzi minimi garantiti in Africa occidentale”, limitando “gli investimenti degli agricoltori e, di conseguenza, la produttività nella stagione 2026/27”.
Produttori di cioccolato
Grande lo stress che rischia di gravare sulle spalle dei piccoli produttori di cioccolato, per cui la domanda ha già risentito pesantemente sui rincari degli ultimi anni. I consumatori sono stati più sensibili ai prezzi. Adesso una nuova fase di rialzo del cacao rischia riaprire il tema dei costi industriali, soprattutto per le aziende meno coperte sui mercati finanziari o più esposte al prodotto puro.
Leggi anche:
© Riproduzione riservata