Tutto il mondo in una mano, anzi in un unico fondo. Chi ha in portafoglio un Etf sull’azionario mondiale si aspetta di avere una spiccata diversificazione geografica e a livello di singole società, anche perché l’Msci World, l’indice azionario globale di gran lunga più diffuso, racchiude al suo interno oltre 1.200 titoli societari di 23 diversi paesi sviluppati. La spiccata diversificazione è però solo sulla carta. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale ha polarizzato ulteriormente il dominio delle Mega Cap tecnologiche andando ad acuire la sovraesposizione spesso inconsapevole degli investitori passivi a singoli titoli o tematiche.
La brama di AI è ancora a livelli record come rammenta l’ultimo sondaggio di Bank of America tra i grandi gestori globali: quelli sovraesposti al settore tecnologico sono balzati al 37% dal 30%; si tratta del valore più alto da oltre sei anni. Allo stesso tempo un’ampia fetta di gestori (45% del totale) non esclude che nel 2027 la bolla AI possa iniziare a sgonfiarsi. Risultato di questa corsa forsennata a inserire in portafoglio i grandi vincitori dell’AI è una iper-concentrazione degli indici.
Nvidia si è spinta a ridosso della soglia record dei 6 trilioni di dollari di valore di mercato, dando ulteriormente seguito all’ascesa verticale degli ultimi anni se si considera che fino al giugno 2023 il colosso dei chip viaggiava sotto il trilione di dollari di valore. A toccare vette mai viste prima sono state anche altre due big storiche di Wall Street: Apple è salita di slancio oltre il muro dei 5 trilioni e Microsoft oltre i 4 trilioni coronando la veloce risalita dai minimi annui con un prepotente +50% nel terzo trimestre dell’anno. Così da soli i tre maggiori colossi tech di Wall Street sono arrivati a valere circa 15.000 miliardi di dollari e pesare per oltre il 15,2% sull’intero Msci Word. Un livello di concentrazione mai visto prima che è ancora più accentuato se si guarda al principale indice statunitense, l’S&P 500, dove gli stessi tre titoli sono arrivati a incidere per oltre il 21 per cento del totale.
Tornando all’indice Mondo, il dominio tech è ancora più impressionante se si allarga lo sguardo ai primi dieci titoli dell’indice: tutti made in Usa e tutti del settore tech, arrivando a incidere per quasi il 28% dell’intero indice. Complessivamente il settore IT conta per quasi il 32% dell’intero indice, più che doppiando il secondo settore rappresentato dai finanziari al 15,7%. A livello geografico lo sbilanciamento verso Wall Street è anch’esso nei pressi dei massimi storici in area 73%, con Giappone distante anni luce, sotto la soglia del 6%.
Allargando la platea ai paesi emergenti, indici come l’Msci All Country World o il Ftse All-World vedono crescere notevolmente il numero dei titoli presenti e la concentrazione ridursi, ma non allo stesso modo. Msci Acwi e Ftse All-World perseguono entrambi un’esposizione ai mercati sviluppati ed emergenti, ma arrivano a costruire due “mondi” differenti, con il primo animato da 2.458 titoli e il secondo da ben 4.264 in quanto si spinge più in basso per dimensione delle società, includendo un numero molto maggiore di aziende di fascia medio-piccola. Il risultato è che due benchmark costruiti per rappresentare il mercato azionario mondiale arrivano a universi investibili sensibilmente diversi.
«La distanza non è però soltanto quantitativa. A determinarla sono anche le metodologie con cui i provider definiscono i rispettivi universi, a partire dalla classificazione dei singoli mercati», precisa Lorenzo Demaria di justEtf. La Corea del Sud, per esempio, è considerata un Paese sviluppato da Ftse Russell, mentre per MSCI rientra ancora tra gli emergenti; una differenza che si riflette nella composizione dei rispettivi indici.
«La diversificazione globale – aggiunge Demaria – non è una caratteristica che può essere data per acquisita semplicemente perché un Etf porta nel nome la parola “World”: dipende da quale universo viene rappresentato e da come viene costruito. In una fase in cui pochi grandi mercati e società concentrano una quota crescente della capitalizzazione globale, questa distinzione diventa ancora più rilevante. Scegliere un Etf globale significa quindi scegliere anche quale rappresentazione del mondo portare in portafoglio».
I fondi attivi possono andare a smorzare o accentuare queste distorsioni a livello di diversificazione, con il gestore che ha libertà di ridurre l’esposizione a titoli e settori dominanti o accentuarla se invece ritiene di cavalcare il momentum per generare Alpha rispetto al benchmark di riferimento. Altra opzione è costruire una cassetta degli attrezzi più varia che vada a bilanciare a livello geografico e settoriale le carenze attuali dei fondi World.
Infine, per gli investitori che desiderano ridurre l’esposizione sulle mega cap ci sono strumenti passivi come gli Etf “equal weight” che adottano un approccio diverso rispetto a quelli a capitalizzazione, assegnando pesi pressoché uguali ai titoli che compongono ad esempio l’Msci World e l’indice S&P 500, rendendo quindi il peso di Nvidia equivalente a quello del più piccolo dei titoli in portafoglio. Anche a livello geografico l’indice World nella modalità equialweigh vede il peso di Wall Street precipitare al 40%. Un possibile utilizzo degli Etf equal weight è anche quello di inserirli in portafoglio insieme a quelli classici in modo da controbilanciare l’eccessiva esposizione alle large cap.
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