Che cosa accadrebbe se un’azienda si ritrovasse con debiti largamente superiori al fatturato, diciamo nell’ordine del 121%? Nel calcio italiano non accade nulla, anzi si continua a brindare e a ballare sul Titanic. I risultati, relativi al bilancio delle venti società di Serie A, ribadiscono uno stato contabile al limite del fallimento, infatti i debiti ammontano a 4,89 miliardi di euro mentre i ricavi si fermano a 4,04 miliardi. Il report pubblicato da Calcio&Finanza conferma dati clamorosi dinanzi ai quali sarebbe doverosa una pausa, non soltanto di riflessione, ma di potente coraggio, intervenendo sulle responsabilità e complicità di situazioni borderline, impedendo il ripetersi di errori e omissioni e soprattutto individuando definitivamente l’assetto e l’identità dei fondi che sono i nuovi proprietari dei club calcistici.
Prendiamo l’esempio di gran moda, il Como dei supermilionari indonesiani, finanza, tabacco, tecnologie, Robert e Michael Hartono, al sessantacinquesimo posto per Forbes tra i più ricchi del mondo, con un patrimonio personale di 22,7 miliardi di dollari per Robert e di 21,8 per Michael. Ebbene, il Como, la squadra dei miracoli, con un organico al 90% di calciatori stranieri, dopo avere investito quasi 300 milioni di euro in campagna acquisti, segna debiti di oltre il 234% dei ricavi, però con un bacino di utenza nettamente inferiore a quello dei grandi club italiani ed europei. Non sfuggono a questa preoccupante cartella clinica il Genoa, così la Roma e il Parma, club che registrano proprietà straniere, va da sé che gli azionisti di riferimento debbano fare ricorso a rifinanziamenti e prestiti bancari ripetuti.
Juventus, Inter e Napoli, altre protagoniste del sistema calcio, hanno uguali sofferenze anche con soglie differenti mentre si salvano dal naufragio, Milan, Atalanta, Udinese, Torino con un fatturato appena superiore all’indebitamento. Il quadro non va letto in senso catastrofico, la liquidità consente a molte società di affrontare comunque il monte debiti, la Juventus e la Roma hanno sostanzialmente modificato una situazione drammatica, soprattutto è incredibile quella del club di John Elkann, reduce da gestioni contabili scriteriate, sotto la presidenza di Andrea Agnelli, aggravate da cause penali e con aumenti di capitale che hanno portato gli azionisti a una esposizione superiore al miliardo di euro. Il debito del gruppo bianconero oscilla appena oltre la metà del fatturato, siamo al 57%, la stessa percentuale della Roma dei Friedkin che moltissimo hanno investito ma poco hanno ricevuto in cambio dai risultati della squadra. Si registra un equilibrio crescente in casa interista, la proprietà Oaktree e la sapienza amministrativa del ceo Marotta hanno portato a un indebitamento sopportabile rispetto ai ricavi, nell’ordine del 44% anche se i costi restano sempre pesanti, così Claudio Lotito con la Lazio, alle prese, tuttavia, il senatore presidente, con una feroce contestazione dei tifosi che sono arrivati a disertare lo stadio Olimpico e dunque a intossicare la voce delle entrate da bigliettazione. C’è poi il caso singolare del Napoli che ha una situazione finanziaria positiva e liquidità sensibile ma una nuova norma, imposta dalla Federcalcio, chiede alle società di Aurelio De Laurentiis di rispettare il “saldo zero”, il bilanciamento delle spese con entrate equivalenti, per ottenere tale equilibrio i club devono cedere i proprie calciatori o trasferirli in prestito per garantire le entrate necessarie, intervenire sui costi dei salari là dove la voce degli ingaggi appesantisce il bilancio. In breve: i costi, comprese le plusvalenze, non debbono superare i ricavi, il limite attuale è 0,8 che a giugno si abbasserà a 0,7, il Napoli ha superato il costo del lavoro allargato e quindi non ha potuto agire completamente in sede di mercato invernale.
Il Titanic del calcio italiano prosegue il suo viaggio alla ricerca di nuovi investitori stranieri che, tuttavia, si ritrovano ad agire in un sistema ancora antico, miope o ignorante, cioè senza la necessaria competenza manageriale a confronto di un circuito finanziario calcistico europeo che viaggia a velocità alta, trainata dalla Premier League inglese che ha fatturati di oltre il doppio (10 miliardi di sterline, grazie ai diritti tv e alle sponsorizzazioni) e analoghi floridi ricavi, rispetto a quelli pesanti della Serie A italiana.
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