In Piazza Affari maggio fa rima con dividendi. Quest’anno il Dividend Day, ossia quando la grande maggioranza delle big del Ftse Mib stacca la cedola, arriverà lunedì 18 maggio con più ella metà delle blue chip tricolori, esattamente 21 società, andranno a distribuire il dividendo ai loro soci. La remunerazione dei soci negli anni risulta in costante aumento in Italia così come a livello globale, rappresentando sempre più un elemento da tenere in considerazione nelle scelte di portafoglio. A livello globale nel 2025 i dividendi hanno raggiunto un nuovo record annuale di 2.090 miliardi di dollari, in salita del 7% rispetto all’anno precedente con il settore finanziario a fare da traino a questa ascesa (rispettivamente +12,5% e +16,8% i dividendi degli assicurativi e delle società finanziarie). Una tendenza al rialzo che appare destinata a confermarsi quest’anno. L’ultimo Dividend Watch curato dal Capital Group Global Equity Study indica una proiezione di +5,4% in area 2.200 miliardi di dollari.
In assenza di un quadro chiaro sull’entità dello shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente, è difficile prevederne l’impatto sulle future politiche di distribuzione dei dividendi. Il precedente più recente, quello del 2022-2023, quando l’aumento dei prezzi dell’energia dovuto alla guerra in Ucraina ha esercitato ulteriore pressione su un’inflazione già persistente, mentre la politica monetaria continuava a inasprirsi, ha visto l’espansione della distribuzione dei dividendi a livello globale continuare, «con i settori energetico e finanziario tra i principali beneficiari di questo contesto macroeconomico», sottolinea Joao Saraiva, senior investment analyst, investment & product strategic intelligence di Vanguard Europe. E in un contesto come quello attuale di tassi attesi in risalita e rischio di uno scenario di stagflazione, la cedola si candida ancora di più a rappresentare un importante driver di remunerazione dell’investimento anche in fasi turbolente di mercato. «Le aziende che pagano dividendi e dimostrano di poterli aumentare in modo sostenibile nel tempo offrono stabilità ai portafogli», rimarca Roberta Gastaldello, managing Director e Head of Financial Intermediaries Italy di Capital Group.
Da una recente analisi di Vanguard emerge che gli investitori che hanno elaborato la propria strategia di investimento con un elevato payout, negli ultimi cinque anni hanno registrato un ritorno aggiuntivo di oltre il 30% derivante dalla sola distribuzione dei dividendi. Le strategie diversificate ad alto dividendo potrebbero quindi assolvere un ruolo sia come stabilizzatore del portafoglio complessivo sia come fonte di reddito da dividendi. «Le strategie basate sui dividendi dovrebbero essere considerate come strumenti di diversificazione del beta con un potenziale di lungo periodo», conferma Joao Saraiva, che ritiene tali strategie non solo semplici stabilizzatori di portafoglio – dato che restano a tutti gli effetti strategie azionarie – ma come supporto agli investitori «grazie a una minore correlazione con il beta core nei periodi di incertezza di politica economica». Nel lungo termine, il contributo dei dividendi, una volta reinvestiti, è testimoniato dal loro impatto alquanto alto sui ritorni totali: dal picco della bolla tecnologica nel marzo 2000, hanno rappresentato circa il 54% del rendimento totale dell’indice Ftse All World.
Mettere a terra un portafoglio che ingloba a 360 gradi il fattore cedola non è così immediato. Se identificare i singoli titoli con i più elevati dividend yield non è complicato, più difficile è operare un’analisi approfondita della sostenibilità nel tempo di tale elevata remunerazione dei soci. Una sponda per mettere insieme società virtuose nel medio-lungo periodo sul fronte dividendi arriva dai fondi con esposizione ad hoc su un paniere di azioni ad alto dividendo. Per quasi tutti gli Etf ‘high dividend’ l’inclusione nell’indice dipende quindi dalla capacità a lungo termine di un’azienda di pagare continuamente un livello crescente di dividendi regolari indica un modello di business stabile e flussi di cassa consistenti. Un identikit che spesso corrisponde con quello di società di settori difensivi che si caratterizzano anche per una volatilità più contenuta. Nel concreto, nell’ultimo anno queste strategie hanno premiato e non poco. L’Amundi Stoxx Europe Select Dividend 30 UCITS Etf, tra quelli con dividend yield più elevato (5,9%) vanta una performance di +33% a cui va aggiunto il rendimento da dividendo.
Rispetto alle singole azioni, gli Etf possono prevedere la distribuzione dei dividendi con cadenza più ricorrente, anche trimestrale o mensile. Anche se i fondi ad alto dividendo hanno nel dna la distribuzione della cedola, ci sono – anche se in numero esiguo – prodotti pensati per chi non ha bisogno di flussi immediati, ossia gli Etf high dividend in versione ad accumulazione come il Vanguard FTSE All-World High Dividend Yield Ucits Etf (Acc) e il Global X SuperDividend Ucits Etf Acc. Qui le cedole non vengono distribuite, ma reinvestite automaticamente, alimentando la crescita del capitale nel tempo. Un approccio che trasforma una strategia tipicamente “da reddito” in una logica più orientata a sfruttare il vantaggio della capitalizzazione composta e anche una maggiore efficienza fiscale. Il rovescio della medaglia è l’assenza di incassi periodici.
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