Un ghiotto boccone per i facoltosi collezionisti dei nomi storici della street art è quello che propone Sotheby’s per l’asta newyorkese di maggio con un ricco (e inedito) tributo a Keith Haring, uno dei grandi protagonisti degli anni Ottanta, colui che tra i primi riuscì a trasferire l’iconografia della cultura pop nelle enclave dell’arte “alta”. All’incanto andrà un corpus di opere appartenenti a un collezionista speciale, l’amico artista Kermit Oswald, sodale confidente di Haring fin dai tempi della scuola, e poi compagno di scorribande pittoriche sui muri delle stazioni della metropolitana, in particolare nei quartieri di Soho e della Lower East Side su cui Keith utilizzava pannelli pubblicitari neri per far danzare, con gesso bianco, i suoi celebri omini senza volto e i suoi “radiant babies”. In asta andranno pezzi rarissimi, molti dei quali, assicura Sotheby’s, «sono rimasti invisibili per decenni». Tra questi anche uno dei sei sfingei autoritratti, stimato da 3 a 5 milioni, ma anche particolari sculture in legno intagliato come una culla e un comò dipinti come regalo per il primo figlio di Kermit (ciascuno stimato 250-350 mila dollari), la serie completa di 17 serigrafie The Blueprint Drawings, oltre a fotografie e lettere private.
L’attesa per l’asta testimonia una volta in più l’interesse del mercato nei confronti dei graffitisti di ieri e di oggi, un genere che pare inossidabile e capace di catturare le nuove generazioni per i suoi codici narrativi e quasi cronachistici sulle ansie, le trasgressioni e le rimozioni della società post capitalistica. Chi muore giovane è caro agli dei, sosteneva Plauto, e a tenere lo scettro di questo mercato è non a caso l’“alter ego” di Haring, quel Jean-Michel Basquiat morto di overdose a 27 anni quando aveva appena raggiunto l’apice del successo e le cui opere vengono oggi battute a cifre astronomiche. Da writer dei sobborghi newyorkesi a benchmark finanziario, Basquiat ha rappresentato la trasformazione più radicale della street art in asset istituzionale. Nel 2025 le sue vendite aggregate hanno raggiunto 168,5 milioni di dollari, con aggiudicazioni come Crowns (Peso Neto) a 48,3 milioni da Sotheby’s New York e Untitled (Elmar) a 46,5 milioni da Phillips. Oltre 17 opere sopra il milione in un solo anno e una presenza stabile nelle evening sales lo hanno ormai collocato accanto ai grandi del dopoguerra: più che un artista “urban”, il writer maledetto di origine jamaicana è oggi un blue-chip comparabile a Andy Warhol o Marc Rothko per liquidità e domanda.
Diverso il caso Haring, il cui mercato appare più stabile: le sue opere su tela oscillano tra centinaia di migliaia e diversi milioni di dollari, mentre i lavori su carta si collocano tra i 50 mila e i 300 mila. Haring è ormai un “classico moderno” capace di accontentare tutti, grazie a una forte presenza museale, collezionismo consolidato e una volatilità contenuta.
Se Basquiat rappresenta l’istituzionalizzazione e Haring la stabilità, i riflettori sono da anni accesi sul misterioso contemporaneo Banksy, capostipite britannico del “post-graffitismo” ovvero della “guerrilla art”, autore di ormai celebri murales realizzati a sorpresa nei luoghi più reconditi (dalla metropolitana di Londra alle zone di guerra in Ucraina al Canal Grande), come la Ragazza con il Palloncino Rosso, il Lanciatore di Fiori o Monna Lisa-bazooka. Il writer, che non ha mai rivelato la propria identità, incarna la dimensione più liquida e mediatica del mercato e le sue opere raggiungono cifre come i 25,4 milioni di dollari per Love is in the Bin e i 23,1 milioni per Game Changer.
Su un livello più accessibile si colloca il graffitista e illustratore statunitense Shepard Fairey, noto per il progetto Obey: le sue stampe iconiche (la più famosa è Hope, il ritratto del 2008 di Barack Obama) viaggiano tra 40 mila e 90 mila dollari, mentre le tele raramente superano il milione. Il suo è un mercato più legato alla cultura pop e a un collezionismo giovane, meno presente nelle grandi aste ma molto attivo nel segmento retail.
Accanto ai nomi storici emergono nuovi artisti che stanno compiendo il salto verso lo status di blue-chip, come nel caso di Kaws (pseudonimo di Brian Donnelly) che, forte di un record di circa 14,8 milioni di dollari da Sotheby’s Hong Kong, ha costruito un ecosistema che fonde arte, design e industria del lusso. Infine, la nuova frontiera è quella della commistione con gli Nft; molti street artist stanno infatti esplorando formati ibridi, tra opera fisica e token digitale, ridefinendo il concetto stesso di originalità.
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