Tensione alle stelle nel gruppo Kering, che tra gli altri controlla il marchio Gucci: il 20 maggio Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno proclamato una giornata di sciopero in tutte le aziende della società, con una manifestazione a Firenze ed altre articolazioni territoriali. La decisione “si è resa necessaria per l’indisponibilità del management a discutere del piano di riorganizzazione di tutto il gruppo denominato ReconKering, mai presentato ai sindacati, e sui 54 esuberi annunciati in Alexander McQueen per i quali l’azienda non intende attivare alcun tipo di ammortizzatore sociale”.
Esuberi
“Chiediamo – affermano Filctem, Femca e Uiltec – il ritiro immediato dei licenziamenti, la tutela di tutti i posti di lavoro tramite l’utilizzo degli ammortizzatori sociali e la ricerca di soluzioni alternative agli esuberi, considerati oggi una ‘trascurabile variabile’ dal gruppo. Ma soprattutto pensiamo si debbano rilanciare le relazioni sindacali, riaprendo un canale con le rappresentanze sindacali, per spiegare anche a noi, finalmente, in cosa consista il piano di rilancio ReconKering e come si pensi di evitare di farne pagare i costi alle lavoratrici e ai lavoratori. Chiediamo nuovamente di essere convocati in tempi stretti per la condivisione dei piani industriali di ogni brand del gruppo. Non è possibile procedere senza confronto sindacale”, concludono le organizzazioni sindacali.
I conti
Il fatturato di Kering nel primo trimestre 2026 si è attestato a 3.568 milioni di euro, in calo del 6% su base annua e stabile a parità di perimetro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
In Medio Oriente, però, nel primo trimestre il fatturato retail di Kering è diminuito dell’11%, dopo la crescita registrata nei primi due mesi dell’anno. “Oltre all’impatto localizzato, che continuiamo a monitorare attentamente, la considerazione più ampia per il futuro riguarda i potenziali impatti sulle tendenze del turismo globale e sul contesto macroeconomico”, sottolineava una nota del gruppo.
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