Produrre carta è sempre più costoso. L’industria europea, alle prese da anni con una domanda debole e con l’aumento dei costi di produzione, nel 2026 ha subito anche l’impatto dei rincari energetici provocati dal conflitto in Iran.
L’aumento del prezzo del kraftliner, la carta prodotta prevalentemente con fibra vergine utilizzata negli imballaggi, è solo la punta di un iceberg che nasconde una crisi più ampia, segnata da riduzioni della produzione e chiusure di impianti. A Fabriano, ad esempio, il 10 dicembre 2024 è stata fermata la produzione di carta da ufficio sulla macchina F3 dello stabilimento e, a marzo 2026, 24 persone risultavano ancora in attesa di una ricollocazione.
Per le cartiere italiane, infatti, secondo Assocarta, il gas è una delle principali voci di costo dopo la materia prima. Nel 2025 la spesa per il gas ha raggiunto l’11,6% del fatturato del settore e, secondo la stima presentata il 25 giugno 2026, con le tensioni internazionali potrebbe attestarsi tra il 15 e il 20% nel 2026. Un rallentamento della produzione o, addirittura, lo stop ad alcuni impianti rischia di questo passo di diventare una scelta obbligata.
La crisi colpisce una filiera che, secondo la Federazione Carta e Grafica, in Italia ha registrato nel 2025 un fatturato di 26,3 miliardi di euro, con circa 162 mila addetti in 15.400 imprese. E mentre la produzione arretra, cresce il ricorso ai fornitori esteri: nel 2025, secondo i dati Assocarta riportati dalla Federazione, i consumi italiani di carta e cartone sono aumentati del 3,3%, la produzione nazionale è diminuita del 2,2% e le importazioni sono cresciute del 7,5%.
Secondo Cepi, la confederazione delle associazioni europee dell’industria cartaria, nel 2025 la produzione di carta e cartone nei Paesi rappresentati è scesa dell’1,6%, a 77,4 milioni di tonnellate. Nel primo trimestre 2026 è seguito un ulteriore calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La pressione si trasmette anche attraverso trasporti e prodotti chimici. Nella semestrale del 6 agosto 2026, Metsä Board, produttore finlandese di cartoncino e kraftliner appartenente al gruppo forestale Metsä, ha scritto che il rincaro del petrolio causato dal conflitto in Iran ha aumentato soprattutto i costi logistici. L’elevata autosufficienza energetica ha sostenuto la competitività dell’azienda, ma non l’ha protetta dagli aumenti lungo la filiera.
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