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L’app IA che sussurra al capo e gli dice chi deve assumere

Claire agisce come i cacciatori di teste in carne e ossa: intervista al telefono i manager, crea l’identikit del candidato ideale, lo individua da sola online e lo ruba ai concorrenti

La svolta nel campo dei colloqui è iniziata con la selezione dei curriculum affidata all’IA. Ma ora l’intelligenza artificiale ha compiuto un salto di qualità: non si limita a fare una cernita preliminare, ma spiega direttamente ai datori di lavoro qual è il profilo giusto. Una rivoluzione nella rivoluzione che ha al centro uno società italiana, nCore Hr, e la sua Claire, un agente di IA in grado di gestire in autonomia ricerca, valutazione e interazione con candidati, responsabili delle risorse umane e manager. Fondata a Milano nel 2019 da Enrico Ariotti e Aldo Toja, nCore Hr si basa su una piattaforma cloud attiva in 13 lingue, in grado di elaborare oltre 27 mila curricula al giorno e di automatizzare fino al 60% delle attività. Nel 2025, secondo le stime preliminari, ha raggiunto un fatturato di 1,4 milioni, con una crescita del 40% rispetto all’anno precedente, e per il 2026 punta a un balzo a 3 milioni. Fra i clienti, big come Adecco, Saipem, Lamborghini e Bmw.

Al telefono


Ma come funziona Claire? Tutto parte con una telefonata ai vertici aziendali. Dall’altra parte della cornetta, al posto di una persona in carne e ossa, un algoritmo IA in grado di dialogare con gli imprenditori come un essere umano e sottoporli a un vero e proprio colloquio per capire quali sono le loro esigenze. Chi cercano? Di che competenze hanno bisogno? Un ruolo attivo, non passivo, visto che Claire, una volta ricevute tutte le informazioni, offre suggerimenti, prepara l’identikit del candidato ideale ed elabora l’annuncio da pubblicare sul web. Questo è solo il primo step: Claire non si limita a scremare i curriculum di chi si candida, ma cerca anche da sola profili papabili online, contattando chi ha competenze in linea con quanto richiesto, rispondendo alle loro domande, chiarendo i dubbi e fornendo tutte le informazioni sulla posizione e aggiornamenti costanti sul processo di selezione. L’app prepara poi una lista di candidati qualificati e organizza i colloqui. Una prima versione beta è stata lanciata a novembre e il 15 gennaio ci sarà il rilascio ufficiale per i clienti di nCore Hr. Da marzo sarà disponibile per tutto il mercato.

Piccole imprese


«Claire può essere molto utile alle Pmi», spiega il ceo Enrico Ariotti a Moneta, «A volte, per una piccola azienda senza un ufficio Hr interno, è complicato capire quali competenze deve possedere il candidato giusto, soprattutto quando si cerca qualcuno per coprire ruoli innovativi: il nostro sistema permette di colmare questo gap. Inoltre l’algoritmo comprende anche quali sono le soft skill necessarie ed è strutturato per evitare discriminazioni basate, per esempio, sul sesso». Un problema che diventa sempre più forte più si diffonde l’IA: molti studi hanno dimostrato che i sistemi automatizzati vengono programmati con bias che finiscono per favorire gli uomini. Claire invece è disegnata in modo da essere “cieca” davanti ai dati sensibili, in modo da non cadere in questa trappola. Una volta individuati profili interessanti, l’algoritmo li contatta per fargli l’offerta: «Claire manda messaggi personalizzati perché spesso bisogna strappare talenti alla concorrenza: sa tutto non solo sulla singola posizione, ma anche sull’azienda, sulle sue dinamiche interne e sulla sua filosofia organizzativa. Dati fondamentali soprattutto fra i giovani, che non guardano tanto allo stipendio quanto all’equilibrio fra lavoro, tempo libero e vita privata».

Lo studio


Un tema sempre più centrale, come dimostra la ricerca Cambiare lavoro in Italia: esperienze e attese, realizzata dall’Istituto Research Dogma per nCore Hr. Il 43% di chi vuole cambiare lavoro cerca uno stipendio migliore o più sicuro, ma ben il 32% è a caccia di un impiego più stimolante e il 25% spera in opportunità di crescita professionale. In Italia circa 10 milioni di persone, pari al 40% della popolazione attiva, sono alla ricerca di lavoro, sia di un primo impiego sia di un nuovo posto. Gli adulti tra i 45 e i 65 anni rappresentano il 54% del totale, distribuiti circa a metà fra uomini e donne. Il 43% di chi ha cercato lavoro negli ultimi tre anni è stato assunto ma fra questi un terzo ritiene probabile cambiare ancora nei prossimi tre anni. Sul fronte degli strumenti usati per la ricerca, il rapporto personale resta il più diffuso (46%), seguito dal telefono (35%). Positiva l’opinione sull’IA: quasi il 50% del campione è curioso o favorevole al suo uso nel processo di selezione. Solo il 27% sarebbe a disagio a fare un colloquio con un agente IA. E proprio questa sarà la prossima frontiera di Claire: «Fra febbraio e marzo», spiega Ariotti, «parteciperà ai colloqui e potrà dare ai responsabili delle risorse umane pareri sui candidati».

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