La Consulta boccia la legge dell’Emilia-Romagna guidata dal dem Michele de Pascale contro gli affitti brevi: la Corte costituzionale ha accolto il ricorso proposto dal governo contro due articoli.
Nello specifico, “la prima norma – spiega la Consulta in una nota – individuava, nell’ambito della categoria funzionale turistico-ricettiva, la specifica destinazione d’uso urbanistica denominata locazione breve, assoggettando quindi a titolo edilizio il mutamento d’uso di un’unita immobiliare da diversa categoria funzionale verso la destinazione locazione breve. La seconda norma prevedeva che i Comuni potessero individuare, nei propri strumenti di pianificazione urbanistica, ambiti determinati del territorio comunale nei quali l’insediamento della destinazione d’uso locazione breve era subordinato all’osservanza di specifiche condizioni“.
Gli articoli violati
Le norme, hanno spiegato i giudici, violano due articoli della Costituzione:
- l’articolo 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”)
- l’articolo 41 (“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”).
Le considerazioni della Corte
La Corte ha sottoposto le norme impugnate a un test di proporzionalità, ritenendo che “lo scopo perseguito (la limitazione dell’overtourism) sia meritevole di protezione, ma che l’articolo 4 sia sproporzionato rispetto a quel fine, in quanto valevole per l’intero territorio regionale. Inoltre, l’articolo 4 determina una disparità irragionevole fra i gestori di locazioni turistiche e i gestori di strutture ricettive extra-alberghiere, in quanto l’obbligo di passaggio dalla destinazione residenziale alla categoria turistico-ricettiva grava solo sui primi, benché le locazioni turistiche possano essere anche sporadiche, mentre le strutture extra-alberghiere devono essere gestite in forma imprenditoriale”.
Le proteste della Regione
Proteste della Regione Emilia Romagna, che per bocca dell’assessore Giovanni Paglia ha detto: “C’è un accanimento da parte del governo nel ripetere costantemente ricorsi sulle leggi di alcune regioni. La Corte Costituzionale giudica secondo diritto, non si accanisce e non fa nulla che non debba essere fatto: valuta e ci indica come seguire gli obiettivi che ci siamo dati, su alcuni aspetti che non voglio dire sono marginali”. Ma, specifica, “da un punto di vista politico” quelli che sono stati “individuati, non sono principi fondamentali, né dal punto di vista politico né dal punto di vista giuridico: sono aspetti che hanno bisogno di un aggiustamento.
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