Se nel 1770 il mugnaio Arnold di Sans-Souci invocava un «giudice a Berlino» per contrastare le angherie subite dal barone Von Gersdorf, a Roma nel 2026 si è trovato finalmente uno sceriffo per il Far West della sanità integrativa e per la vigilanza sui fondi pensione; ma ancora non si è deciso quali pistole (e quali munizioni assicurargli). Fuor di metafora la Covip guidata da Mario Pepe si sta attrezzando per garantire un controllo sempre più efficace sul sistema del welfare integrativo. Per anni Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) ha sviluppato la sua competenza più sul fronte del diritto che su quello squisitamente amministrativo.
Sanzioni, cosa cambia
Quando le sanzioni irrogate ai fondi – per qualunque irregolarità o inadempienza – sono nell’ordine delle centinaia di euro, si capisce che qualcosa non funziona. Se nel 2024 sono stati ricevuti poco più di 3.700 reclami (e il 26% è stato accolto) e l’eventuale sanzione – dopo settimane o mesi di istruttoria – è di 500 o 1.000 euro, vuol dire che c’è una gestione amministrativa inadeguata a una vera Authority di vigilanza.
Il governo ha ben compreso il problema e nella legge di Bilancio 2026 ha innalzato fino a 500 mila euro le sanzioni amministrative per violazione della disciplina sulle forme di previdenza complementare.
Il decreto Fiscale
Proprio in questi giorni, la conversione in legge del decreto Fiscale dovrebbe ridimensionare la cifra, portandola a 50 mila euro. I fondi pensione hanno fatto una forte pressione lobbistica per chiedere l’abbassamento della soglia prevista dalla legge di Bilancio. I legali rappresentanti dei fondi hanno avuto un brivido lungo la schiena, di fronte all’eventualità di dover rifondere in proprio – assicurazioni e norme contrattuali di difesa personale a parte – somme di questa portata, peraltro più congrue al volume di risorse gestite, almeno da parte dei fondi più importanti. La totalità delle risorse finanziare dei fondi pensione supera i 240 miliardi di euro, si capisce che una sanzione di 500 euro è abbastanza ridicola. Forse 500 mila è troppo, ma certo occorre avere munizioni coerenti al presidio di controllo che si vuole assicurare.
Mercato più snello
Il mercato si è rassodato: dei 629 fondi pensione attivi nel 2007, nel 2024 ne sono rimasti meno della metà. La gran parte della riduzione è dovuta alla diminuzione dei “fondi preesistenti” (da 433 del 2007 a 151), ma anche i fondi aperti sono calati da 81 a 38; quelli chiusi (contrattuali) da 42 a 33. Disboscare la giungla vuol dire poterla controllare meglio.
L’evoluzione di Covip verso lo “status” di una vera Authority di vigilanza passa anche attraverso la sua forza esibita (le sanzioni) e la sua capacità organizzativa (risorse e bilancio). Non a caso è stato aggiornato il contributo obbligatorio dovuto dai fondi alla Commissione: le forme pensionistiche complementari iscritte all’Albo devono versare lo 0,06 per mille delle risorse destinate alle prestazioni al 31 dicembre 2025 (o riserve matematiche, patrimoni di destinazione o valore complessivo delle quote in essere), con scadenza al 30 giugno.
La delibera di Covip si applica alle forme pensionistiche complementari iscritte all’Albo alla data del 31 dicembre 2025. Il contributo è dovuto per il 2026 e serve a coprire parte delle attività di vigilanza sul settore della previdenza complementare.
Il Fronte salute
Sul versante della sanità integrativa, dopo l’attribuzione a Covip (con il decreto Pnrr) dell’onere di vigilanza sul sistema senza regole che definisce il perimetro dei fondi sanitari – al netto dell’anagrafe presso il ministero della Salute – c’è stata una piccola rivoluzione. O come ha detto il presidente Covip, Mario Pepe, una vera e propria «colata di emendamenti» che hanno finito per togliere l’attribuzione del controllo alla Commissione.
Per fortuna l’operazione trasparenza sui fondi sanitari non si è fermata: d’ora in avanti saranno obbligati a pubblicare quei bilanci che finora non erano tenuti a rendere pubblici. A vigilare sui fondi, almeno per ora, non sarà la Covip. Tuttavia, l’obbligo di pubblicazione dei bilanci rappresenta un primo passaggio concreto verso il riordino del settore e una maggiore responsabilizzazione degli operatori. «È un passo importante: la scelta sulle ulteriori evoluzioni dell’assetto di vigilanza spetta al legislatore. La Covip è pronta”», come ha dichiarato poche settimane fa Pepe al Giornale.
Il faro sul sistema
Un faro sul sistema della sanità integrativa è sempre più necessario. Qualche numero non torna. In dieci anni, gli iscritti sono passati da circa 6 a oltre 16 milioni, mentre la spesa media pro capite è diminuita di circa il 40%: si tratta di una riduzione delle prestazioni, di una diversa composizione della platea o di inefficienze nella gestione? Con i bilanci in chiaro si potrà capire qualcosa di più in quella giungla che è cresciuta (324 fondi sono certamente troppi) senza regole e senza controlli, né controllori.
Anche in questo caso una vigilanza amministrativa sarà doverosa: si tratta di un mercato che gode di forti sgravi fiscali, come quello della previdenza complementare. E visto che si tratta di benefici scontati sulle tasse, ricadono sulla generalità dei cittadini contribuenti. Un vigile ci vuole, magari uno sceriffo.
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