A fine 2024, le risorse delle pensioni complementari erano arrivate quota 243,4 miliardi, in crescita dell’8,5% rispetto al 2023. Lo scorso anno, gli iscritti a forme di previdenza complementare erano 10,4 milioni per 273 forme pensionistiche, con risorse destinate alle prestazioni pari a circa 262 miliardi di euro. La crescita si conferma anche nei primi sei mesi del 2026, con un totale delle risorse destinate alle prestazioni pari a 273,2 miliardi di euro (+4,3% rispetto alla fine del 2025) e quasi 11 milioni di iscritti.
A rivelarlo, il rapporto “La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo”, elaborato da rappresentanti dei principali Fondi pensione italiani, con il supporto di Deloitte e Mefop in qualità di Advisor tecnici, presentato oggi a Roma.
Il confronto
Lo studio comparativo – basato prevalentemente su dati OCSE, Eurostat e Commissione europea, integrati da fonti nazionali, assumendo il 2024 quale principale anno di riferimento – ha analizzato undici sistemi pensionistici europei: Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera. Nel confronto internazionale emergono differenze significative nella diffusione e nella maturità dei sistemi complementari: Paesi come Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito presentano sistemi complementari consolidati, mentre Germania, Francia, Italia e Spagna registrano livelli di penetrazione significativamente più contenuti. L’Italia, dunque, nonostante la rilevanza quantitativa delle risorse complessivamente gestite, ha margini sostanziali di sviluppo della previdenza complementare.
I modelli osservati differiscono anche per i meccanismi di partecipazione, includendo sistemi basati sull’adesione volontaria, automatica, obbligatoria o incentivata dalla contrattazione collettiva. Gli asset gestiti in Italia dai fondi pensione arrivavano a quota 243 miliardi nel 2024, pari all’11,6% del Pil, a differenza di Paesi caratterizzati da meccanismi di adesione obbligatoria quali ad esempio Regno Unito con 2.360 miliardi di euro gestiti pari al 63,8 % del Pil e Paesi Bassi con 1.700 miliardi di euro pari al 92,3% del Pil.
In termini di risorse finanziarie complessive, secondo i dati dell’Inps, l’ammontare complessivo annuo delle prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31 dicembre 2024 è stato di 364,1 miliardi, con una crescita di un punto percentuale del rapporto tra spesa previdenziale e Pil nazionale: il dato più alto tra tutti i Paesi analizzati dal report.
Il ruolo dell’educazione finanziaria
Lo studio evidenzia il ruolo dell’educazione finanziaria quale condizione abilitante per una maggiore partecipazione alla previdenza complementare, soprattutto tra giovani, donne e categorie con livelli di copertura inferiori. Pur con il 71,3% dei presidi e il 55,4% dei docenti attivi sull’educazione finanziaria, i temi previdenziali, assicurativi e di digitalizzazione degli investimenti appaiono poco trattati nelle scuole, mentre il 21% dei giovani indica i social media e gli amici come primo impulso al risparmio pensionistico.
Il ruolo ambivalente dell’IA
L’ingresso dell’intelligenza artificiale e di una maggiore automazione nel mondo del lavoro – che, finora, secondo Eurostat coinvolge il 16,4% delle imprese italiane contro il 20% del dato medio Ue – invece, possono produrre effetti ambivalenti: da un lato sostenere la produttività nel medio-lungo periodo, dall’altro accrescere nel breve termine la discontinuità delle carriere e delle contribuzioni. Un aspetto che richiede una riflessione attenta sulle modalità di adattamento dei sistemi previdenziali alle trasformazioni strutturali dei percorsi professionali.
Come sono composti i portafogli previdenziali
Sul piano degli investimenti, i portafogli dei fondi pensione europei risultano prevalentemente composti da titoli di debito e investimenti azionari, affiancati, con intensità differente tra i Paesi, da immobili, fondi di investimento e attività alternative. Emerge inoltre una crescente esposizione alle componenti azionarie, nella ricerca di maggiori rendimenti di lungo periodo.
In Italia, i fondi detengono circa 80 miliardi di euro in titoli di stato (38,5% del patrimonio), percentuale più elevata dei paesi nel campione e 35,3 miliardi di euro in altri titoli di debito (17%), percentuale significativa, seppur inferiore rispetto a Paesi come Belgio (77%) e Regno Unito (62%).
Gli incentivi fiscali
L’Italia dispone di un sistema articolato di agevolazioni, che comprende la deducibilità dei contributi, la tassazione agevolata dei rendimenti e un trattamento fiscale delle prestazioni progressivamente più favorevole in funzione della durata della partecipazione. Nel confronto con i Paesi analizzati, emerge un sostanziale allineamento delle categorie di incentivazioni individuate dai singoli sistemi europei. Un’eventuale attività di omogeneizzazione degli incentivi porterebbe un beneficio in termini di semplificazione di futuri interventi e di confrontabilità tra i diversi sistemi.
Obiettivo integrazione dei sistemi in Europa
Il quadro regolamentare europeo attribuisce crescente rilevanza alla previdenza complementare: le iniziative connesse alla Savings and Investments Union, alla revisione della Direttiva IORP II e del Regolamento PEPP, insieme alle raccomandazioni in materia di auto-enrolment e sistemi di tracciamento pensionistico, testimoniano l’obiettivo di rafforzare la partecipazione e favorire una maggiore integrazione dei sistemi pensionistici complementari europei.
Pilastro strategico
«La previdenza complementare rappresenta un pilastro sempre più strategico per la sostenibilità del sistema pensionistico italiano», dichiara Fabio Pompei, CEO di Deloitte. «Le trasformazioni demografiche che interessano l’Italia e le altre principali economie europee stanno causando la contrazione della base contributiva dei sistemi pensionistici pubblici. L’invecchiamento della base demografica e la progressiva riduzione delle coorti anagrafiche in età lavorativa aumentano la necessità di rafforzare strumenti capaci di assicurare adeguati livelli di reddito alle future generazioni. È una sfida collettiva a cui tutti dobbiamo prepararci, consapevoli dei grandi cambiamenti in corso».
Il welfare del futuro
«Il welfare del futuro si decide oggi, e si decide con i giovani. Non servono promesse, servono strumenti. Educare al risparmio e alla pianificazione è il modo più serio per credere in loro e nella loro capacità di costruire un domani più sicuro, per sé e per il Paese. Per questo propongo un libretto di risparmio per ogni nuovo nato, con una dote iniziale di 1.000 euro. Un investimento vero, che parte dal primo giorno di vita e getta le basi di una previdenza complementare», afferma Gabriele Fava, presidente Inps.
Ruolo di primo piano
«I fondi pensione, nella propria funzione di investitori istituzionali, svolgono e saranno chiamati a svolgere sempre di più un ruolo di primo piano nella crescita economica dell’Italia. Attraverso la gestione di patrimoni sempre più rilevanti avranno un ruolo crescente nel finanziamento dell’economia reale, anche mediante investimenti con orizzonte di medio-lungo periodo in infrastrutture, imprese e progetti di sviluppo sostenibile», conclude Giovanni Maggi, Presidente Assofondipensione.
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