L’inizio del nuovo anno accademico è ormai alle porte ma per chi non può contare sul sostegno economico della famiglia, le porte degli atenei, soprattutto quelli più prestigiosi, rischiano di rimanere chiuse. Le borse di studio e le esenzioni messe a disposizioni dalle università sono utili, ma i criteri selettivi non consentono a tutti gli studenti bisognosi di beneficiarne. Per chi resta escluso, non tutto è perduto. Una possibile alternativa è il prestito d’onore, un finanziamento a condizioni agevolate pensato proprio per sostenere le spese legate alla formazione: dall’università ai master, fino ai dottorati e ai corsi di specializzazione.
Uno strumento che proprio quest’anno è stato profondamente rinnovato, diventando più accessibile. I primi numeri sembrano confermarlo: solo tra aprile e luglio sono state inoltrate oltre 1.000 richieste di verifica dei requisiti e già 356 richieste di finanziamento sul fronte bancario. Le novità introdotte dalla riforma potrebbero dunque aver rilanciato uno strumento che, fino a oggi, in Italia ha avuto una diffusione molto limitata rispetto agli altri Paesi europei, dove il credito studentesco è una prassi consolidata. «In Italia la forma principale di finanziamento degli studi è la famiglia. Il paradosso è che comprare un’auto a rate è una convenzione sociale accettata, mentre ricorrere al credito per la formazione viene visto con diffidenza», sottolinea Alessio Serio, fondatore di Personal Fisco. Il restyling però potrebbe offrire all’Italia la possibilità di svolta.
A rendere possibili le condizioni agevolate del prestito d’onore è il Fondo per lo Studio, gestito dalla società pubblica Consap. Il Fondo non presta direttamente il denaro allo studente, ma offre una garanzia statale che oggi copre il 70% dell’importo richiesto alla banca. È una delle novità più importanti, perché consente agli istituti di credito convenzionati di ampliare la platea dei potenziali beneficiari anche in assenza delle tradizionali garanzie personali. Non sono infatti previsti limiti legati all’Isee, né la firma di un garante e nemmeno un’ ipoteca immobiliare. L’unico vero metro di valutazione è il merito accademico. Per i neodiplomati è richiesto un voto di maturità di almeno 75/100; chi è già iscritto all’università deve invece essere in regola con i crediti formativi. Una condizione che deve essere mantenuta per tutta la durata dell’erogazione. Se infatti lo studente va fuori corso, abbandona gli studi o non rispetta la soglia minima di crediti formativi annuali, l’erogazione viene bloccata e scatta la richiesta di restituzione delle somme fin lì utilizzate.
Il nuovo Fondo amplia anche la tipologia dei percorsi finanziabili. Il prestito può essere utilizzato infatti non solo per le lauree triennali e magistrali, ma anche per master, dottorati di ricerca, corsi di lingue e istituti tecnici. È aumentato anche il tetto massimo finanziabile. Per gli studi svolti in Italia si può arrivare fino a 50mila euro, mentre per i percorsi di studio all’estero il limite sale a 70mila euro. Anche la procedura è stata semplificata. La richiesta di ammissione al Fondo avviene interamente online attraverso il sito Consap, utilizzando Spid o Cie.
C’è però un aspetto fondamentale da non perdere di vista: il prestito d’onore non è un contributo a fondo perduto. Si tratta a tutti gli effetti di un finanziamento e, quindi, da restituire. Il periodo di rimborso può andare da 3 a 15 anni, ma la restituzione non comincia immediatamente, bensì parte 30 mesi dopo la laurea. Una specie di periodo di grazia di due anni e mezzo per permettere di affacciarsi sul mercato del lavoro senza l’ansia immediata della rata.
Una volta terminato il periodo di sospensione, però, l’obbligo di rimborso diventa effettivo e le conseguenze di un mancato pagamento non sono diverse da quelle di qualsiasi altro finanziamento. In caso di insolvenza, scatta la garanzia pubblica a favore della banca, ma lo Stato si rivale poi sullo studente, avviando cartelle esattoriali e pignoramenti. Il mancato pagamento di sole due rate comporta l’iscrizione immediata nelle banche dati dei cattivi pagatori e conseguenti difficoltà nell’accesso futuro ad altri finanziamenti.
Ecco perché, prima di richiederlo, è fondamentale valutare con attenzione la propria capacità di rimborso. «Innanzitutto, bisogna accertarsi che sia realmente necessario, mettendo a sistema tutte le opzioni possibili tra borse di studio, esenzioni e risorse proprie. – avverte Serio – E, se è necessario, chiedere la cifra minima possibile, considerando anche che sugli importi utilizzati verranno calcolati gli interessi». Infatti, il tasso di interesse, seppur inferiore (anche di 6 punti percentuali) rispetto a quello di un prestito tradizionale, viene comunque applicato. Per capire se la rata sarà sostenibile una volta terminati gli studi, il suggerimento è fare una specie di stress test, simulando lo scenario peggiore, ovvero l’ingresso nel mercato del lavoro o l’avanzamento di carriera con uno stipendio inferiore alle stime iniziali. «Se la rata del prestito risulta sostenibile anche all’interno dello scenario negativo, allora l’operazione finanziaria ha semaforo verde», conclude Serio.
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