Oura, azienda finlandese di medtech nota per l’Oura Ring, l’anello smart che consente di monitorare il sonno e diversi parametri vitali, ha deciso di rinviare la quotazione al Nasdaq a causa dell’incertezza sui mercati. Una scelta che arriva nonostante la posizione dominante conquistata dall’azienda nel settore: Oura controlla oggi il 74% del mercato degli smart ring, cresciuto del 50% nel 2025 rispetto all’anno precedente.
L’esordio in Borsa era previsto per questa settimana. Lo scorso 21 settembre Oura aveva presentato formalmente i documenti per l’Ipo, puntando a raccogliere fino a 2,2 miliardi di dollari attraverso la vendita di 50 milioni di azioni.
Il business
Il caso Oura è particolarmente interessante anche per il suo modello di business. Il valore dell’azienda non risiede soltanto nell’hardware che vende – l’anello – ma anche nell’ecosistema di servizi e abbonamenti costruito intorno al dispositivo. Per accedere a tutte le funzionalità dell’Oura Ring è necessario un abbonamento da 5,99 euro al mese, che si aggiunge ai 429 euro necessari per acquistare l’anello. Di fatto, senza l’abbonamento, il dispositivo perde una parte significativa delle proprie funzionalità, come hanno segnalato alcuni consumatori.
La società punta a presentarsi come una realtà software, ma i numeri raccontano ancora una storia diversa: la maggior parte dei ricavi proviene infatti dall’hardware, con 974 milioni di dollari generati dalla vendita degli anelli contro i 240,5 milioni degli abbonamenti. Una struttura che, almeno per ora, la avvicina più a un produttore di dispositivi elettronici che a una software company, anche se è proprio la componente ricorrente degli abbonamenti a sostenere una parte significativa della valutazione di Oura.
I numeri presentati nei documenti per la Ipo mostrano comunque una crescita sostenuta. Nei primi nove mesi dell’esercizio, i ricavi sono aumentati del 74%, raggiungendo 1,21 miliardi di dollari, mentre gli abbonati paganti sono raddoppiati fino a quota cinque milioni. Anche la redditività ha mostrato un netto miglioramento. L’utile netto è salito a 60,8 milioni di dollari, rispetto agli appena 1,6 milioni dell’anno precedente. Nei documenti dell’Ipo, tuttavia, compare anche una perdita di 924,3 milioni di dollari attribuibile agli azionisti ordinari, un dato che aggiunge un elemento di complessità al quadro finanziario della società.
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