Dal mito di Prometeo, che rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, fino agli accendini placcati in oro e tempestati di diamanti, l’incanto della scintilla portatile continua ad ardere. È un’attrazione antica ma ancora oggi viva quella legata agli oggetti che addomesticano la fiamma e la rendono tascabile: ne è riprova il fatto che anche oggi, in un momento storico in cui il fumo è un rito quotidiano sempre meno diffuso, l’interesse per queste “scatole magiche” rimane sempre molto radicato. Soprattutto in alcune nicchie del collezionismo. «Nel mondo esistono molti club di appassionati, che custodiscono, vendono e comprano accendini molto pregiati. In particolare, negli Stati Uniti ci sono circoli con migliaia di iscritti e oggi i social network contribuiscono a mettere in contatto gli intenditori di ogni provenienza. Benché specialistico, dunque, il mercato è molto vivo», racconta a Moneta Carlo Valerio, uno dei massimi collezionisti a livello internazionale.
Passione antica
La storia dell’accendino affonda le sue radici ben prima della produzione industriale. Acciarini e pietre focaie erano già diffusi in epoca romana, ma è tra la fine del Settecento e l’Ottocento, soprattutto nell’Europa centrale, che si concentrano le prime innovazioni significative. Nel 1823, poi, il chimico tedesco Johann Wolfgang Döbereiner inventò un accenditore chimico basato sulla reazione tra idrogeno e platino. E da quel momento la fiamma dell’ingegno e della creatività iniziò divampare senza sosta. «I predecessori dei moderni accendini sono nati in Austria e in Germania, poi la produzione si è diffusa anche in Francia, Inghilterra e America. All’inizio del Novecento arrivano le versioni, diventate in alcuni casi in un vero e proprio status symbol», ricorda Valerio. In questa fase, infatti, i grandi nomi del lusso contribuiscono a rendere l’accendino un oggetto di alta manifattura: il salto di qualità avviene grazie a marchi come S.T. Dupont, Cartier e Dunhill, che ancora oggi rappresentano l’eccellenza nel settore.

In particolare sono firmati proprio Dunhill alcuni modelli a benzina particolarmente rari, diventati un’icona del periodo Art Déco e Liberty. «Ogni epoca esprime uno stile ben preciso. Un vero collezionista oggi cerca la rarità accoppiata alla bellezza, ma spesso quest’ultima prevale sulla prima. L’abbinamento tra questi due fattori rende un accendino davvero unico», testimonia Davide Blei, super collezionista di Dunhill a benzina, nonché detentore di pezzi unici e di esemplari alquanto sofisticati, tra cui un modello con orologio incorporato. Sul mercato si trovano attualmente accendini Dupont che possono valere migliaia di euro. La maison francese, da sempre fornitrice di capi di Stato e di grandi industriali, ha trasformato l’accendino in un oggetto di lusso estremo: un particolare esemplare in ottone, palladio e rubino, caratterizzato da complicazioni interne collocate nella scocca, è venduto attualmente a 92.700 euro.

Lusso tascabile
Ma il collezionismo di altissimo livello oggi si infiamma anche grazie alle creazioni storiche di Fabergé, Bulgari e Cartier, solo per citare le migliori case produttrici. L’azienda francese nota per i gioielli e gli orologi, in particolare, ha nel tempo alimentato una propria linea di accendini impreziosita da eleganti motivi decorativi. Il valore, in questi casi, può arrivare fino a 50mila euro per gli esemplari più esclusivi. Alle medesime quotazioni si trovano anche modelli targati Patek Philippe e realizzati in quantità estremamente ridotte nel secondo Novecento. Dal punto di vista strettamente economico, il valore di questi oggetti si consolida attraverso dinamiche ben note agli investitori in beni da collezione. Rarità, stato di conservazione, provenienza documentata e forza del marchio sono elementi decisivi.

«Spesso a fare la differenza sono i dettagli. E non mi riferisco solo a quelli tecnici, legati al funzionamento. Alcuni accendini sono infatti firmati e su particolari modelli d’epoca in argento è anche incisa la data di produzione. Gli appassionati sanno dare il giusto valore a queste finezze», ricorda ancora Valerio. Per valore e pregio, questi oggetti rientrano così nella macro-categoria che sul mercato e nelle aste raggruppa orologi, penne stilografiche, gioielli e accessori di alta manifattura. Dunque, altro che antiquariato: nel portafoglio degli investitori più disinvolti e curiosi, un accendino d’alta gamma continuerà a trovare posto senza difficoltà. «La collezionabilità di questi capolavori è molto alta, perché un pezzo raro ha un valore intrinseco che non si svaluta nel tempo». Avete da accendere?
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