Hanno segnato un’epoca, sancendo il passaggio dall’era analogica a quella digitale. Hanno trasformato il sogno del cervellone elettronico in realtà a portata di mano, tra schede madri essenziali e processori a 8 bit. Dai laboratori alle scrivanie, prendeva così forma la rivoluzione informatica. Oggi gli oggetti pionieristici protagonisti di quel periodo sono diventati pezzi da collezione ambiti in tutto il mondo e venduti a cifre record. Altro che obsolescenza programmata: gli esemplari più significativi sono testimonianze ancora oggi più vive che mai, accompagnate da un forte dinamismo nelle compravendite internazionali.
«All’estero il mercato dei primi dispositivi tecnologici è molto sviluppato e si dimostra in continua espansione. Stati Uniti, Regno Unito e Giappone sono centri nevralgici per questo segmento, che oggi anche in Italia inizia a suscitare particolare interesse», spiega a Moneta Stefania Pandakovic, direttrice del dipartimento Discovery&Tech presso Il Ponte Casa d’Aste. Non è un caso che, poco più di un anno fa, per la prima volta nel nostro Paese sia stata battuta all’asta una macchina Enigma, dispositivo della Seconda guerra mondiale usato dalle forze armate tedesche per la cifratura delle comunicazioni radio e telegrafiche. Quell’aggiudicazione, effettuata da Bolaffi per circa 95mila euro, ha rappresentato un punto di svolta per un ambito fino a quel momento poco esplorato nel contesto italiano. Il fatto che ad aggiudicarsi il cimelio sia stato un acquirente tedesco è un dettaglio in apparenza trascurabile ma in realtà curioso, rivelatore di una capacità attrattiva priva di confini.

Rivoluzione
«Come i libri hanno rivoluzionato il mondo e sono stati i primi contenitori del sapere su larga scala, così gli strumenti informatici hanno reso il sapere e il calcolo più accessibili. Oggi a ricercarli sono gli appassionati di tecnologia e chi ne apprezza il significato storico», argomenta l’esperta. Tra gli esemplari a cui i super collezionisti danno la caccia c’è sicuramente l’Apple-1, il primo computer della società di Cupertino, creato nel 1976 da Steve Wozniak e venduto inizialmente a poco meno di 670 dollari. Cifra ben distante rispetto ai 400mila dollari totalizzati all’asta quarantacinque anni dopo. Si stima che attualmente ne esistano circa 20 esemplari perfettamente funzionanti, dettaglio che rende questo dispositivo particolarmente desiderato (oltre che costosissimo). Un altro oggetto molto ricercato è il Commodore 65: presentato all’inizio degli anni Novanta, non arrivò mai nei negozi a causa del fallimento dell’azienda. Ne sopravvivono soltanto alcuni prototipi e le quotazioni hanno superato più volte i 50 mila euro. Anche l’Altair 8800, uno dei primi microcomputer per hobbisti, continua a registrare valutazioni elevate. Lanciato nel 1975, era venduto in kit di montaggio e disponeva di appena 256 byte di memoria nella configurazione base. Vanno forti nelle compravendite anche l’IBM 5150, ritenuto una pietra miliare dell’informatica di consumo, e l’Olivetti Programma 101, un’icona della storia informatica italiana che, nei casi meglio conservati e completi, può superare 100mila euro alla vendita.

Ruolo storico
«Il valore è dato soprattutto dalla rarità, dal ruolo storico dell’oggetto e dall’originalità dei componenti. Anche il funzionamento contribuisce in maniera significativa a far salire le quotazioni. Incidono inoltre la completezza del sistema e la documentazione di fabbrica», sottolinea Pandakovic, spiegando chiaramente che «non tutti i vecchi dispositivi custoditi da molti in soffitta hanno un valore collezionistico», proprio perché in genere mancano le suddette caratteristiche.
Il discorso vale anche per i primi telefoni cellulari, quelli con l’antennona, per gli iPhone e i BlackBerry. «Sono oggetti iconici, se non altro per il loro design, che tuttavia assumono una valenza collezionistica solo in particolari condizioni: quando non sono stati mai utilizzati o addirittura quando si trovano ancora sigillati col cellophane». Un rarissimo iPhone noto come 2G, nella sua variante di memoria da 4 giga ancora immacolata, è stato venduto nel 2023 per quasi 200mila dollari. Per le dinamiche di mercato già esposte, simili dispositivi sono destinati ad acquisire un valore crescente nel tempo. «Il nostro dipartimento Discovery&Tech è alla ricerca di nuovi lotti del settore, perché ora anche l’Italia inizia ad avere visibilità in questo mercato», chiosa Pandakovic. Nel modernariato tecnologico l’affare si chiude in un clic.
© Riproduzione riservata