In che modo l’IA ha cominciato a fare concorrenza all’uomo nel falsificare sé stesso? Una volta l’identità si ereditava dai genitori, una posizione sociale, i più fortunati un titolo nobiliare o altre possibilità, oggi non è più così. L’identità si può costruire, si può comunicare, si può amministrare in modo da apportare valore alle persone e alle comunità.
Questione di fiducia
Perché l’identità è una questione di fiducia, di relazione e di affetto e l’intelligenza artificiale è attiva anche nel campo delle truffe che fanno leva proprio su questi argomenti. Soprattutto nel campo del deepfake perché oggi video, voce, documenti e anche selfie sono diventati falsificabili con l’IA, ma la novità non è tanto la truffa che è sempre esistita ma la crisi del concetto di identità. Oggi le frodi con le identità sintetiche e con documenti generati dall’IA stanno crescendo rapidamente e al punto da costringere governi e aziende a ripensare all’autenticazione.
Falsificazioni
L’identità nell’epoca delle relazioni “a termine” non è mai stata così in crisi ma come tutte le questioni importanti si è trasformata in un mercato in cui la falsificazione non è che un fronte.
L’identità si basa in parte sull’apparenza, su quello che appare agli altri del nostro naso per dirla come Pirandello. E in parte è già falsificata dal nostro voler apparire qualcosa di diverso da quello che già si è.
Pensiamo a Linkedin dove le persone tendono a far emergere la versione migliore di sé, o alle narrazioni delle identità aziendali, ai ghostwriter dei politici e a volte degli stessi autori di libri.
L’illusione della leadership
O all’illusione della leadership venduta dai manager o al prestigio dato dalle università attraverso i percorsi di studio. Fino ad arrivare all’acquisto diretto di follower da parte degli influencer. Tutte queste operazioni sono finalizzate alla costruzione dell’identità. E l’identità si trasforma in credibilità e consenso. In un continuo processo di semplificazione e adeguamento della nostra umanità imperfetta alle esigenze e alle richieste di una società costruita sui numeri. E fino a un certo limite l’operazione è persino auspicabile se consente di relegare gli istinti deteriori fuori dalla dimensione pubblica sociale, oppure a costruire mode innocue o convenzioni virtuose.
Narrazioni
Gran parte di questo mercato dipende dalle nostre decisioni personali in termini di comunicazione del nostro valore e dalla narrazione più o meno convincente delle nostre esperienze lavorative.
Quindi, se l’identità è in parte già falsa, non potremmo dire che l’IA sta creando il problema ma lo sta aggravando perché va a contribuire all’attività di falsificazione svolta dall’uomo.
Senza contare che negli ultimi tempi sono emersi nuovi dettagli su organizzazioni internazionali con reti operative in Asia che facevano uso di IA, deepfake, curriculum e profili Linkedin falsi per costruire identità artificiali e per farsi assumere in aziende occidentali. In alcuni casi si trattava di realtà organizzate con la stessa efficienza di aziende.
I truffatori si candidavano per posizioni in remoto e ognuno gestiva diverse posizioni lavorative attraverso l’intelligenza artificiale incamerando anche gli stipendi e ricorrevano anche a controfigure locali pagate in Ethereum per presentarsi ai colloqui.
Contraffazioni tecnologiche
Questo per dare un’idea del livello di contraffazione tecnologica che ha raggiunto la nostra civiltà, che mette in crisi la già debolissima identità del consumista che si vede indifeso e privo di tutele di fronte a un mondo che per derubarlo può assumere l’identità dei suoi familiari più stretti.
Un consumista che può cedere alla tentazione del protagonista de Il sosia di Dostoevskij quando si sente invaso dal suo doppio: «Io me ne starò per conto mio, come se non fossi io» pensava Goljadkin; «lascio perdere tutto; non sono io, e tutto è finito: lui pure, forse, se ne starà per conto suo; brancolerà un po’, il birbante, certo, si rigirerà, ma finirà con il piantarla pure lui».
Pirandello
Se fino a poco tempo fa si cercava di impegnarsi per essere qualcuno tra poco potremmo trovarci nella condizione di dover lottare per dimostrare di esistere veramente. A costo di ritrovarci come il protagonista di Uno nessuno e centomila: «Nessun nome. Nessun ricordo oggi del nome di jeri; del nome d’oggi, domani. Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quella immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace non ne parli più. Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo».
Lotta alle fake news
Oggi l’IA sta distruggendo il monopolio delle élite nel costruire la finzione. Per questo è possibile che a breve acquisiscano sempre maggior potere i sistemi di lotta alla disinformazione e alle fake news perché diventerà sempre più importante certificare la realtà e sconfiggere le minacce informative.
E quando il potere potrà decidere non solo cosa è legale ma anche cosa è reale avremo definitivamente delegato agli altri la decisione su quello che siamo.
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