Sullo schermo a destra c’è una ragazza con i capelli rossi, a sinistra una bionda. Entrambe guardano verso la telecamera. In alto appare la scritta rossa “Live”, significa che sono in diretta. In sottofondo si sente musica latina. Fanno discorsi apparentemente senza senso, chiacchierano del più e del meno, a sentirle saranno in sei o sette ascoltatori. Sembra tutto lasciato al caso, ma così non è. Nell’inquadratura compaiono l’emoticon di un fiore, poi di una ciambella, e infine di un coniglio. E con i loro volti acqua e sapone, ogni volta che la piccola immagine colorata compare sullo schermo, ringraziano, mandano baci, fanno il cuore con le mani. Chi ha mandato una rosa ha inviato trenta monete digitali, che corrispondono a circa 34 centesimi. Chi ha spedito una “caccia alle uova”, o un castello, ha fatto di più: sono 1999 monete digitali, cioè 22,59 euro.
Tik Tok è pieno di questi “match”. A sfidarsi ci sono giovani e meno giovani, in contesti diversi, molti sembrano persone qualunque, altri si vestono come dei trapper, hanno tatuaggi e fanno la voce grossa. Compare ogni tanto a metà schermo l’immagine di un leone ruggente, o un’aquila, si sentono sullo sfondo la claque o risate finte, ma lo schema, nei suoi tratti principali, è sempre lo stesso.È sotto gli occhi di tutti un fenomeno già noto agli investigatori, meno a chi guarda questi video per la prima volta. Apparentemente innocui, sono i live sui social in cui due tiktoker si sfidano in diretta e in cui il senso ultimo non è vincere, piuttosto raccogliere denaro, inviato a piccole somme. Spesso denaro sporco, ovvero frutto di giri illeciti, che diventa pulito in pochi clic. Ne ha parlato, tra i primi, un report della Fondazione Magna Grecia, dal titolo Le mafie nell’era digitale. Focus Tik Tok, secondo la quale i match costituiscono un «sofisticato sistema di riciclaggio di denaro». Una forma molto ampia perché frammentata tra le varie piattaforme, quindi in qualche modo “imprendibile” rispetto alle Sos delle banche che riguardano grandi trasferimenti di denaro e che in Italia, solo nel 2025, sono state oltre 162 mila, con un incremento dell’11% rispetto al 2024.
carte prepagate
Le donazioni ai tiktoker (sotto forma di cuori, ciambelle, uovo nascosto) vengono spesso caricate con carte prepagate, o clonate, trasformano i proventi degli illeciti, ad esempio la droga, in denaro pulito. Si eludono controlli e tracciabilità attraverso connessioni da server esterni o wi-fi pubblici. L’influencer sottrae una quota al 50% della somma ricevuta (il resto è della piattaforma), e poi lo versa a figure intermedie o prestanome, legati alla criminalità organizzata. In dichiarazione compaiono spesso come redditi da “attività artistica libero professionale”. Secondo il maggiore Francesco Venditti, del nucleo speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche, si tratta di un «riciclaggio molto spiccio, perfetto quando si hanno piccoli capitali da riciclare, nell’ordine, insomma, di 100, massimo 200 o 300 mila euro». Si attrae un pubblico di adepti giovane, che ambisce a guadagni facili e che subisce l’infatuazione della criminalità, a cui si può chiedere «di riciclare 1.000, 2.000 euro».
È quindi più un sistema utilizzato da criminali esordienti, soprattutto nella camorra, che usano questi metodi quando hanno ancora un volume d’affari basso. «Da un lato mitizzano la loro attività- spiega Venditti – inneggiando alla criminalità per cercare nuovi seguaci, perché soprattutto nella camorra serve un po’ la carne da cannone, visto che è ancora una mafia che è molto ancorata sulla violenza». E TikTok, in questo contesto, cosa fa? Assolutamente nulla, a parte incassare la sua percentuale. Sulle transazioni non vi è nessuna verifica, idem sulla provenienza di questi fondi. «Viene spesso usato dal camorrista giovane che non ha particolari esperienze, né ingenti capitali. Per “sponsorizzarsi”, aumentare la sua popolarità e crescere nella scala criminale, ricorre ancora a un sistema grezzo come questo». Un altro sistema noto agli investigatori delle Fiamme gialle per raccogliere denaro su TikTok è il crowdfunding, una pratica legittima che può nascondere altri fini, come finanziare organizzazioni illecite, dalla mafia al terrorismo. Spesso capita che il contenuto del singolo reel di TikTok non abbia un significato in sé, perché l’unico scopo è quello di mettere online un contenuto che serva per incassare risorse. Se le persone fisiche possono sempre essere individuate, sanzionate (e bloccate), quando c’è di mezzo l’IA la storia si complica. «Generare un video con l’IA invece di girarne uno è molto più facile. Peraltro il suo uso a fini illeciti risiede ancora su un terreno spinoso perché non ci sono pronunce chiare in materia».
Banconote contraffatte
C’è poi un livello intermedio, che è quello dei gruppi Telegram o lo stesso Whatsapp, dove vengono creati dei gruppi ad hoc. Molti hanno come scopo principale proprio «quello di fare attività illecita, che sia vendere banconote contraffatte, che sia a scopo di riciclaggio, che sia a scopo di vendita di sostanze stupefacenti». Telegram è la piattaforma preferita: anche perché i gruppi sono pubblici. «Di solito l’acquirente cede criptovalute o denaro contante e riceve un bonifico istantaneo oppure viceversa, oppure fa transitare il denaro sporco, frutto degli illeciti». Su questi gruppi capita di incorrere nelle meta-truffe: i cosiddetti “wannabe money launderers” (cioè gli aspiranti riciclatori) che vengono truffati dal criminale che, invece di banconote reali, fornisce loro banconote contraffatte. Casi in cui, per ovvie ragioni, nessuno denuncia. Se finora abbiamo parlato di livelli basso e intermedio, quello top del riciclaggio è ovviamente la blockchain, dove non per forza è necessario avere persone disponibili disposte a riciclare liquidità. Il vantaggio per i criminali è che il sistema registra la transazione ma non il proprietario del portafoglio che rimane anonimo. «Nella blockchain – osserva Venditti- le commissioni sono molto più basse, perché utilizzare un mixer in blockchain ha delle commissioni sensibilmente inferiori, parliamo dell’1-2% ma forse anche più basse, quando invece le persone mediamente chiedono una percentuale del 10 se non il 20% addirittura per fare il riciclaggio». Un altro vantaggio è che «non hai bisogno di una rete, con una transazione puoi riciclare miliardi di euro, e ti interfacci con uno smart contract che è una funzione automatizzata della blockchain. Non è una persona, ed è un sistema molto più efficace». Ecco perché la cyber security dovrà occuparsene in un sistema ormai in cui le mafie fanno da broker per gli approvvigionamenti di beni tecnologici e militari.
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