Non è un semplice orpello, né un mero supporto: la cornice è parte integrante dell’opera. Anzi, in alcuni casi è l’opera stessa. Rifiniture pregiate, materiali scelti e armonie estetiche caratterizzano infatti gli esemplari antichi più pregiati, che sul mercato raggiungono quotazioni pari a quelle dei dipinti d’autore. I cataloghi delle grandi aste parlano chiaro, offrendo ai potenziali acquirenti dei pezzi che vivono di vita propria e che superano il loro ruolo originario, entrando così in uno specifico ramo del collezionismo.
Abbinamenti
«Il mercato non è affatto di nicchia, perché segue la rigogliosa corrente delle compravendite artistiche. Oggigiorno, infatti, è molto raro trovare un dipinto accompagnato dalla sua cornice originale, piuttosto esiste una propensione ad acquistare un elemento decorativo dal valore intrinseco, per poi abbinarlo al meglio. In genere, gli intenditori accoppiano un quadro e una cornice accomunati dal medesimo periodo storico, ma sono sempre più diffusi i casi in cui questa regola non viene rispettata alla lettera», spiega a Moneta Alberto Vianello, capo dipartimento Arredi e Oggetti d’Arte presso Pandolfini Casa d’Aste.

Del resto, gli accostamenti più originali spesso sono anche i più riusciti, soprattutto in un periodo storico in cui il gusto contemporaneo tende a privilegiare le contaminazioni. In linea generale, tuttavia, esistono delle chiare peculiarità che segnano una progressione temporale ed estetica nella realizzazione delle cornici. «In epoca rinascimentale abbiamo le cosiddette cornici a cassetta, molto lineari, con una fascia larga e un bordino ai lati: si va dai modelli laccati più semplici a quelli in oro zecchino, con punzonature o lavorazioni. Gli esemplari più decorati arrivano successivamente, con le dentellature e gli ovoli di fine Cinquecento. Nel Seicento, con il Barocco, vengono realizzate cornici sempre più ricche, intagliate e mosse, con riccioli e fiori. È il caso delle cornici fiorentine di palazzo Pitti. Nel Settecento si torna invece a linee più semplici, ma comunque decorate, mentre dal secolo successivo i cambiamenti diventano più veloci», sintetizza l’esperto.
Lavorazioni pregiate
Per la quasi totalità, gli esemplari più diffusi sul mercato sono in legno, ma esistono anche pezzi altrettanto pregiati in metallo o bronzo. «Si tratta di cornici molto piccole, utilizzate principalmente per le miniature». Al di là dei casi particolari, il legno dorato risulta di gran lunga il più diffuso e anche il più apprezzato dai collezionisti. Le quotazioni rispecchiano questa tendenza. Una cornice settecentesca emiliana in legno dorato e intagliato a foglie di cavolo, ad esempio, vale circa 2mila euro, ma ci sono anche esemplari fiorentini cinquecenteschi da oltre 7mila euro. E poi sale sempre più, di pari passo con la ricercatezza: le cornici antiche di altissimo livello, soprattutto italiane, francesi o spagnole tra Rinascimento e Barocco, totalizzano aggiudicazioni da decine di migliaia di euro alle aste.

«Il valore è fatto innanzitutto dalla rarità, dalla lavorazione, dallo stato di conservazione. Se una cornice è manomessa o danneggiata, vale meno», puntualizza Vianello. A differenza di quanto accade con altri beni da collezione, l’autore qui non è un elemento distintivo. «Le cornici sono realizzate per lo più da singoli artigiani. Esistono comunque dei disegni di riferimento attribuiti a grandi nomi come Giuseppe Valadier per Roma, Giovan Battista Foggini per Firenze e Carlo Dolci per palazzo Pitti». Per gli esemplari più costosi, che rappresentano un investimento vero e proprio, il legno è impreziosito da pietre dure, inserti in tartaruga e madreperla. In questo caso, l’oggetto ha un valore specifico anche senza la necessità di essere accompagnato da un dipinto. E così, da complemento, diventa protagonista di un “quadro” collezionistico da intenditori.

© Riproduzione riservata