Innovazione, efficienza, rispetto della natura e dei suoi prodotti. Ma soprattutto sviluppo industriale. La vera sostenibilità non è uno slogan fine a se stesso, ma una leva di crescita. Vinext, azienda italiana specializzata nello sviluppo di tecnologie e biotecnologie per il settore enologico, brassicolo e agroalimentare, è l’esempio perfetto di come l’innovazione sostenibile vada di pari passo con l’industria e la redditività.
«Quando ho fondato questa realtà nel 2015, dopo anni d’esperienza del settore, ho pensato di applicare la ricerca e lo sviluppo all’enologia, convinto che la sostenibilità non fosse un concetto astratto. Avevo capito che il segmento fosse alla ricerca di un miglioramento attraverso un minore ricorso alla chimica. Così ho ideato una pmi innovativa. Oggi, più del 50% dei nostri ricavi è incentrato su tecnologie che accompagnano una vera sostenibilità in quattro linee di business: enologia, agro, ingegneria e detersione», spiega a Moneta Salvatore Vignola, amministratore delegato di Vinext, società che proprio un anno fa (l’8 agosto scorso, per l’esattezza) si quotava in Borsa.
I numeri raccontano l’avanzamento dell’azienda, che nel 2025 ha totalizzato ricavi per 6,4 milioni (in crescita del 24% sull’anno precedente), con un valore della produzione a 7,1 milioni e una redditività che sfiora il milione (+90,7% sul 2024). «A un anno dalla quotazione siamo soddisfatti ma possiamo crescere ancora: stiamo già lavorando a un paio di acquisizioni di aziende sinergiche a Vinext con lo sguardo all’estero, dove peraltro siamo già presenti», commenta Vignola.
Tra i pilastri di Vinext c’è soprattutto il già citato segmento Agro, nell’ambito del quale viene in particolare prodotto un polimero super assorbente Made in Italy che agisce come riserva d’acqua per i vigneti in periodi di scarse precipitazioni e come drenante in caso di eccesso di acqua in stagioni piovose. PolyGreen, questo il nome dell’innovazione biotecnologica, funziona come una “spugna” vicino alle radici; trattiene l’acqua piovana o di irrigazione fino a 150 volte il suo peso e la rilascia gradualmente alla pianta in un arco di 20-30 giorni. «Dopo il riscontro positivo di mercato sulle aziende, ora è venduto anche al dettaglio. E, vista la sua versatilità di utilizzo, anche diversi Comuni virtuosi, da Giavera del Montello a Bellaria, da Bardolino a Verona, hanno scelto di adottarlo, ottenendo un dimezzamento del consumo di acqua e dei costi di manodopera per la gestione del verde», chiosa Vignola.
Nella divisione Biotecnologie, invece, Vinext ha applicato l’economia circolare alla vendemmia, introducendo attivatori di fermentazione naturali che recuperano il lievito esausto dall’industria della birra (uno scarto industriale) per reimpiegarlo come attivatore biologico nella vendemmia stessa, riducendo l’uso di prodotti chimici. Anche la divisione Engineering punta a coniugare sostenibilità ed efficienza. Tra le soluzioni sviluppate c’è il recupero dell’anidride carbonica prodotta naturalmente durante la fermentazione, che viene riutilizzata per generare il freddo necessario alle cantine, riducendo i consumi energetici. L’azienda ha inoltre messo a punto una tecnologia per stabilizzare i vini a temperatura ambiente, evitando il raffreddamento prolungato dei serbatoi e il ricorso ad additivi chimici.
«Vogliamo essere punto di riferimento nell’innovazione circolare per le filiere agroalimentari, trasformando le sfide in opportunità di valore. Sempre più aziende si stanno infatti rendendo conto che puntare sulla sostenibilità porta a benefici concreti. L’investimento è ammortizzabile e poi permette di abbattere costi, rende più competitivi», sottolinea l’imprenditore. Sul fronte della ricerca, infine, Vinext sta sviluppando una tecnologia che consente di “decolorare” i vini rossi, i cui volumi venduti sono calati sui mercati mondiali, senza coadiuvanti chimici ma solo utilizzando processi fisici a membrana che garantiscono un rispetto qualitativo del prodotto. «Siamo solo in una fase di ricerca, ma siamo convinti che questa soluzione possa avere un’applicazione efficace e versatile fuori dall’Europa».
L’orizzonte a cui guarda Vignola è infatti internazionale, anzi intercontinentale. «L’India è ad esempio un mercato molto interessante nell’ottica della diversificazione. Stiamo infatti esportando le nostre tecnologie ai segmenti dei soft drink, della birra e dei dealcolati. Guardiamo anche al Sudafrica e al Sud America, in Cile in particolare. All’estero c’è richiesta di tecnologia italiana, siamo riconosciuti come innovatori». Il Made in Italy della sostenibilità germoglia rigoglioso quando trova il terreno fertile dell’impresa.
© Riproduzione riservata