C’è stato il caso di $hawk, la memecoin di Haliey Welch, influencer di 22 anni del Tennessee diventata famosa per il meme Hawk Tuah Girl, che nel 2024 ha raggiunto un valore di mercato da 490 milioni di dollari, per poi perdere il 95% nel giro di poche ore. Oppure Cuba, lanciato nel maggio 2025: un progetto di criptovaluta che si basava su messaggi di profili social legati al governo dell’Avana, che ha subito un crollo verticale, passando nel giro di 48 ore da 150 milioni di dollari a meno di 5 milioni. E ancora il token $Car (Central African Republic Coin), nato dopo l’annuncio della Repubblica Centrafricana di voler sviluppare una propria criptovaluta con lo scopo, secondo quanto presentato, di realizzare un «esperimento di sovranità digitale»: nelle prime settimane dal lancio, ha registrato una crescita di oltre il 500%, per poi collassare del 95%. Le memecoin sono un tipo particolare di criptovalute che, a differenza di quelle più comuni mutano, il valore sulla base del supporto degli utenti dei social media e delle comunità online. Li hanno messi sul mercato anche membri della famiglia Trump: il tycoon con la moneta $Trump, lanciata in occasione del secondo giuramento come presidente Usa, ha raggiunto un picco di 72 euro per singola azione in 24 ore. Anche la first lady Melania ha lanciato la sua criptovaluta, con la sua $Melania. Per dare qualche dato, i memecoin hanno un valore che, nei soli Stati Uniti, ha sfiorato i 4 miliardi di dollari nel 2023, con un balzo in avanti del 53% rispetto al 2022.
Rapidità ed economicità
Il problema è, anche in assenza di un quadro normativo uniforme tra Europa e Stati Uniti, possono rappresentare, secondo gli analisti, un serio rischio per gli investitori. Per la loro estrema volatilità, vengono anche dispregiativamente chiamate “shit coin”, termine che non ha bisogno di traduzioni: sono infatti impiegate non solo nelle frodi finanziarie, ma anche nel riciclaggio di denaro sporco per le organizzazioni criminali. Gli analisti Allegra Canepa e Lorenzo Savastano hanno scritto numerosi approfondimenti sul fenomeno delle memecoin sulla rivista della Guardia di Finanza, tra cui un saggio molto articolato dal titolo Il mercato delle memecoin tra cripto-frodi e riciclaggio. Spiegano gli esperti nel paper che è stato presentato anche all’Università degli Studi di Milano e in vari convegni, che «il valore attribuibile ad una memecoin è altamente soggettivo, vista la sostanziale mancanza di utilità correlata, e guidato dall’hype, cioè dall’attenzione attribuita alla memecoin dalla comunità di riferimento». Ecco perché, sottolineano, «ciò significa che può subire notevoli variazioni, compresi incrementi rapidissimi seguiti da altrettanto veloci crolli, addirittura in un solo giorno.
Quando ciò avviene in molti casi, si è di fronte a frodi». Spesso si tratta di truffe “pump and dump”, uno schema in cui si gonfia al massimo il prezzo di una moneta digitale per poi venderla selvaggiamente. Per quanto riguarda il caso Cuba, spiegano Canepa e Savastano, la campagna di hype «ha sfruttato strumenti di intelligenza artificiale per generare comunicati falsi, articoli automatizzati e video con sintesi vocale, amplificando la percezione di legittimità». Ma, come avviene appunto in questi casi, una volta attirata una massa critica di investitori, il progetto ha subito un crollo verticale. Stessa situazione nel caso di Malasya Coin: in tale vicenda, segnalano sempre gli autori, la campagna di lancio è stata amplificata dall’uso illecito di profili social governativi – tra cui un account ministeriale temporaneamente compromesso – che hanno annunciato la creazione di un “token nazionale”, innescando una corsa all’acquisto. Le perdite sono state di circa 1,7 milioni di dollari.
Gli analisti segnalano ancora come i «meme coin presentano elementi di appetibilità a fini di riciclaggio per la loro incerta qualificazione giuridica, per la loro commercializzazione limitata temporalmente, per il fatto che possono essere appunto applicate tecniche di pump and dump», ma anche «la rapidità ed economicità di realizzazione che consentono una costante crescita del loro numero così come del volume degli scambi». Da qui un esempio evidente della loro appetibilità per gli ambienti criminali.
Nel Regno Unito nel 2022, segnalano, «una street gang operativa nel traffico di droga aveva coniato e commercializzato una propria meme coin per riciclare denaro proveniente dalle sue attività illecite, ricorrendo proprio alla tecnica del pump and dump e alla pubblicizzazione sui social media per attrarre non grandi investitori bensì un alto numero di individui proprio per sfruttare anche scarsa educazione finanziaria e coinvolgimento generato dalla comunità social». Un altro esempio emblematico, secondo gli autori, è il caso di una memecoin coniata a inizio 2025 «avente quale contenuto ispiratore il suicidio di un uomo con un certo numero di follower e coinvolto in truffe sulle memecoins, il quale aveva chiesto di trasformare proprio l’evento tragico che avrebbe posto in essere in una memecoin il cui valore ha raggiunto i due milioni di dollari».
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