«Mi dia un caffè lungo». «Quanto lungo?». «Novanta giorni!». Ho comprato un espresso a rate. O meglio, per essere precisi, ho dovuto raggiungere la soglia dei 5 euro, livello minimo per un micro finanziamento che somiglia molto a una paghetta (da restituire). Ma il risultato non cambia: quello che per generazioni di italiani è stato il simbolo stesso del consumo quotidiano, immediato, insignificante nella contabilità familiare, oggi può essere pagato in novanta giorni. Pochi istanti di piacere, novanta giorni di rate, anzi «ratine». Ma l’espresso è solo un esempio.
Benvenuti nell’epoca in cui tutto (o quasi) si compra subito e tutto (o quasi) si paga dopo, il più tardi possibile. Con Paypal e con sistemi come Scalapay o Klarna, solo per citarne alcuni, il credito al consumo ha smesso di avere l’aspetto austero di una finanziaria, non richiede più necessariamente la solennità e in taluni casi l’imbarazzo di una firma davanti a un impiegato e soprattutto non riguarda soltanto l’automobile, la lavatrice, il frigorifero o il televisore. Adesso si dilaziona la normalità. Se la vita scorresse in un grande orologio economico, le ventiquattr’ore sarebbero dilatate in novanta giorni, almeno.
Il numero magico di partenza è tre: tre rate, tre mesi, tre piccoli prelievi che hanno il vantaggio psicologico di far sembrare economico quasi tutto. Anche quello che è già economico. È uno slittamento tecnologicamente comodissimo e finanziariamente geniale, che però cambia la nostra percezione del denaro.
Perché ora possiamo rateizzare anche ciò che potremmo tranquillamente pagare. Non perché ne abbiamo bisogno, ma perché possiamo farlo. Il debito, anzi il micro debito, da eccezione è diventato abitudine, da strumento finanziario è diventato stile di vita, e soprattutto è riuscito nell’impresa più difficile: smettere di sembrare debito. Un’opportunità o un pericolo? Più la prima che la seconda. Ma, come spesso accade, la tecnologia, anche applicata all’economia, ha un animo neutro, la sua pericolosità dipende dallo spirito di chi la utilizza. Possibilmente con parsimonia, non tutta in una volta: a rate.
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