Dove sta andando il collezionismo italiano? E soprattutto, qual è l’identikit delle nuove generazioni? Se lo chiedono galleristi e dealers, soprattutto coloro che hanno i magazzini pieni di opere che fino a ieri facevano volare il mercato con i cosiddetti “nomi sicuri”. Ma cosa ci riserva il destino? Una cartina tornasole arriva da manifestazioni come Mercanteinfiera che inaugura la prossima settimana l’edizione primaverile a Parma e che rappresenta lo specchio delle trasformazioni profonde che stanno attraversando quel collezionismo medio che oggi rappresenta lo zoccolo duro delle compravendite d’arte nostrane.
La kermesse sembra funzionare a menadito per descrivere un mercato in ridefinizione: un luogo dove convivono arti decorative, modernariato, design d’autore, vintage, memorabilia, arte del Novecento e oggetti difficili da incasellare. La fiera è dunque una spia, ma è interessante ciò che ci rivela. Il primo dato strutturale riguarda la solidità del collezionismo medio e medio-basso. Un dato globale, che emerge dai rapporti annuali di Art Basel-Ubs e Deloitte, è significativo: se le vendite globali di arte e antiquariato hanno subito nel 2024 un calo del 12% il numero totale di transazioni è in realtà cresciuto del 3%, riflettendo una vivace attività nei segmenti a prezzi più bassi. Proprio su questo paradosso si spiega il successo di manifestazioni come Mercanteinfiera.
Intendiamoci, non stiamo parlando di acquirenti della domenica; anzi, si tratta spesso di appassionati competenti, con una capacità di spesa che parte da cifre accessibili ma può crescere nel tempo. Negli anni, la fiera di Parma è stata terreno abituale di passaggio di importanti critici e storici come Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio e Flavio Caroli.
A dominare non è il segmento delle grandi aggiudicazioni internazionali, ma una fascia intermedia dinamica e resiliente, meno esposta alla speculazione e più orientata a scelte ponderate. I più recenti report parlano di un mercato in trasformazione: cresce il peso degli under 40, aumenta l’attenzione verso asset tangibili alternativi e si consolida un approccio che considera arte e design anche come elementi identitari. Un secondo elemento chiave è la crescente trasversalità dell’offerta. Accanto all’antiquariato si afferma con decisione il design d’autore del secondo Novecento: illuminazione iconica, arredi modernisti, oggetti radical, vetri e ceramiche firmate.
Un aspetto che contraddistingue questa nuova generazione di collezionisti è una minore deferenza verso i “grandi nomi” storicizzati dell’arte moderna e una maggiore attenzione per oggetti dotati di forte riconoscibilità estetica e narrativa. Il design possiede un vantaggio: è abitabile, fotografabile, condivisibile, integrabile nella quotidianità, diventa parte dell’ambiente domestico e dell’immagine pubblica di chi lo sceglie. Il collezionista under 40 non cerca necessariamente il maestro musealizzato, ma un oggetto coerente con il proprio immaginario: un arredo anni Settanta, una lampada iconica vista al cinema, un pezzo radical che evochi controculture e sperimentazione. Ma anche un manifesto d’autore o una fotografia, non solo configurabile come un bene patrimoniale ma come un “dispositivo narrativo”.
Se diamo un’occhiata al programma di Mercanteinfiera che si inaugura sabato 7, vedremo il nostro Novecento rappresentato attraverso arte, design ma anche oggetti e immaginari condivisi: dai calamai come memoria della scrittura, fino agli accessori delle vittorie olimpiche, dalle icone del Festival di Sanremo alla cultura pop televisiva di Happy Days. Arte, dunque ma non solo. E poi ovviamente, tra gli oltre 1.000 espositori presenti, oggetti capaci di attivare un’immediata connessione emotiva: arredi di modernariato italiano, lampade del periodo d’oro del design, pezzi unici di arti decorative del Novecento, insegne luminose vintage, jukebox, manifesti cinematografici. Non si tratta di un’alternativa “facile” a quella delle arti maggiori come dipinti e sculture, ma di oggetti che spesso funzionano come porte d’ingresso al collezionismo, grazie a prezzi relativamente accessibili.
Resta infine palpabile una dimensione emotiva che è decisiva: ovvero la “caccia al tesoro”. In un mercato globale sempre più trasparente e digitalizzato, la possibilità di scoprire un oggetto sottovalutato, un autore non ancora pienamente riconosciuto o un affare inatteso continua a esercitare un richiamo ancestrale e irresistibile…
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