E’ passato oltre un secolo dal tempo in cui una donna, per vendere un bene o investire il proprio denaro, doveva chiedere il permesso al marito. Eppure, oggi, solo una donna su dieci investe nei mercati finanziari. Il dato, fotografato da Xtb in occasione dell’8 marzo, è piuttosto desolante: in Italia la percentuale di investitrici è pari al 9%. Una quota in crescita rispetto agli anni precedenti, ma ancora lontana da quella di altri Paesi europei come Romania, Portogallo e Repubblica Ceca, dove la partecipazione femminile ai mercati finanziari è sensibilmente più alta (come mostra il grafico). «Questo indica che si sta attivando un movimento internazionale verso una maggiore inclusione finanziaria, che anche il nostro Paese può cogliere e sostenere», ha dichiarato Gaia Zerbola, marketing & partnerships manager di Xtb.

Ma perché l’Italia resta indietro? Una ricerca commissionata da Revolut e condotta da Dynata su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne rivela che il 60% delle donne ritiene che siano considerate meno esperte degli uomini in materia finanziaria. Non si tratta di una reale mancanza di competenze, ma di un pregiudizio che si è sedimentato nel tempo, alimentato da stereotipi culturali, da un’educazione familiare differenziata e da una narrazione che associa la prudenza al femminile e il rischio all’iniziativa maschile. D’altronde, fino all’abolizione sancita dalla legge del 1919, l’istituto dell’autorizzazione maritale imponeva alla moglie di ottenere il consenso del marito anche solo per aprire un conto corrente, per vendere o acquistare una casa o per disporre liberamente dei propri beni. Anzi, in realtà, la piena parità tra coniugi nella gestione dei soldi è avvenuta solo con la riforma del diritto di famiglia del 1975, poco più di 50 anni fa. Le leggi cambiano in una data precisa, ma la cultura, molto più lentamente.
Eppure, quando le donne investono, lo fanno meglio. Gli investimenti effettuati in Europa dalle donne hanno superato quelli degli uomini del 4% (dati al 2024), con una performance media migliore del 2,6%, grazie a disciplina, visione di lungo periodo e minore propensione a decisioni impulsive. Anche i numeri raccolti da Revolut in Gran Bretagna raccontano come la percezione di minore competenza sia disallineata rispetto ai risultati reali: sebbene siano considerate meno esperte dal 44% degli inglesi, le donne che hanno investito sulla piattaforma lo scorso anno hanno ottenuto rendimenti superiori del 4% rispetto ai colleghi maschi.
Su cosa puntano le donne
Tornando alla ricerca di Xtb, il profilo dell’investitrice in Italia è quello di una donna di 39 anni in media, più bassa rispetto ai 41 anni dell’anno prima, ma superiore rispetto agli uomini (l’età media maschile è di 35 anni).
Le investitrici tendono a preferire forme di investimento più tradizionali e mostrano un approccio prudente, ma in evoluzione. Cresce infatti l’esposizione azionaria rispetto all’anno precedente: l’11% dei loro portafogli è stato destinato alle azioni, contro il 6% del 2024. Questa maggiore partecipazione non si traduce però in una ricerca di elevata volatilità, bensì in una selezione orientata a titoli percepiti come solidi e radicati nel contesto nazionale, come Unicredit, Intesa Sanpaolo e Leonardo. Nella maggior parte degli altri Paesi, invece, il portafoglio delle investitrici è spesso orientato verso titoli legati ad aziende tecnologiche e di intelligenza artificiale internazionali, sintomo di una visione finanziaria di più ampio respiro.
Anche nel mondo dei fondi e degli ETF emerge un orientamento verso grandi indici globali, a dimostrazione di una crescente apertura verso mercati internazionali pur mantenendo un profilo equilibrato e prudente.
Tech e IA come nuove alleate
Un altro segnale di trasformazione arriva dal digitale. Il 75% delle transazioni delle investitrici italiane avviene oggi via smartphone, rispetto al 48% del 2024, segnalando che l’investimento non è più un’attività occasionale legata a strumenti tradizionali, ma un gesto integrato nella quotidianità. «Guardando al futuro, la democratizzazione degli investimenti e l’accesso a formazione pratica possono contribuire a colmare il divario. – sottolinea Zerbola – Le investitrici italiane stanno adottando strumenti digitali in modo sempre più naturale, integrando gli investimenti nella quotidianità».
In questo scenario, anche l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale possono rappresentare alleati preziosi. «La finanza sta entrando in una nuova fase in cui tecnologie avanzate stanno diventando accessibili a un pubblico molto più ampio. – avverte Arjeta Haskaj, responsabile delle piattaforme di Swissquote – Strumenti che in passato erano riservati agli operatori istituzionali stanno progressivamente arrivando anche agli investitori individuali. Questo rappresenta un’opportunità importante, soprattutto per le donne che storicamente non sono sempre state incoraggiate a partecipare al mondo degli investimenti».
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