Nonostante conflitti e guerre commerciali, l’export agroalimentare Made in Italy fa segnare un nuovo record chiudendo il 2025 con un valore complessivo di 72,4 miliardi di euro, il massimo di sempre, grazie ad un balzo del 5% rispetto all’anno precedente. E il futuro potrà essere ancora più brillante grazie all’effetto delle Olimpiadi invernali appena concluse e ai nuovi accordi di libero scambio siglati dall’Unione Europea. Al netto dei possibili impatti negativi della guerra in Iran. Anche le eccellenze alimentari, celebrate durante le giornate di Milano-Cortina, hanno infatti le carte in regola per fare incetta di “medaglie” sul mercato globale grazie alla grande azione di promozione, autentica e spontanea, realizzata dagli atleti in mondovisione sui social. Mentre il via libera provvisorio all’accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur apre grandi prospettive di crescita in quei mercati.
«Un accordo storico, atteso da tempo, che per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivo», ha dichiarato il presidente di Federalimentare Paolo Mascarino. Significa in pratica che le spedizioni di cibi e bevande Made in Italy in quei mercati potrebbero praticamente raddoppiare per raggiungere il valore di un miliardo all’anno, che peraltro compenserebbe abbondantemente le perdite che si sono verificate sul mercato Usa a causa dei dazi. Intanto, però, il sistema nazionale celebra il risultato già incassato. La Germania si conferma il principale mercato di sbocco dell’alimentare con un valore di 11,2 miliardi nel 2025 (+6%), mentre la Francia (+6%) scavalca al secondo posto gli Stati Uniti, salendo a 7,9 miliardi di euro, secondo l’analisi della Coldiretti. Sul risultato negli Usa pesano infatti i dazi imposti dal presidente Donald Trump, che nel bilancio complessivo costano un calo del 5% per un valore finale di 7,5 miliardi. Al quarto posto la Gran Bretagna, con 4,9 miliardi. Stabile l’export in Russia (680 milioni), che risente comunque dell’embargo deciso da Vladimir Putin nel 2014 e da allora sempre prorogato.
Deficit commerciale
Un freno che non ha comunque impedito al Made in Italy a tavola di raddoppiare in dieci anni il valore delle spedizioni nel mondo, che nel 2015 erano pari ad appena 36,9 miliardi di euro grazie soprattutto al vino (5,4 miliardi), all’ortofrutta fresca 4,4 miliardi), alla pasta (2,4 miliardi) e ai formaggi (2,3 miliardi). Una accelerazione che fa dire alla Coldiretti che «ci sono tutte le potenzialità per continuare nel percorso di crescita e raggiungere i 100 miliardi di euro nel 2030, lavorando sul fronte della trasparenza e dell’internazionalizzazione per aumentare il ritorno economico per il Sistema Paese». «Occorre però cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del Codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei», precisa il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, in merito alla necessità di impedire i trucchi con i quali prodotti stranieri, spesso extra Ue, di bassa qualità vengono italianizzati grazie a lavorazioni anche minime permesse dalla regola dell’ultima trasformazione sostanziale, per essere esportati all’estero come Made in Italy.
E infatti «dietro il dato positivo dell’export del 2025 si nasconde un campanello d’allarme con le importazioni che crescono ancora più velocemente (+8%), sorpassando quota 73 miliardi e portando l’Italia in deficit commerciale nell’agroalimentare» secondo l’analisi dell’ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sui dati Istat. L’Italia è diventata importatore netto di cibo, con un disavanzo di circa 769 milioni di euro che apre la sfida della sovranità alimentare nazionale. Sul lato dell’export comunque qualche preoccupazione viene dal vino, la principale voce dell’agroalimentare Made in Italy all’estero, che è sotto la pressione del calo dei consumi internazionali, degli allarmi salutistici e delle guerre commerciali. Infatti dopo il record storico fatto segnare nel 2024 con 8,1 miliardi di euro, nello scorso anno si è registrata una flessione del 4% in valore a livello mondiale con un tasso che è più del doppio negli Usa dove dazi e cambio sfavorevole hanno pesato in maniera significativa.
In questo contesto va ricordato l’importante l’annuncio del ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, in merito all’avvio di una campagna di comunicazione per consolidare mercati importanti come gli Stati Uniti, ma anche per aprirne altri. «Inoltre gli accordi di libero scambio Ue-Mercosur e Ue con l’India permetteranno a questo prodotto di affermarsi ancora di più, ancora meglio», ha precisato il ministro nell’evidenziare l’importanza delle campagne internazionali di promozione con l’Ice. Una iniziativa apprezzata dal mondo del vino. Il presidente dei Uiv, Lamberto Frescobaldi, ha sottolineato infatti il calo del 9% delle spedizioni in valore negli Usa, e per questo ha sollecitato ad “accelerare sul fronte degli accordi commerciali, Mercosur e India in primis, e investire nella presenza più assidua sulle piazze di sbocco ed emergenti». Più positivo il bilancio per la seconda voce dell’export agroalimentare nazionale. L’ortofrutta fresca fa registrare infatti un aumento a due cifre per le esportazioni (+11% nei primi undici mesi del 2025) con risultati sorprendenti che hanno portato l’Italia a conquistare la prima posizione nel mondo per le spedizioni di mele, superando Stati Uniti e Cina in termini di valore, con una quota di circa il 16% del commercio mondiale, secondo Ismea. Buono l’andamento anche delle esportazioni di formaggi italiani che fanno segnare un balzo del 13%, con un valore attorno ai 6 miliardi di euro, che sale al 18% per grana padano e parmigiano reggiano, secondo proiezioni su dati Assolatte per l’intero anno 2025. Gli industriali del latte salutano favorevolmente, dopo più di 25 anni di negoziati, l’accordo con il Mercosur che coinvolge circa 700 milioni di cittadini e un quarto del Pil globale. Per il nostro settore – si precisa – l’accordo si traduce in un progressivo azzeramento dei dazi e nella tutela (in alcuni casi solo parziale) delle nostre produzioni Dop più importanti dalle imitazioni.
I dazi Usa
Sostanzialmente stabile l’export italiano di pasta di semola di grano duro che in valore ha fatto registrare nel 2025 un calo di poco inferiore al 2%, superando 1,7 miliardi di euro, secondo il Centro Studi Divulga che rileva come il 47% del valore è generato dal mercato unico mentre ben il 53% dai flussi verso i paesi extra Ue. I dazi Usa sull’import di pasta italiana, uniti all’incremento dei costi di produzione, al calo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori e alle pressioni relative all’import di grano duro extra Ue (in particolare canadese), stanno mettendo però in seria difficoltà la filiera del grano duro nazionale. Il Canada si conferma il primo fornitore italiano di grano duro con una crescita del 103% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per un quantitativo di circa 4,5 milioni di quintali importati solo nel primo semestre del 2025 (oltre il 30% del totale). Questi numeri acuiscono le difficoltà dovute all’assenza del principio di reciprocità nelle relazioni commerciali, che favorisce l’importazione di ingenti quantitativi di grano canadese trattato con il glifosato in preraccolta, una pratica vietata in Italia da anni.
I villaggi olimpici
Una spinta alla conoscenza del vero cibo italiano dal campo alla tavola e alla lotta all’italian sounding, che costa 120 miliardi di euro all’anno al Made in Italy, potrebbe venire dal successo della nostra cucina alle Olimpiadi invernali. Nei Villaggi olimpici sono stati serviti 164 mila pasti molto apprezzati dalle diverse delegazioni. Il bilancio è di 365 chili di pasta e 12 mila fette di pizza consumate quotidianamente ma anche 10 mila uova al giorno utilizzate dagli chef. Dalla pasta al tiramisù fino alla pizza, il cibo italiano è diventato oggetto di tanti post pubblicati sui social con foto e commenti entusiastici da parte degli atleti di tutto il mondo. Ad avere grande successo è stata la pasta a forma di anelli olimpici. Un formato speciale in semola di grano duro creato per i Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, raffigurante i cinque cerchi intrecciati. Ideata dal Cio e resa famosa dallo chef Carlo Cracco. Ma è stato un trionfo per tutti i piatti più tradizionali della cucina nazionale che è stata peraltro da poco iscritta nell’elenco Unesco dei patrimoni immateriali. E se in molti hanno evidenziato gli effetti positivi delle Olimpiadi invernali sul Pil, non c’è dubbio che l’agroalimentare, insieme al turismo, sarà uno dei settori che ne beneficerà maggiormente.
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