Crisi del gas? Bloccate le importazioni? Aumento dei prezzi? Due secoli fa, gli inglesi avevano trovato la soluzione, utilizzare le fogne per accendere la luce. Scherzo? Fate un giro a Londra e, se ne avete i mezzi, scendete al Savoy Hotel, prezzo base 850 a notte fino a 7.000 euro per suite con vista del Tamigi. Bene, ho scritto Tamigi apposta. Un fiume pieno di fascino e di letame, nell’Ottocento ribolliva di ogni cosa, Londra non aveva l’odore del the al gelsomino o dei profumi di Penhaligon’s, puzzava e molti cittadini viaggiavano con la mascherina per proteggersi dagli olezzi.
Joseph Edmund Webb era un ingegnere di Birmingham e intuì che i biogas fognari potessero essere convogliati e trasformati, con il supporto del gas cittadino, per l’illuminazione delle strade e, al tempo stesso, far “evaporare” gli odori. Webb brevettò l’invenzione il 14 giugno del 1892 a Londra e il 21 maggio del 1895 negli Stati Uniti. Le prime lampade vennero collocate a Sheffield, Winchester, Durham, Northumberland, Whitley Bay, quindi a Londra. Ovviamente l’utilizzo serviva a bruciare odori e germi delle fogne e, a basso costo e relativa manutenzione, all’illuminazione notturna, il metano veniva raccolto sotto una cupola sopra la fogna e poi diretto ai lampioni in strada. Una di queste vie è proprio quella che porta al Savoy Hotel, ha il nome di Carting Lane ma è da sempre ribattezzata Farting Lane, dunque, per chi non conosce la lingua inglese, sta per via delle flatulenze per usare un sostantivo “leggero”. Gli ospiti del 5 stelle lusso hanno contribuito, a loro insaputa, alla fornitura continua del gas e si può dedurre proseguono nell’approvvigionamento.
Poiché gli inglesi amano la tradizione, più di qualunque altro popolo al mondo, all’angolo di C-Farting lane sopravvive ancora un lampione, simbolo di un’epoca green, anche se il coloro alla base era decisamente diverso. Bene, questa lampada era stata divelta da un camion in retromarcia ma i tecnici del Thames Gas hanno provveduto a rimetterla in piedi e in funzione, il Consiglio di Westminster ha messo la lanterna sotto protezione per la storia della città e del Regno, mentre tutti gli altri lampioni a gas della capitale (compresi quelli che alimentavano il London Hospital di Whitechapel) sono stati smantellati, anche per evitare esplosioni improvvise, e hanno lasciato il posto a nuovi impianti di illuminazione, led, energia solare, con costi nettamente superiori.
A Sheffield e a Durham alcuni modelli resistono ancora, si tratta di memorabilia del fascino britannico. In verità non si mai potuto conoscere il numero esatto dei lampioni perché un incendio alla Webb Lamp Company, nel 1925, distrusse gran parte della documentazione relativa agli impianti. Il pezzo da collezione di mister Webb fa parte di un’epoca vittoriana durante la quale l’energia elettrica non aveva coperto l’Inghilterra, soltanto nei primi anni del Novecento alcuni quartieri di Londra ebbero il privilegio di utilizzare la creazione di Edison, per il resto si andava a gas e a petrolio, con il contributo dell’olio lampante (quello delle olive non commestibili) che proveniva dal Salento, come certificato da numerosi contratti conservati nei frantoi ipogei, uno fra questi a Gallipoli. Ora l’ultimo lampione della capitale inglese resiste a qualsiasi tentativo di abbattimento, chi parla e scrive di riciclo e di energia pulita, dovrebbe organizzare un viaggio a Londra, là, dietro lo Strand, accanto al Savoy, brilla la luce che ci ricorda come l’uomo possa essere la prima fonte di energia. Basta tapparsi il naso.
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