Dopo due anni di frenata, il mercato globale dell’arte torna a crescere. Ma lo fa con passo incerto e con un equilibrio sempre più sbilanciato verso l’alto di gamma. Nel 2025 le vendite complessive hanno raggiunto i 59,6 miliardi di dollari, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente, secondo le stime diffuse da ARTnews. Una crescita reale, ma accompagnata da quello che molti operatori definiscono un “asterisco”: la ripresa si regge su poche vendite multimilionarie mentre la fascia media del mercato resta sostanzialmente immobile.
Le case d’asta
Il motore principale della crescita sono state le case d’asta, che hanno registrato un recupero significativo dopo il rallentamento degli ultimi anni. Le vendite sopra i 10 milioni di dollari sono aumentate, segnalando una domanda ancora solida nella fascia più alta del collezionismo internazionale. In questo segmento i grandi capolavori continuano ad attrarre capitali importanti, sostenuti da collezionisti privati, fondazioni e investitori alla ricerca di beni rifugio alternativi.
Le gallerie in affanno
Diversa la situazione nella fascia media del mercato, che rappresenta il cuore dell’attività per molte gallerie. Qui la crescita è rimasta sostanzialmente ferma: i ricavi delle gallerie, secondo le rilevazioni del settore, “si sono mossi a malapena”. Il risultato è un mercato sempre più polarizzato, dove pochi lotti iconici determinano buona parte dei risultati complessivi mentre il segmento intermedio fatica a ritrovare slancio.
Domanda incerta
A pesare sull’equilibrio economico degli operatori non è solo la domanda incerta. Negli ultimi dodici mesi sono aumentati anche i costi operativi: spedizioni internazionali, logistica e partecipazione alle principali fiere d’arte hanno registrato rincari significativi. Per molte gallerie di dimensioni medie, la presenza nei grandi appuntamenti internazionali comporta ormai investimenti sempre più elevati, comprimendo i margini.
Tensioni geopolitiche
Sul quadro complessivo continuano inoltre a incidere le tensioni geopolitiche. L’incertezza sulle politiche commerciali e tariffarie resta uno dei fattori di maggiore preoccupazione per i mercanti d’arte, soprattutto per un settore fortemente globalizzato e dipendente dalla circolazione internazionale delle opere. A queste criticità si è aggiunta la guerra in Iran, che ha già avuto effetti sugli eventi artistici nei principali hub mediorientali. Diversi appuntamenti sono stati ridimensionati o rinviati e gli operatori temono che l’instabilità regionale possa tradursi nelle prossime settimane in costi più elevati e in una contrazione della spesa per beni di lusso.
Stabilizzazione
Il risultato è un mercato che mostra segnali di stabilizzazione ma non ancora di vera espansione. Il rimbalzo del 2025, più che l’inizio di un nuovo ciclo di crescita, appare per ora come una pausa dopo la fase di correzione degli ultimi anni. Molto dipenderà dall’evoluzione del contesto macroeconomico e geopolitico: fattori che, nel mercato dell’arte globale, continuano a pesare quasi quanto il valore delle opere.
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