Il mercato discografico italiano archivia il 2025 con un nuovo massimo storico e rafforza il proprio peso nell’economia dei contenuti. Secondo i dati diffusi da Fimi, i ricavi complessivi raggiungono 513,4 milioni di euro, in aumento del 10,7% rispetto al 2024, segnando l’ottavo anno consecutivo di crescita. Per la prima volta, inoltre, la musica registrata supera il box office cinematografico, evidenziando un cambiamento strutturale nei modelli di consumo.
Il principale driver resta lo streaming, che genera oltre 340 milioni, pari a circa due terzi del mercato, con un incremento del 9,6% su base annua. I volumi confermano la centralità del digitale: nel 2025 si contano 99 miliardi di stream, equivalenti a una media di 1,9 miliardi di ascolti settimanali.
All’interno del comparto, sono gli abbonamenti alle piattaforme globali a sostenere la crescita: i ricavi salgono a 234,4 milioni (+14,1%), arrivando a rappresentare il 69% del mercato complessivo. In controtendenza il segmento ad-supported, che registra una flessione del 2,2% a 51,3 milioni, mentre lo streaming video cresce più moderatamente (+3,8%) attestandosi a 54,8 milioni.
Parallelamente, prosegue il recupero del formato fisico, spinto dal vinile. Il segmento raggiunge i 74,7 milioni di euro (+21,9%), pari al 15% del totale. Il vinile si conferma il formato dominante con una crescita del 24,2%. Complessivamente, nel corso dell’anno sono stati venduti 4,6 milioni di prodotti fisici.
Tra le altre fonti di ricavo, i diritti si attestano a 82,1 milioni (+9,8%), consolidandosi come seconda voce del mercato. In calo invece le sincronizzazioni, che si fermano a 12,2 milioni (-5,7%), penalizzate dalla riduzione delle produzioni cinematografiche italiane.
Nel confronto internazionale, il mercato italiano evidenzia una dinamica superiore sia alla media europea (+5,6%) sia a quella globale (+6,4%), confermando l’Italia come terzo mercato dell’Unione europea e undicesimo a livello mondiale. Si rafforza infine la componente estera: le royalties provenienti dall’estero superano i 32 milioni di euro, in crescita del 13,9% rispetto all’anno precedente e del 180% rispetto al 2020, segnale di una crescente capacità di penetrazione della musica italiana sui mercati internazionali.
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